{"id":2030775,"date":"2026-07-07T09:44:33","date_gmt":"2026-07-07T06:44:33","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=2030775"},"modified":"2026-07-07T09:44:33","modified_gmt":"2026-07-07T06:44:33","slug":"oggi-per-giuseppe-pattoni-sarebbero-cento-anni-che-bel-tipo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=2030775","title":{"rendered":"Oggi per Giuseppe Pattoni sarebbero cento anni. Che bel tipo!"},"content":{"rendered":"<div class=\"atxt atxt--first \" id=\"part-1627210\">\n<p><span class=\"atxt-dropcap\">A<\/span>ndavamo a trovarlo nella sua <strong>officina storica vicino ai Navigli<\/strong>, nel cortile di via Carlo Torre numero 43. Per guardare un po\u2019 cosa stava combinando, quale nuovo motore avesse in mente, sicuri che ci saremmo anche divertiti. Perch\u00e9 <strong>Giuseppe Pattoni<\/strong>, l\u2019aspetto pacioso di chi ama la buona tavola, era <strong>un tipo arguto e molto spiritoso<\/strong>. Poche battute ma memorabili, come sanno bene quelli che hanno lavorato di fianco a lui, come <strong>Adriano Friggione o Enzo Di Giovinazzo<\/strong>. <strong>Impossibile non volergli bene<\/strong>, tanto \u00e8 vero che nel corso degli anni -lavoro e ancora lavoro alla ricerca del cavallo in pi\u00f9- ha sempre trovato amici\/finanziatori felici di aiutarlo anche soltanto per il gusto di essere al suo fianco.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627211\">\n<p><span class=\"cms-first-letter\">O<\/span>ggi \u00e8 sepolto nel cimitero di Baggio e la sua \u00e8 una storia molto milanese. Era impegnato nel reparto corse della <strong>FB Mondial con Lino Tonti<\/strong>, aveva curato tra le altre la moto di <strong>Cecil Standford<\/strong> nella conquista del <strong>titolo mondiale della classe 250 nel 1957<\/strong>: tre Mondial classificate davanti alla schiera della MV, <strong>Provini<\/strong> secondo e poi <strong>Miller<\/strong>. Fu spiazzato pochi mesi dopo dal famoso patto di astensione: Gilera, Guzzi, Mondial e formalmente anche la MV Agusta si ritirarono dalle competizioni e allora lui, con Tonti, lui che <strong>senza le corse non sapeva vivere<\/strong>, ritir\u00f2 il materiale rimasto nel magazzino del reparto corse. E <strong>nacque la Paton, da Pattoni e Tonti appunto<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627212\">\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">P<\/span>ep amava la vita e la moto da corsa. <\/strong>Soprattutto amava la famiglia, appena possibile si \u00e8 messo di fianco<strong> il figlio Roberto<\/strong>, appena possibile mollava l\u2019officina e andava a prendere i nipotini all\u2019asilo. Oggi Roberto fa consulenze per aziende motociclistiche e porta avanti il marchio <strong>CR&amp;S<\/strong> con <strong>Sarti<\/strong>, la sua <strong>Moto3<\/strong> ha fatto il terzo nel campionato, ora sta allestendo <strong>un prototipo mono a due tempi e una pre-Moto4<\/strong>, magari per il campionato spagnolo. Lui come il celebre pap\u00e0: \u201c<em>Insisto a costruire le moto e non soltanto a modificarle<\/em>\u201d. La stirpe dei Pattoni c\u2019\u00e8: Roberto ha due figli, Rebecca e Lorenzo che appena pu\u00f2 lo aiuta. La sorella, Luciana, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma c\u2019\u00e8 sua figlia Alessandra.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627213\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            I suoi piloti<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">R<\/span>oberto Gallina<\/strong> si fece notare vincendo l\u2019italiano con la bicilindrica Paton 500 e portandola anche sul mondiale. Primissimi anni Settanta. \u201cMi pagava le spese e via, tutti contenti cos\u00ec. Lui era un grande appassionato, aveva mille idee ma pochi mezzi. Per\u00f2 aveva amici generosi: c\u2019era quello con la macchina da 250 all\u2019ora, una volta a Vallelunga ruppi il sabato mattina e la notte erano gi\u00e0 di ritorno, tutti e due, Roma-Mi-Roma con il motore riparato. E vinsi la gara\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627214\">\n<p><span class=\"cms-first-letter\">A<\/span>nche <strong>Armando Toracca<\/strong> andava forte con quella 500: al Mugello, quando nel \u201875 sal\u00ec sulla MV nei primi test per sostituire Bonera, gir\u00f2 a un solo secondo dal suo miglior tempo con la Paton, poca roba, la moto milanese era scorrevole e si guidava bene. Il problema erano le gomme: \u201cper risparmiare qualcosa Pattoni comprava quelle a miglior prezzo, senza guardare troppo alle sigle. Spesso erano dure come il legno\u2026\u201d. Ramon ricorda un Pep molto divertente. Tranne quando i motori si rompevano.