{"id":1752426,"date":"2026-02-03T17:41:52","date_gmt":"2026-02-03T14:41:52","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1752426"},"modified":"2026-02-03T17:41:52","modified_gmt":"2026-02-03T14:41:52","slug":"febbraio-2012-quando-la-neve-ha-seppellito-le-marche-lo-ricordate-foto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1752426","title":{"rendered":"Febbraio 2012, quando la neve ha seppellito le Marche (lo ricordate?) FOTO"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/statics.cedscdn.it\/photos\/MED_HIGH\/2026\/02\/03\/9337286_03181404_foto_03022026_181359.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"body-text\">\n<p>Alla fine di gennaio del 2012 l\u2019inverno smise di essere una stagione e divenne un evento.<br \/> Sui grandi scacchieri atmosferici d\u2019Europa, l\u2019anticiclone delle Azzorre si allung\u00f2 verso nord fino a saldarsi con quello russo-siberiano, creando un ponte invisibile ma potentissimo. Da l\u00ec, come un fiume gelido senza argini, l\u2019aria siberiana inizi\u00f2 a scendere verso il Mediterraneo. Le Marche furono sulla traiettoria, come racconta\u00a0\u00a0il rapporto di fine evento che il Dipartimento della la Protezione civile della Regione Marche dedic\u00f2\u00a0all&#8217;inferno bianco che invest\u00ec\u00a0la nostra regione dall&#8217;1 al\u00a013 febbraio 2012. In 47 pagine piene di grafici, mappe meteorologiche e foto si ripercorre l&#8217;emergenza meteo di quelle giornate di 14 anni fa.<\/p>\n<aside class=\"slider-articoli-orizzontale in-article\">\n<div class=\"testatabox default\"><span>APPROFONDIMENTI<\/span><\/div>\n<div class=\"slider-items\" data-slidestoshow=\"1\" data-slidestoscroll=\"3\" data-slidedots data-slidearrows=\"1\">\n<article class=\"col-xs html_base_right schede \">\n<div class=\"item_content\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-xs-6\">\n<figure class=\"medium\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/schede\/marche_meteo_bollettino_previsioni_pioggia_neve_nevone-9336962.html\" title=\"Ondate di pioggia sulle Marche Il nevone del febbraio 2012 per ora \u00e8 soltanto un ricordo\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/statics.cedscdn.it\/photos\/MED_LOW\/2026\/02\/03\/9336962_03151906_foto_03022026_151858.jpg\" title=\"Ondate di pioggia sulle Marche Il nevone del febbraio 2012 per ora \u00e8 soltanto un ricordo\" width=\"264\" height=\"144\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"col-xs-6\">\n<div class=\"valign__content\">\n<div class=\"valign\"><span class=\"testatina testatina-articolo\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/schede\/marche_meteo_bollettino_previsioni_pioggia_neve_nevone-9336962.html\">IL METEO<\/a><\/span><\/p>\n<div class=\"titolo\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/schede\/marche_meteo_bollettino_previsioni_pioggia_neve_nevone-9336962.html\" title=\"Ondate di pioggia sulle Marche Il nevone del febbraio 2012 per ora \u00e8 soltanto un ricordo\">Ondate di pioggia sulle Marche<br \/>\nIl nevone del febbraio 2012<br \/>\nper ora \u00e8 soltanto un ricordo<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><img alt class=\"wnv-lazy\" data-src=\"https:\/\/statics.cedscdn.it\/uploads\/ckfile\/202602\/foto_03022026_181359_03184130.jpg\"><\/p>\n<h3>All\u2019inizio sembr\u00f2 solo freddo. Poi arriv\u00f2 la neve<\/h3>\n<p>Dai primi giorni di febbraio le precipitazioni si fecero intense, continue, ostinate. Nevicate fino a quote di pianura, fiocchi spinti da un vento orientale che non dava tregua, accumuli sempre pi\u00f9 alti, soprattutto nelle aree interne. Nelle zone pi\u00f9 colpite il manto nevoso raggiunse i due metri, e in alcuni casi super\u00f2 i quattro: montagne di neve modellate dal vento, che trasformarono colline e paesi in paesaggi irriconoscibili.