{"id":1757979,"date":"2026-02-06T12:00:47","date_gmt":"2026-02-06T09:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1757979"},"modified":"2026-02-06T12:00:47","modified_gmt":"2026-02-06T09:00:47","slug":"stellantis-nuova-ondata-di-fermi-produttivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1757979","title":{"rendered":"Stellantis, nuova ondata di fermi produttivi"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/resizer\/600\/315\/true\/2026_02_06\/fca_8507857-1770379202807.jpg&#8211;stellantis__nuova_ondata_di_fermi_produttivi.jpg?1770379203195&#8243;]<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Zone<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Tutti i comuni<\/p>\n<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Ancora un\u2019ondata di <strong>fermi produttivi<\/strong> colpisce lo stabilimento <strong>Stellantis<\/strong> di Cassino, allontanando di fatto la tanto attesa ripartenza annunciata dopo il 6 febbraio. La comunicazione \u00e8 arrivata nella giornata di ieri ai lavoratori: le attivit\u00e0 di lastratura e verniciatura torneranno a pieno regime soltanto dal 16 febbraio, mentre le linee di montaggio riprenderanno a muoversi non prima del giorno 18.<\/p>\n<p>Un nuovo stop che pesa come un macigno sul potere di acquisto degli operai, gi\u00e0 messo a dura prova da settimane di inattivit\u00e0 e dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma l\u2019effetto domino si estende ben oltre i cancelli della fabbrica: l\u2019intero indotto della componentistica vive una fase di profonda sofferenza, con commesse ridotte al minimo e una produzione che procede a singhiozzo, aggravando una crisi che appare ormai strutturale.<\/p>\n<p>La decisione di Stellantis riacutizza il pressing sindacale. Le organizzazioni dei lavoratori sono sulle barricate e chiedono risposte chiare e immediate sul futuro del sito produttivo. Al centro delle rivendicazioni c\u2019\u00e8 soprattutto il tema dei nuovi modelli, considerati l\u2019unica vera leva per restituire prospettiva e continuit\u00e0 a uno stabilimento che, negli ultimi anni, si \u00e8 sentito progressivamente marginalizzato dalle strategie della multinazionale.<\/p>\n<p>In assenza di certezze industriali, cresce il timore che Cassino resti intrappolata in una lunga fase di transizione, fatta di stop and go produttivi, incertezza occupazionale e impoverimento del tessuto economico del territorio. Una situazione che, secondo i sindacati, non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile e richiede scelte nette, non ulteriori rinvii.<br \/>Mirko Marsella, segretario provinciale Fim Cisl non ci gira intorno: \u00abSi lavora ormai a singhiozzo, con una media di quattro o cinque giorni al mese. Anche a febbraio si rientra il 18, ma non sappiamo quanto durer\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 produttiva. Chiaramente ci aspettiamo ulteriori fermi: sar\u00e0 una costante di tutto il 2026. Gi\u00e0 il confronto con il 2025, su questi primi due mesi, \u00e8 peggiore e il trend purtroppo \u00e8 evidente.<\/p>\n<p>Il dramma, quindi, sar\u00e0 ancora pi\u00f9 marcato per lo <strong>stabilimento<\/strong>, per l\u2019<strong>indotto<\/strong> e per tutto il <strong>territorio<\/strong>. Speriamo che anche da Bruxelles inizino a capire che servono risposte concrete, politiche industriali e investimenti sul settore\u00bb.<br \/>In Europa<br \/>Netto sulle politiche europee Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl: \u00abPer noi oggi \u00e8 un momento importante, perch\u00e9 segnala l\u2019attenzione della politica europea e del nostro Paese verso le organizzazioni sindacali che quotidianamente si confrontano con i temi del lavoro, dell\u2019occupazione e dell\u2019industria\u00bb. Cos\u00ec Uliano rivolgendosi parlamentari europei italiani che hanno accolto i sindacati italiani ieri in presidio con i sindacati europei dell\u2019industria fuori il Parlamento Europeo a Bruxelles.