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627215\">\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">V<\/span>irginio Ferrari<\/strong> conobbe Pattoni nel \u201974, prima corse con la sua Hondina 500 da junior, poi tra i seniores nel \u201975 con la 500 telaio Bimota, la pi\u00f9 evoluta delle bicilindriche. Ha in mente Pep quando apriva i motori al banco, le braccia conserte: \u201cSi dondolava gambe dritte e leggermente allargate, staccando un piede e poi l\u2019altro da terra: \u201cSe andem avanti insci, andem indr\u00e8\u201d. Diceva a bassa voce. Andiamo indietro invece di andare avanti. La prima volta che lo vide gli disse: \u201cAllora comincia a tagliarti i capelli\u201d. Lui gir\u00f2 l\u2019angolo, a 50 metri c\u2019era un barbiere, taglio marines: \u201ccapelli tagliati!\u201d Soltanto allora venne preso sul serio.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627216\">\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">V<\/span>ittorio Scatola<\/strong> \u00e8 l\u2019unico pilota che ha vinto in sella alla 500 Paton a due tempi. E avrebbe potuto vincere molto di pi\u00f9, dice, senza le tante rotture meccaniche, sia nell\u2019europeo sia nell\u2019italiano. \u201cPattoni era appassionato come nessun altro ma il budget era all\u2019osso, pochi ricambi e spesso da riciclare. Mi aveva notato nel\u201985 quando correvo con la mia RG, la prima volta a Monza, sulla pista junior, girai fortissimo. Ci siamo presi e ci siamo lasciati tante volte: la sua passione era un richiamo che superava le difficolta\u201d.<\/p>\n<p>Anche Roberto ricorda una battuta del pap\u00e0: \u201cPep diceva che il vecchio motore a quattro tempi gli dava del lei, col suo rombo \u2018Patun, Patun\u2019. Mentre il nuovo due tempi gli dava irrispettosamente del tu: col suo squillante \u2018Pepin, Pepin!\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627217\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Una storia di corse<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">I<\/span>l marchio Paton nasce nel 1958<\/strong> quando Giuseppe e Lino Tonti, chiuso il Reparto Corse Mondial, <strong>rinunciano alla liquidazione in cambio del materiale<\/strong> racing rimasto sugli scaffali. Con un motore 125 modificato, doppio albero a camme in testa al posto del monoalbero, nasce la Paton-Mondial, poi solo Paton in obbedienza al famoso patto di astensione. <strong>Con quella 125 un giovanissimo Mike Hailwood \u00e8 settimo al TT<\/strong>. Mike riapparir\u00e0 davanti a Pattoni anni dopo: la sua Honda 500 ufficiale da GP non aveva un gran telaio, ne realizzarono uno Pep e Belletti, ma i nippo non ne vollero sapere.<\/p>\n<p><strong>Pep resta solo quando Tonti \u00e8 assunto alla Bianchi<\/strong>, ma non si arrende: migliora il progetto e realizza il 250. La <strong>Paton BIC \u00e8 terza al TT del 1962<\/strong> con <strong>Alberto Pagani <\/strong>due anni dopo il debutto e viene poi sviluppata portando il motore fino ai 350 ed infine ai 500 cc. Distribuzione a cascata d\u2019ingranaggi, quattro valvole per cilindro e cambio estraibile, quel bicilindrico era all\u2019avanguardia. Pattoni e <strong>Gian Emilio Marchesani <\/strong>lavoravano allora nell\u2019officina del pilota <strong>Giorgio Pianta<\/strong> (di giorno). E la sera si dedicavano alla Paton. Con la 500 <strong>nel 1967 Bergamonti \u00e8 campione italiano<\/strong> <strong>davanti ad Ago<\/strong> e alla MV Agusta.