<\/p>\n<p>Lo zero termico<strong> &#8211; si legge nel rapporto di evento della Protezione civile delle Marche &#8211; <\/strong>si attest\u00f2 definitivamente al livello del mare. <\/p>\n<p>Anche la costa, abituata a guardare la neve da lontano, venne coinvolta. A nord, nel Pesarese, gi\u00e0 il primo febbraio la neve scese fino a quota cento metri; pi\u00f9 a sud il limite si ferm\u00f2 poco pi\u00f9 in alto, ma solo per poco. La sera del 2 febbraio, anche la pianura fu bianca.<\/p>\n<p><img alt class=\"wnv-lazy\" data-src=\"https:\/\/statics.cedscdn.it\/uploads\/ckfile\/202602\/onecms_161y0wa1lzje17h9qnp_03184018.jpg\"><\/p>\n<h3>La neve cadeva senza sosta<\/h3>\n<p>Dal 3 al 6 febbraio la regione entr\u00f2 nel cuore dell\u2019evento. Lo scontro tra l\u2019aria siberiana e le correnti pi\u00f9 miti e umide provenienti da sud gener\u00f2 nevicate diffuse e abbondantissime. Le province centro-settentrionali e i settori appenninici furono i pi\u00f9 colpiti, per effetto dello stau lungo la dorsale montuosa. La neve cadeva senza sosta, giorno e notte, cancellando strade, confini, distanze.<\/p>\n<p>Segu\u00ec una breve tregua, tra il 7 e il 9 febbraio: nella notte tra il 9 e il 10 febbraio una seconda ondata di maltempo invest\u00ec l\u2019intera regione.\u00a0 L\u2019aria richiamata dal mare, umida e instabile, incontr\u00f2 temperature rigidissime: ogni precipitazione fu immediatamente neve. Intensa, pesante, continua. Sabato 11 e domenica 12 furono i giorni delle cumulate pi\u00f9 impressionanti, soprattutto nel Pesarese, sia lungo la costa sia nelle aree montane.<\/p>\n<p><img alt class=\"wnv-lazy\" data-src=\"https:\/\/statics.cedscdn.it\/uploads\/ckfile\/202602\/onecms_161uu1bwijs7gci2t4q_03184041.jpg\"><\/p>\n<h3>Le Marche in ginocchio<\/h3>\n<p>Quando le precipitazioni si attenuarono, dalla sera di domenica 12 fino a esaurirsi nella notte successiva, la regione era stremata.\u00a0Le conseguenze furono enormi. Decine di frazioni, nuclei abitati, case sparse e interi comuni rimasero isolati per giorni. Le strade secondarie divennero impraticabili; in alcuni tratti lo spessore della neve rese necessario l\u2019uso di turbine e mezzi speciali. Anche la viabilit\u00e0 principale sub\u00ec forti rallentamenti: sull\u2019autostrada A14 il traffico dei mezzi pesanti fu vietato per giorni e alcuni tratti vennero chiusi. Passi appenninici sbarrati, collegamenti spezzati.<\/p>\n<p>Il vento, violento, abbatt\u00e9 alberi e rami gi\u00e0 piegati dal peso della neve. Sulla costa provoc\u00f2 mareggiate, mentre le piogge del primo febbraio, nel settore costiero settentrionale, causarono allagamenti ed esondazioni localizzate. La rete ferroviaria risent\u00ec delle difficolt\u00e0 nazionali: ritardi pesanti, convogli soppressi, linee regionali chiuse.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 drammatica fu la situazione dei servizi essenziali. Il ghiaccio danneggi\u00f2 gravemente la rete elettrica e quella idrica, soprattutto nelle zone interne. Molti comuni rimasero senza luce e senza acqua per giorni. In alcune aree isolate non fu possibile intervenire n\u00e9 con motoslitte n\u00e9 con elicotteri, bloccati dal maltempo persistente. Si dovette organizzare il trasporto del personale sanitario per garantire il funzionamento degli ospedali.