{"id":1758845,"date":"2026-02-05T23:00:00","date_gmt":"2026-02-05T20:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1758845"},"modified":"2026-02-05T23:00:00","modified_gmt":"2026-02-05T20:00:00","slug":"il-775-degli-studenti-e-dipendente-dai-dispositivi-digitali-lo-scoglio-della-verifica-delleta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1758845","title":{"rendered":"Il 77,5% degli studenti \u00e8 dipendente dai dispositivi digitali. Lo scoglio della verifica dell\u2019et\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/06\/151651106-2b35b452-b8c2-47ae-b32b-b7e5dd806c8f.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">In occasione del Safer Internet Day 2026, la giornata mondiale per la sicurezza in Rete celebrata il 10 febbraio, l&#8217;Associazione Social Warning \u2013 Movimento Etico Digitale APS ha presentato i risultati di un\u2019indagine condotta su oltre 20mila studenti tra gli 11 e i 18 anni.<br \/>\nI dati rivelano che il 77,5% dei ragazzi dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, un valore in netto aumento rispetto al 72,6% registrato l&#8217;anno precedente.<br \/>\nNello specifico, la dipendenza \u00e8 percepita come moderata dal 41,8% degli intervistati e lieve dal 33,3%. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi affatto dipendente.<br \/>\nUn dato particolarmente sensibile riguarda la difficolt\u00e0 nel modificare questi comportamenti: tra chi ha tentato di ridurre il tempo trascorso online, solo il 23,3% \u00e8 riuscito effettivamente nell&#8217;intento.<\/p>\n<p>I rischi per la salute e la consapevolezza giovanile<br \/>\nI giovani mostrano una percezione sempre pi\u00f9 lucida dei rischi legati all&#8217;abuso tecnologico. Se nel 2024 oltre il 60% degli studenti riconosceva possibili danni, nel 2025 questa quota ha superato il 91%.<br \/>\nNel dettaglio, il 72,2% ritiene che l&#8217;uso eccessivo incida sia sulla salute fisica sia su quella mentale. Il 15% vede un impatto solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica.<br \/>\nL\u20198,7%, invece, non vede alcuna correlazione tra abusi e salute.<br \/>\nGli effetti pi\u00f9 temuti sono relativi ai problemi di attenzione, della qualit\u00e0 del sonno, della vista e della postura. Non di meno, i giovani tendono a essere consci dell\u2019impatto che l\u2019eccessivo uso di strumenti tecnologici pu\u00f2 avere sul benessere psicologico in generale.<br \/>\nNuove abitudini e il fenomeno dell&#8217;assuefazione<br \/>\nL&#8217;analisi evidenzia un cambiamento nelle fasce orarie di connessione: si registra un incremento di oltre sei punti percentuali nella navigazione tra le 13:00 e le 19:00 e una crescita continua nella fascia serale dalle 19:00 alle 23:00. Questo tempo viene spesso sottratto allo studio, al riposo e alle relazioni sociali.<br \/>\nNon di meno, sta emergendo una forma di assuefazione: mentre il 57% dei ragazzi dichiara di sentirsi &#8220;bene&#8221; online, il 31% risponde di non sentirsi &#8220;n\u00e9 bene n\u00e9 male&#8221;.<br \/>\nSecondo l&#8217;Osservatorio, questo dato indica che Internet non \u00e8 pi\u00f9 vissuta come un&#8217;esperienza opzionale, ma come un ambiente costante e inevitabile.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di una responsabilit\u00e0 condivisa<br \/>\nIl presidente di Social Warning, Davide Dal Maso, sottolinea che questi numeri rappresentano una vera richiesta di supporto da parte delle nuove generazioni.<br \/>\nPer rispondere a questa esigenza, il Movimento ha promosso la Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, una proposta di legge gi\u00e0 approvata in Senato.<br \/>\nTuttavia, rimane aperto il problema della coerenza educativa. Gregorio Ceccone, pedagogista e referente dell&#8217;Osservatorio, sottolinea che mentre a scuola si lavora sull&#8217;equilibrio digitale, in famiglia mancano spesso regole chiare.<br \/>\nL&#8217;educazione digitale non deve essere considerata una questione privata, ma una responsabilit\u00e0 condivisa tra istituzioni e genitori per evitare messaggi incoerenti agli studenti.<br \/>\nL\u2019age verification, la privacy e l\u2019ostruzionismo delle Big tech<br \/>\n\u00c8 un dibattito acceso quasi ovunque nel mondo. Il 3 febbraio la Spagna ha vietato l\u2019uso dei social ai minori di 16 anni mentre la Francia sta portando tale limite a 15 anni di et\u00e0. La Slovenia si sta muovendo nella medesima direzione e, lasciando per un attimo i confini europei, l\u2019Australia ha posto a sua volta il veto ai minori di 16 anni.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, alle nostre latitudini il Parlamento europeo sta lavorando a una risoluzione tesa a limitare l\u2019esposizione dei minori ai rischi della rete e, tra le diverse misure proposte, c\u2019\u00e8 anche quella di vietare l\u2019accesso ai social agli under 16.