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627218\">\n<p><span class=\"cms-first-letter\">G<\/span>li anni 70 vedono la moto crescere in fretta: con il telaio Belletti, Gallina va forte nell\u2019italiano, con il nuovo telaio Bimota nel \u201973 \u00e8 il turno di Toracca, poi Ferrari. Ma il quattro tempi non basta pi\u00f9: allora Pattoni, aiutato da amici e colleghi, <strong>progetta il primo quattro cilindri 2T: nel 1976 nasce il primo motore con cilindri a V e unico albero motore, una architettura geniale utilizzata successivamente dalle Honda per il quattro cilindri pluricampione del mondo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Paton V90 BM4<\/strong>, 4 cilindri a V di 90\u00b0, ha telaio Tamburini, ma la messa a punto del nuovo motore \u00e8 complessa e allora Pattoni decide di dedicarsi allo sviluppo insieme al figlio Roberto. In pista si schierano una sola gara all\u2019anno. Le successive evoluzioni: nel 1983 nasce la Paton C1 500 in collaborazione con il telaista Claudio Colombo, collaborazione duratura. Una moto competitiva, come dice il terzo posto di Vittorio Scatola nell\u2019Europeo 500 del 1988. Quella stagione verr\u00e0 ricordata per la prima emozionante vittoria di una Paton in una gara internazionale, ottenuta a Misano.<\/p>\n<p>Le V cambiano: dai 90\u00b0 si passa al 115\u00b0, ma infine si opta per un V di 70\u00b0, capostipite dell\u2019ultima generazione di motori a 2 tempi. Qui interviene Oguma: inserire i carburatori all\u2019interno del nuovo motore mette in difficolt\u00e0 Pep e Roberto, ma il presidente della HRC regala loro una batteria di carburatori da 36 specifici per le Honda da Gran Premio.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627219\">\n<p><span class=\"cms-first-letter\">I<\/span>l nuovo modello debutta nel \u201994, ma tre anni dopo, nonostante i promettenti risultati, <strong>IRTA e DORNA negano a Paton l\u2019iscrizione al mondiale<\/strong>: basta con i piccoli costruttori, dopo 39 anni la Paton deve ufficialmente rinunciare. I due Pattoni, delusi e feriti, riappariranno in alcune wild card sobbarcandosi interamente i costi.<\/p>\n<p>In ogni modo lo sviluppo della moto non si ferma, \u00e8 coinvolto anche <strong>Luca Cadalora<\/strong>. Ma <strong>il 30 agosto del \u201999<\/strong>, nel viaggio di ritorno da una sessione di test privati al Mugello in vista del GP d\u2019Italia ad Imola, <strong>un malore stronca Giuseppe Patton<\/strong>i. Roberto, pur scosso dalla scomparsa del pap\u00e0, continua lo sviluppo della moto presentando la PG500 R che partecipa al Campionato del Mondo del 2000 con <strong>Paolo Tessari<\/strong>: il suo 15\u00b0 posto nel GP di Germania sar\u00e0 <strong>l\u2019ultimo punto iridato mondiale nella storia della Paton<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627220\">\n<p><span class=\"cms-first-letter\">N<\/span>el 2001 il francese <strong>Gimbert<\/strong> porta in pista l\u2019evoluzione della PG500, la RC, ma ormai i tempi sono cambiati, l\u2019arrivo delle MotoGP quattro tempi costringe Roberto a chiudere l\u2019avventura di Paton. Nel 2014 viene presentata la moto stradale S1. Dal 2016 Paton \u2013 il marchio, i progetti e il team \u2013 vengono acquistati da <strong>Advanced Group, titolare del marchio SC-Project<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p>La <strong>Paton S1-R Lightweight Race<\/strong>, motorizzata con il bicilindrico 650 Kawasaki secondo le regole della categoria\u00a0Lightweight TT ed equipaggiata con le migliori componenti disponibili, <strong>\u00e8 oggi un punto di riferimento tra le\u00a0special destinate alle gare<\/strong>. La Paton ha trionfato per la prima volta al TT <strong>nel 2017 con Michael Rutter<\/strong> e ha raggiunto un\u2019ulteriore gloria <strong>nel 2018, quando Michael Dunlop ha ottenuto la sua diciottesima vittoria al TT<\/strong>, portando Paton a dominare la classifica con <strong>cinque moto nelle prime sei posizioni<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andavamo a trovarlo nella sua officina storica vicino ai Navigli, nel cortile di via Carlo Torre numero 43. 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