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019Italia &#8211; ha detto il leader Fim rivolgendosi ai parlamentari europei &#8211; segna il segno negativo da 36 mesi sul fronte della produzione industriale, nonostante la presenza di uno strumento straordinario come il Pnrr. Dal 2026, per\u00f2, questo strumento non sar\u00e0 pi\u00f9 disponibile e la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Il settore metalmeccanico &#8211; sottolinea &#8211; vive una fase di forte difficolt\u00e0, come confermato anche dall\u2019indagine Sindex per conto di IndustriAll Europe: mentre il comparto aerospazio e difesa registra buoni risultati, tutti gli altri settori sono attraversati da profonde trasformazioni e da crisi rilevanti. Viviamo &#8211; dice Uliano &#8211; in un sistema economico profondamente diverso dal passato recente: il libero mercato, di fatto, non esiste pi\u00f9. I conflitti internazionali, le politiche dei dazi e l\u2019intervento diretto degli Stati nelle rispettive economie hanno cambiato radicalmente il contesto globale. In Europa, per\u00f2, gli unici investimenti che possono superare i vincoli del Patto di Stabilit\u00e0 sono quelli legati alla difesa e alle spese militari. Questa situazione non \u00e8 tollerabile.<\/p>\n<p>\u00c8 indiscutibile la necessit\u00e0 di rafforzare l\u2019autonomia europea in materia di difesa, ma \u00e8 altrettanto prioritario &#8211; sottolinea Uliano &#8211; difendere l\u2019industria e l\u2019occupazione. Il Patto di Stabilit\u00e0 non risponde pi\u00f9 al contesto economico attuale: Stati Uniti e Cina investono massicciamente nei settori industriali strategici, mentre l\u2019Europa continua a seguire una linea eccessivamente rigorista, che spesso interviene in modo penalizzante nei processi industriali. Basti pensare ai limiti imposti alle aggregazioni industriali attraverso l\u2019antitrust, che in un contesto globale potrebbero invece garantire efficienza, produttivit\u00e0 e prospettive industriali.<br \/>\u00c8 legittimo quindi chiedersi &#8211; dice Uliano ai Parlamentari &#8211; perch\u00e9 la politica europea non riapra il negoziato sul Patto di Stabilit\u00e0 o, quantomeno, non introduca deroghe per consentire investimenti anche nell\u2019industria civile. Questo \u00e8 un punto centrale dell\u2019azione europea\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Edizione digitale<\/p>\n<div class=\"text\" data-key=\"text\">Ancora un\u2019ondata di fermi produttivi colpisce lo stabilimento Stellantis di Cassino, allontanando di fatto la tanto attesa ripartenza annunciata dopo il 6 febbraio. La comunicazione \u00e8 arrivata nella giornata di ieri ai lavoratori: le attivit\u00e0 di lastratura e verniciatura torneranno a pieno regime soltanto dal 16 febbraio, mentre le linee di montaggio riprenderanno a muoversi non prima del giorno 18. Un nuovo stop che pesa come un macigno sul potere di acquisto degli operai, gi\u00e0 messo a dura prova da settimane di inattivit\u00e0 e dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma l\u2019effetto domino si estende ben oltre i cancelli della fabbrica: l\u2019intero indotto della componentistica vive una fase di profonda sofferenza, con commesse ridotte al minimo e una produzione che procede a singhiozzo, aggravando una crisi che appare ormai strutturale. La decisione di Stellantis riacutizza il pressing sindacale. Le organizzazioni dei lavoratori sono sulle barricate e chiedono risposte chiare e immediate sul futuro del sito produttivo. Al centro delle rivendicazioni c\u2019\u00e8 soprattutto il tema dei nuovi modelli, considerati l\u2019unica vera leva per restituire prospettiva e continuit\u00e0 a uno stabilimento che, negli ultimi anni, si \u00e8 sentito progressivamente marginalizzato dalle strategie della multinazionale. In assenza di certezze industriali, cresce il timore che Cassino resti intrappolata in una lunga fase di transizione, fatta di stop and go produttivi, incertezza occupazionale e impoverimento del tessuto economico del territorio. Una situazione che, secondo i sindacati, non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile e richiede scelte nette, non ulteriori rinvii. Mirko Marsella, segretario provinciale Fim