<br \/>\nUna linea condivisa da diversi Stati membri e l\u2019Italia non fa eccezione.<br \/>\nCi si muove verso l\u2019accesso ai social precluso a chi non ha ancora compiuto 15 anni, fatti salvi i consensi espliciti dei genitori o dei tutori legali. Fratelli d\u2019Italia, Partito democratico e Italia viva propendono per una verifica dell\u2019et\u00e0 da demandare a un portafoglio digitale nazionale che dovrebbe entrare in vigore entro la fine del mese di giugno del 2026.<br \/>\nLa verifica dell\u2019et\u00e0 pone problemi sul piano della privacy. Dato che le soluzioni possono implicare un eccesso di raccolta di dati personali.<br \/>\nI sistemi oggi in uso o richiedono l\u2019upload di documenti di identit\u00e0 oppure selfie per dimostrare l\u2019et\u00e0 degli utenti, dati sensibili che vengono gestiti da terzi e che possono essere esposti o venduti, favorendo abusi che si spingono potenzialmente fino al furto di identit\u00e0.<br \/>\nInoltre, queste soluzioni portano alla perdita dell\u2019anonimato ed espongono a tracciamenti diretti. Per di pi\u00f9, i sistemi di intelligenza artificiale che stimano l\u2019et\u00e0 dei soggetti soffrono di bias e si rivelano inaccurati a seconda della loro etnia o di eventuali disabilit\u00e0, rischiando cos\u00ec di escludere persone che hanno i requisiti legali per accedere alle risorse web.<br \/>\nDal canto loro, anche le Big tech esercitano ostruzionismo. Sul piatto ci sono tre argomenti diversi, a cominciare dal costo e dalla complessit\u00e0 richiesti per realizzare un sistema di verifica dell\u2019et\u00e0 globale davvero sicuro e conforme alle norme vigenti.<br \/>\nInoltre, poich\u00e9 i dati degli utenti sono valori economici e competitivi, creare sistemi che ne riducono la raccolta pu\u00f2 cozzare contro la capacit\u00e0 delle piattaforme di monetizzarli. Tema divisivo che rende difficile trovare un equilibrio tra le pretese delle piattaforme e il diritto alla privacy degli utenti.<br \/>\nNon da ultimo, il disallineamento normativo rende un sistema di verifica dell\u2019et\u00e0 di difficile attuazione. L\u2019Europa, il Regno Unito e gli Usa \u2013 tanto per citare tre attori di rilievo \u2013 hanno norme sulla privacy diverse e, in assenza di una compliance uniforme, \u00e8 complicato riuscire ad armonizzare le leggi in vigore.<br \/>\nLe possibili soluzioni<br \/>\nLa ministra danese per il Digitale Caroline Stage Olsen sostiene che le piattaforme sono in grado di trovare una soluzione, ridimensionando e rimandando al mittente i moti di ostruzionismo.<br \/>\nMeta, l\u2019azienda che produce tra gli altri Facebook, Instagram e WhatsApp, ha proposto di usare gli app store a mo\u2019 di bilancia: se un minorenne cercasse di prelevare un\u2019app alla quale non pu\u00f2 avere accesso, toccherebbe allo store digitale avvertire i genitori o i tutori.<br \/>\nL\u2019Europa sta cercando un approccio diverso, basato su una verifica di tipo Zero-knowledge proofs capace di ridurre la quantit\u00e0 di informazioni che gli utenti condividono con le piattaforme. \u00c8 di fatto il portafoglio digitale a cui abbiamo accennato sopra, un sistema che consenta di verificare soltanto l\u2019et\u00e0 degli utenti.<br \/>\nL\u2019introduzione di audit indipendenti per essere certi che le piattaforme limitino la quantit\u00e0 dei dati raccolti \u00e8 pure al vaglio. Tuttavia, trovare il giusto equilibrio tra protezione dei minori e privacy \u00e8 tema complesso e delicato.<br \/>\nIl Movimento Etico Digitale<br \/>\nFondata nel 2018 da Davide Dal Maso, l&#8217;Associazione Social Warning \u00e8 una no profit che conta circa 250 formatori-volontari in tutta Italia. Ha incontrato oltre 130mila ragazzi e 52mila genitori per promuovere un uso consapevole del web.<br \/>\nIl progetto \u00e8 stato riconosciuto tra i sei pi\u00f9 importanti in Europa agli European Digital Skills Awards 2023 e continua a espandersi con iniziative come SexEdBot e NonSeiLibero.<\/p><\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/www.lastampa.it\/tecnologia\/2026\/02\/06\/news\/safer_internet_day_age_verification_movimento_etico_digitale_studenti_e_dipendente_dai_dispositivi_digitali-425143263\/&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/06\/151651106-2b35b452-b8c2-47ae-b32b-b7e5dd806c8f.jpg&#8221;] In occasione del Safer Internet Day 2026, la giornata mondiale per la sicurezza in Rete celebrata il 10 febbraio, l&#8217;Associazione Social Warning \u2013 Movimento Etico Digitale APS ha presentato i risultati di un\u2019indagine condotta su oltre 20mila studenti tra gli 11 e i 18 anni. 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