{"id":1757914,"date":"2026-02-05T12:31:15","date_gmt":"2026-02-05T09:31:15","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1757914"},"modified":"2026-02-05T12:31:15","modified_gmt":"2026-02-05T09:31:15","slug":"dietrofront-la-carbonara-a-roma-esisteva-gia-prima-dellarrivo-degli-americani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1757914","title":{"rendered":"Dietrofront: la carbonara a Roma esisteva gi\u00e0 prima dell\u2019arrivo degli americani"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/05\/133106683-e0d69672-b15c-444d-be4b-26314986d58f.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">No, non sono stati gli americani a portare in Italia uno dei piatti pi\u00f9 identitari della cucina nazionale: la tesi che la voleva originata dalle razioni di bacon e latte in polvere dell&#8217;esercito americano in risalita per la Liberazione della penisola durante la Seconda Guerra Mondiale viene ora smentita dalle prove. Nello specifico, dal reportage di un quotidiano olandese scovato da due ricercatori tedeschi. \u00c8 il 23 agosto 1939, quando il quotidiano indonesiano in lingua olandese De Koerier pubblica un articolo dal titolo \u201cSogno romano di una notte di mezza estate\u201d. \u00c8 una cronaca di piazza Santa Maria in Trastevere e delle sue trattorie, firmata con le iniziali \u201cN.K.\u201d (attribuibili alla giornalista Nora Koch Berkhuijsen in quel tempo inviata, appunto, a Roma). A un certo punto, parlando di due locali affacciati sulla piazza, la cronista scrive: \u00abL\u2019unica differenza \u00e8 che una si chiama Umberto e l\u2019altra Alfredo; e che una serve come specialit\u00e0 il \u201crisotto con gamberi\u201d e l\u2019altra gli \u201cspaghetti alla carbonara\u201d\u00bb.<br \/>\nLa traccia storica<br \/>\nA mettere le mani sul pezzo, i giornalisti olandesi Edwin Winkles e Janneke Vreugdenhil, che ne scrivono un articolo e lo condividono con Alberto Grandi, come racconta Luca Cesari sul Gambero Rosso. Finora la pi\u00f9 antica attestazione del nome carbonara compariva in un film del 1949 con Tot\u00f2, Yvonne la Nuit. In una scena ambientata in una trattoria romana a Trastevere, Tot\u00f2 ed Eduardo De Filippo ordinano al cameriere: \u00abCoda alla vaccinara per due e spaghetti alla carbonara per tre\u00bb. Pietra tombale sulla tesi americana, quindi, e un bel sospiro di sollievo per chi ha sempre creduto nell&#8217;italianit\u00e0 della carbonara. Si festeggia ovviamente a Roma.<br \/>\nMa anche in Umbria, a Monteleone di Spoleto e Cascia, dove \u00e8 attestato un primo incontro documentato tra la pasta, il guanciale (anzi: il \u201cgrasso e magro di maiale\u201d) e il formaggio, probabilmente pecorino, anche se la ricetta originale non lo precisa con in pi\u00f9 l&#8217;aggiunta della salsiccia. Un piatto che compare senza il nome esplicito di \u201ccarbonara\u201d nella prima edizione della Guida Gastronomica d&#8217;Italia edita dal Touring Club Italiano. Si tratta degli \u201cstrascinati\u201d, preparati \u2013 cita la descrizione originale \u2013 \u00abdi pasta all&#8217;uovo sottile che si avvolge su dei ferri da calza, risultandone cos\u00ec delle specie di maccheroncini forati; si fanno lessare e poi cuocere ancora con uova frullate, formaggio, soffritto di salsiccia, grasso e magro di maiale e pepe; si servono caldi appena le uova si sono rapprese\u00bb.<br \/>\nI puristi della carbonara moderna non devono gridare allo scandalo: va ricordato che, per tutti gli anni Cinquanta, vigeva un\u2019indeterminatezza assoluta sul tipo di salume da utilizzare. Ad esempio, le prime ricette codificata in assoluto (1952 e 1954) vedono una pancetta stesa, come anche nella prima codificazione divulgata su un giornale: \u00e8 quella dell\u2019agosto 1954 su &#8220;La Cucina Italiana\u201d (con pancetta, aglio e, addirittura, Groviera). In quello stesso periodo anno i ristoranti \u201cIl buco\u201d e \u201cTre scalini\u201d di Roma utilizzavano un misto di prosciutto e pancetta (ai \u201cTre Scalini\u201d addirittura con l\u2019aggiunta di funghi). E ancora, a met\u00e0 degli anni Cinquanta, la romanissima attrice Marisa Merlini serviva i propri ospiti con una carbonara condita con il San Daniele. Senza contare le versioni con la panna che resistono (codificatissime) per tutti gli anni Ottanta e Novanta: anche sulle \u201cuova rapprese\u201d vanno citate le centinaia di versioni della carbonara antecedenti al mito della \u201ccarbo-crema\u201d liquida che si afferma come \u201clegge consuetudinaria\u201d nei decenni pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>La testimonianza romana<br \/>\nRitornando alla tesi umbra, un passaggio dell&#8217;articolo del De Koerier cita nel menu della trattoria trasteverina \u201cspaghetti alla carbonara\u201d, \u201ctouwtjes\u201d (letteralmente: \u201ccordicelle\u201d), \u201ccome li fa la moglie del carbonaio\u201d. Ed ecco sciogliersi, progressivamente, anche il nodo del nome. A Monteleone di Spoleto infatti, si trovano le miniere di lignite da cui si estraeva il carbon fossile destinato a Roma. Il bacino lignitifero che si prolunga verso Leonessa si esaur\u00ec definitivamente intorno agli anni Cinquanta del Novecento, ma l&#8217;emigrazione inizia molto prima, gi\u00e0 all&#8217;inizio del XX secolo. Alcuni continuarono l&#8217;attivit\u00e0 di carbonai, altri aprirono ristoranti (caso emblematico quello dei gi\u00e0 citati Tre Scalini), perpetuando quel piatto \u201cdei carbonai\u201d che, nella capitale, abbandona l&#8217;aggiunta della salsiccia norcina.<br \/>\nNel complesso, l&#8217;articolo del De Koerier \u00e8 uno spaccato della romanit\u00e0 popolare e trasteverina in cui si incardina la carbonara degli anni Trenta, descrivendo quella piazza di Santa Maria dove \u201cogni anno mettono fuori pi\u00f9 tavolini, ogni anno avanzano di qualche metro e conquistano di pi\u00f9 la piazza. E cos\u00ec pure le automobili, che stanno parcheggiate intorno alla fontana: automobili con targhe straniere, di cui perfino lo specialista pi\u00f9 raffinato spesso non sa dove \u2018stiano di casa\u2019, piccoli carretti sgangherati, limousine a 12 cilindri con i numeri bassi del Corpo Diplomatico, insomma tutto ci\u00f2 che, in questo ramo, viene cos\u00ec fornito. Lo spazio restante appartiene alla gente di Trastevere\u201d.<\/p><\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/www.lastampa.it\/il-gusto\/2026\/02\/05\/news\/dietrofront_la_carbonara_a_roma_esisteva_gia_prima_dell_arrivo_degli_americani-425140565\/&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/05\/133106683-e0d69672-b15c-444d-be4b-26314986d58f.jpg&#8221;] No, non sono stati gli americani a portare in Italia uno dei piatti pi\u00f9 identitari della cucina nazionale: la tesi che la voleva originata dalle razioni di bacon e latte in polvere dell&#8217;esercito americano in risalita per la Liberazione della penisola durante la Seconda Guerra Mondiale viene ora smentita dalle prove. 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