Cisl non ci gira intorno: \u00abSi lavora ormai a singhiozzo, con una media di quattro o cinque giorni al mese. Anche a febbraio si rientra il 18, ma non sappiamo quanto durer\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 produttiva. Chiaramente ci aspettiamo ulteriori fermi: sar\u00e0 una costante di tutto il 2026. Gi\u00e0 il confronto con il 2025, su questi primi due mesi, \u00e8 peggiore e il trend purtroppo \u00e8 evidente. Il dramma, quindi, sar\u00e0 ancora pi\u00f9 marcato per lo stabilimento, per l\u2019indotto e per tutto il territorio. Speriamo che anche da Bruxelles inizino a capire che servono risposte concrete, politiche industriali e investimenti sul settore\u00bb. In Europa Netto sulle politiche europee Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl: \u00abPer noi oggi \u00e8 un momento importante, perch\u00e9 segnala l\u2019attenzione della politica europea e del nostro Paese verso le organizzazioni sindacali che quotidianamente si confrontano con i temi del lavoro, dell\u2019occupazione e dell\u2019industria\u00bb. Cos\u00ec Uliano rivolgendosi parlamentari europei italiani che hanno accolto i sindacati italiani ieri in presidio con i sindacati europei dell\u2019industria fuori il Parlamento Europeo a Bruxelles. \u00abL\u2019Italia &#8211; ha detto il leader Fim rivolgendosi ai parlamentari europei &#8211; segna il segno negativo da 36 mesi sul fronte della produzione industriale, nonostante la presenza di uno strumento straordinario come il Pnrr. Dal 2026, per\u00f2, questo strumento non sar\u00e0 pi\u00f9 disponibile e la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Il settore metalmeccanico &#8211; sottolinea &#8211; vive una fase di forte difficolt\u00e0, come confermato anche dall\u2019indagine Sindex per conto di IndustriAll Europe: mentre il comparto aerospazio e difesa registra buoni risultati, tutti gli altri settori sono attraversati da profonde trasformazioni e da crisi rilevanti. Viviamo &#8211; dice Uliano &#8211; in un sistema economico profondamente diverso dal passato recente: il libero mercato, di fatto, non esiste pi\u00f9. I conflitti internazionali, le politiche dei dazi e l\u2019intervento diretto degli Stati nelle rispettive economie hanno cambiato radicalmente il contesto globale. In Europa, per\u00f2, gli unici investimenti che possono superare i vincoli del Patto di Stabilit\u00e0 sono quelli legati alla difesa e alle spese militari. Questa situazione non \u00e8 tollerabile. \u00c8 indiscutibile la necessit\u00e0 di rafforzare l\u2019autonomia europea in materia di difesa, ma \u00e8 altrettanto prioritario &#8211; sottolinea Uliano &#8211; difendere l\u2019industria e l\u2019occupazione. Il Patto di Stabilit\u00e0 non risponde pi\u00f9 al contesto economico attuale: Stati Uniti e Cina investono massicciamente nei settori industriali strategici, mentre l\u2019Europa continua a seguire una linea eccessivamente rigorista, che spesso interviene in modo penalizzante nei processi industriali. Basti pensare ai limiti imposti alle aggregazioni industriali attraverso l\u2019antitrust, che in un contesto globale potrebbero invece garantire efficienza, produttivit\u00e0 e prospettive industriali. \u00c8 legittimo quindi chiedersi &#8211; dice Uliano ai Parlamentari &#8211; perch\u00e9 la politica europea non riapra il negoziato sul Patto di Stabilit\u00e0 o, quantomeno, non introduca deroghe per consentire investimenti anche nell\u2019industria civile. Questo \u00e8 un punto centrale dell\u2019azione europea\u00bb.<\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/news\/home\/313884\/stellantis-nuova-ondata-di-fermi-produttivi.html&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/resizer\/600\/315\/true\/2026_02_06\/fca_8507857-1770379202807.jpg&#8211;stellantis__nuova_ondata_di_fermi_produttivi.jpg?1770379203195&#8243;] Zone Tutti i comuni Ancora un\u2019ondata di fermi produttivi colpisce lo stabilimento Stellantis di Cassino, allontanando di fatto la tanto attesa ripartenza annunciata dopo il 6 febbraio. 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