<\/p>\n<p><img alt class=\"wnv-lazy\" data-src=\"https:\/\/statics.cedscdn.it\/uploads\/ckfile\/202602\/montesibilla_ap_03184104.jpg\"><\/p>\n<h3>Le famiglie evacuate, i danni all&#8217;agricoltura<\/h3>\n<p>I tetti di abitazioni, capannoni industriali, strutture agricole e persino edifici di valore storico e culturale cedettero sotto il peso della neve. Diverse famiglie furono evacuate. Gli allevatori contarono la perdita di numerosi capi di bestiame. L\u2019agricoltura sub\u00ec danni ingenti. Fenomeni valanghivi interessarono varie zone dell\u2019Appennino, con eventi significativi a Foce di Montemonaco e tra Sassotetto e Sarnano.<\/p>\n<p>L\u2019Osservatorio Meteorologico \u201cA. Serpieri\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, analizzando i dati storici, defin\u00ec l\u2019evento come il pi\u00f9 importante dal 1884 per la citt\u00e0 di Urbino. Un primato che nessuno avrebbe voluto detenere.<\/p>\n<p>Per tutto il periodo, la Protezione Civile Regionale monitor\u00f2 l\u2019emergenza senza interruzione, attivando il Comitato Operativo Regionale, i Centri Operativi Comunali e il sistema di allertamento multirischio. Arrivarono colonne mobili di volontari e operatori da altre regioni, in supporto a una terra sepolta ma non abbandonata.<\/p>\n<p>Quando la neve inizi\u00f2 finalmente a sciogliersi, lasci\u00f2 dietro di s\u00e9 un bilancio pesante e una memoria collettiva incancellabile.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">Alla fine di gennaio del 2012 l\u2019inverno smise di essere una stagione e divenne un evento. Sui grandi scacchieri atmosferici d\u2019Europa, l\u2019anticiclone delle Azzorre si allung\u00f2 verso nord fino a saldarsi con quello russo-siberiano, creando un ponte invisibile ma potentissimo. Da l\u00ec, come un fiume gelido senza argini, l\u2019aria siberiana inizi\u00f2 a scendere verso il Mediterraneo. Le Marche furono sulla traiettoria, come racconta\u00a0\u00a0il rapporto di fine evento che il Dipartimento della la Protezione civile della Regione Marche dedic\u00f2\u00a0all&#8217;inferno bianco che invest\u00ec\u00a0la nostra regione dall&#8217;1 al\u00a013 febbraio 2012. In 47 pagine piene di grafici, mappe meteorologiche e foto si ripercorre l&#8217;emergenza meteo di quelle giornate di 14 anni fa. All\u2019inizio sembr\u00f2 solo freddo. Poi arriv\u00f2 la neve Dai primi giorni di febbraio le precipitazioni si fecero intense, continue, ostinate. Nevicate fino a quote di pianura, fiocchi spinti da un vento orientale che non dava tregua, accumuli sempre pi\u00f9 alti, soprattutto nelle aree interne. Nelle zone pi\u00f9 colpite il manto nevoso raggiunse i due metri, e in alcuni casi super\u00f2 i quattro: montagne di neve modellate dal vento, che trasformarono colline e paesi in paesaggi irriconoscibili. Lo zero termico &#8211; si legge nel rapporto di evento della Protezione civile delle Marche &#8211; si attest\u00f2 definitivamente al livello del mare. Anche la costa, abituata a guardare la neve da lontano, venne coinvolta. A nord, nel Pesarese, gi\u00e0 il primo febbraio la neve scese fino a quota cento metri; pi\u00f9 a sud il limite si ferm\u00f2 poco pi\u00f9 in alto, ma solo per poco. La sera del 2 febbraio, anche la pianura fu bianca. La neve cadeva senza sosta Dal 3 al 6 febbraio la regione entr\u00f2 nel cuore dell\u2019evento. Lo scontro tra l\u2019aria siberiana e le correnti pi\u00f9 miti e umide provenienti da sud gener\u00f2 nevicate diffuse e abbondantissime. Le province centro-settentrionali e i settori appenninici furono i pi\u00f9 colpiti, per effetto dello stau lungo la dorsale montuosa. La neve cadeva senza sosta, giorno e notte, cancellando strade, confini, distanze. Segu\u00ec una breve tregua, tra il 7 e il 9 febbraio: nella notte tra il 9 e il 10 febbraio una seconda ondata di maltempo invest\u00ec l\u2019intera regione.