{"id":1756319,"date":"2026-02-04T19:00:00","date_gmt":"2026-02-04T16:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1756319"},"modified":"2026-02-04T19:00:00","modified_gmt":"2026-02-04T16:00:00","slug":"le-microplastiche-stanno-trasformando-le-nostre-acque-in-trappole-tossiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1756319","title":{"rendered":"Le microplastiche stanno trasformando le nostre acque in trappole tossiche"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/04\/135115166-d00ee515-e0f5-437a-b3c0-99bc103581df.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">Se per decenni abbiamo pensato che a mettere a rischio gli ecosistemi acquatici fossero per lo pi\u00f9 gli scarichi industriali e il deflusso dei fertilizzanti agricoli, da qualche tempo sappiamo che c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9: la plastica derivata dal petrolio non inquina solo visivamente, ma sta destabilizzando profondamente quei delicati equilibri. A ribadirlo, ora, anche un recente studio condotto dall&#8217;Universit\u00e0 della California a San Diego e pubblicato sulla rivista Communications Sustainability, che ha rivelato anche in che modo la massiccia presenza di microplastiche metta in crisi gli ambienti acquatici, attraverso un effetto a cascata.<\/p>\n<p>L\u2019equilibrio spezzato<br \/>\nStando a quanto osservato dai ricercatori anche in contesti sperimentali (hanno confrontato diversi tipi di plastiche in 30 stagni artificiali per 3 mesi), le microplastiche &#8211; minuscoli frammenti ormai onnipresenti che sono stati rinvenuti persino nel sangue umano e in organi vitali come il cervello e i polmoni &#8211; sono la causa del crollo delle popolazioni di zooplancton, ossia l\u2019insieme di piccolissimi animali che vivono in sospensione nella colonna d\u2019acqua. Questi organismi, per quanto minuscoli, svolgono per\u00f2 un ruolo ecologico cruciale, nutrendosi di alghe (fitoplancton) e regolandone la crescita: senza di loro, le alghe proliferano in modo incontrollato. \u00c8 l\u2019innesco di una cascata di eventi che ha ripercussioni sull\u2019intero ecosistema.<\/p>\n<p>Tossine e mancanza di ossigeno<br \/>\nTra le conseguenze c\u2019\u00e8 l\u2019aumento della frequenza di fioriture algali nocive, come le cosiddette maree rosse, che producono tossine che alzano la mortalit\u00e0 di migliaia di specie acquatiche e che possono nuocere anche all\u2019essere umano, tanto da costringere le autorit\u00e0 a interdire l\u2019accesso a spiagge o interi laghi per i possibili rischi per la salute.<\/p>\n<p>Inoltre, la perdita di biomassa di zooplancton \u201cgiardinieri\u201d &#8211; secondo gli esperti &#8211; contribuisce al fenomeno dell\u2019eutrofizzazione. In pratica, troppi nutrienti e troppe alghe, che non sono pi\u00f9 predate dallo zooplancton, portano a un aumento dell\u2019attivit\u00e0 batterica (anche i tipi di batteri cambiando in relazione al tipo di inquinamento ma non \u00e8 chiaro il motivo) e quindi a processi che consumano molto dell\u2019ossigeno presente nell&#8217;acqua. Questo crea delle vere e proprie zone morte o fenomeni di ipossia (mancanza di ossigeno), dove pesci e altre creature acquatiche non possono pi\u00f9 sopravvivere.<\/p>\n<p>&#8220;Vediamo tutta questa plastica l\u00e0 fuori, ma come sta cambiando le popolazioni di alghe, batteri, uccelli marini o pesci? Non lo sappiamo davvero&#8221;, ha commentato Jonathan Shurin, autore principale dello studio. &#8220;Sappiamo che le fioriture di alghe sono in parte dovute all&#8217;inquinamento da nutrienti, ma questo studio dimostra che alcune di quelle che vediamo in tutto il mondo potrebbero essere dovute in parte anche agli effetti della plastica sugli animali che normalmente controllano le alghe&#8221;.<\/p>\n<p>Bio \u00e8 meglio, anche quando \u00e8 inquinamento<br \/>\nLa ricerca offre, comunque, una piccola nota meno negativa. Gli scienziati, infatti, hanno confrontato gli effetti dell\u2019inquinamento da microplastiche derivate dal petrolio con quello da microplastiche biodegradabili, che sono spesso derivate proprio da molecole (lipidi) delle alghe. Queste ultime hanno mostrato un impatto molto pi\u00f9 limitato sullo zooplancton e sulle comunit\u00e0 microbiche. Nelle vasche sperimentali dove sono state utilizzate le bioplastiche, infatti, le fioriture algali sono state rare e la popolazione di piccoli animali acquatici \u00e8 rimasta molto pi\u00f9 stabile rispetto alle vasche d\u2019acqua inquinate da plastica tradizionale.<\/p>\n<p>Sebbene l&#8217;impatto ecologico delle microplastiche sia ancora un campo di studio giovane, i dati finora disponibili indicano le microplastiche derivate da petrolio come le pi\u00f9 dannose per l\u2019ambiente e la salute anche umana e che la transizione verso materiali bioplastici, gi\u00e0 oggi utilizzati per diversi prodotti di consumo, potrebbe perlomeno mitigare i pericoli ambientali e proteggere l&#8217;integrit\u00e0 di fiumi, laghi e oceani. Il prossimo passo sar\u00e0 quello di testare diversi tipi di plastiche biodegradabili (tra cui la &#8220;plastica vivente&#8221;, quella che contiene spore batteriche che degradano il materiale al termine del suo ciclo di vita) per verificarne l\u2019impatto ambientale.<\/p><\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/www.lastampa.it\/green-and-blue\/2026\/02\/04\/news\/microplastiche_oceani_danni_zooplancton_alghe_tossiche-425138340\/&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/04\/135115166-d00ee515-e0f5-437a-b3c0-99bc103581df.jpg&#8221;] Se per decenni abbiamo pensato che a mettere a rischio gli ecosistemi acquatici fossero per lo pi\u00f9 gli scarichi industriali e il deflusso dei fertilizzanti agricoli, da qualche tempo sappiamo che c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9: la plastica derivata dal petrolio non inquina solo visivamente, ma sta destabilizzando profondamente quei delicati equilibri. 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