\u00a0 L\u2019aria richiamata dal mare, umida e instabile, incontr\u00f2 temperature rigidissime: ogni precipitazione fu immediatamente neve. Intensa, pesante, continua. Sabato 11 e domenica 12 furono i giorni delle cumulate pi\u00f9 impressionanti, soprattutto nel Pesarese, sia lungo la costa sia nelle aree montane. Le Marche in ginocchio Quando le precipitazioni si attenuarono, dalla sera di domenica 12 fino a esaurirsi nella notte successiva, la regione era stremata.\u00a0Le conseguenze furono enormi. Decine di frazioni, nuclei abitati, case sparse e interi comuni rimasero isolati per giorni. Le strade secondarie divennero impraticabili; in alcuni tratti lo spessore della neve rese necessario l\u2019uso di turbine e mezzi speciali. Anche la viabilit\u00e0 principale sub\u00ec forti rallentamenti: sull\u2019autostrada A14 il traffico dei mezzi pesanti fu vietato per giorni e alcuni tratti vennero chiusi. Passi appenninici sbarrati, collegamenti spezzati. Il vento, violento, abbatt\u00e9 alberi e rami gi\u00e0 piegati dal peso della neve. Sulla costa provoc\u00f2 mareggiate, mentre le piogge del primo febbraio, nel settore costiero settentrionale, causarono allagamenti ed esondazioni localizzate. La rete ferroviaria risent\u00ec delle difficolt\u00e0 nazionali: ritardi pesanti, convogli soppressi, linee regionali chiuse. Ancora pi\u00f9 drammatica fu la situazione dei servizi essenziali. Il ghiaccio danneggi\u00f2 gravemente la rete elettrica e quella idrica, soprattutto nelle zone interne. Molti comuni rimasero senza luce e senza acqua per giorni. In alcune aree isolate non fu possibile intervenire n\u00e9 con motoslitte n\u00e9 con elicotteri, bloccati dal maltempo persistente. Si dovette organizzare il trasporto del personale sanitario per garantire il funzionamento degli ospedali. Le famiglie evacuate, i danni all&#8217;agricoltura I tetti di abitazioni, capannoni industriali, strutture agricole e persino edifici di valore storico e culturale cedettero sotto il peso della neve. Diverse famiglie furono evacuate. Gli allevatori contarono la perdita di numerosi capi di bestiame. L\u2019agricoltura sub\u00ec danni ingenti. Fenomeni valanghivi interessarono varie zone dell\u2019Appennino, con eventi significativi a Foce di Montemonaco e tra Sassotetto e Sarnano. L\u2019Osservatorio Meteorologico \u201cA. Serpieri\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, analizzando i dati storici, defin\u00ec l\u2019evento come il pi\u00f9 importante dal 1884 per la citt\u00e0 di Urbino. Un primato che nessuno avrebbe voluto detenere. Per tutto il periodo, la Protezione Civile Regionale monitor\u00f2 l\u2019emergenza senza interruzione, attivando il Comitato Operativo Regionale, i Centri Operativi Comunali e il sistema di allertamento multirischio. Arrivarono colonne mobili di volontari e operatori da altre regioni, in supporto a una terra sepolta ma non abbandonata. Quando la neve inizi\u00f2 finalmente a sciogliersi, lasci\u00f2 dietro di s\u00e9 un bilancio pesante e una memoria collettiva incancellabile.<\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;http:\/\/corriereadriatico.it\/marche\/marche_neve_2012_protezione_civile_emergenza_allerta_record-9337286.html&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/statics.cedscdn.it\/photos\/MED_HIGH\/2026\/02\/03\/9337286_03181404_foto_03022026_181359.jpg&#8221;] Alla fine di gennaio del 2012 l\u2019inverno smise di essere una stagione e divenne un evento. 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