{"id":1751858,"date":"2026-02-05T06:35:13","date_gmt":"2026-02-05T03:35:13","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1751858"},"modified":"2026-02-05T06:35:13","modified_gmt":"2026-02-05T03:35:13","slug":"vivere-lemozione-che-puo-dare-la-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1751858","title":{"rendered":"Vivere l\u2019emozione che pu\u00f2 dare la giustizia"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/storage.laprovinciadicomo.it\/media\/photologue\/2026\/2\/5\/photos\/cache\/vivere-lemozione-che-puo-dare-la-giustizia_3bd6b37a-025c-11f1-9d7c-8ef31eda9a08_1920_1080_v3_large_16_9.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"article-body\">\n<p>\u201cMamma mia che tempismo\u201d. Eccoli. La sentenza per il sequestro e l\u2019omicidio di Cristina Mazzotti \u00e8 appena stata letta. E \u201cloro\u201d gi\u00e0 emettono (nei commenti social) la propria personalissima e inappellabile condanna contro la giustizia. Colpevole di aver impiegato cinquant\u2019anni ad arrivare a una sentenza. Detta cos\u00ec, 50 anni per una sentenza, fa certo impressione. Ma non si pu\u00f2 liquidare una vicenda complessa con uno slogan. E poi: se ribaltassimo il punto di vista per una volta? <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Se provassimo a vedere il bicchiere mezzo pieno, anzich\u00e9 crogiolarci nello sport nazionale della lamentela sempre e comunque? Se usassimo lo sguardo dei famigliari di Cristina, ad esempio, che hanno quindi tutto il diritto di dire la loro al riguardo? Se lo facessimo scopriremmo che chi in questi cinquant\u2019anni ha convissuto con il dolore quello vero (e non la finta empatia da social), di fronte alla sentenza letta ieri non ha commentato: \u201cChe tempismo\u201d. Ma, con gli occhi lucidi, ha detto che bisogna credere nella giustizia. Lottare per essa, perch\u00e9 non puoi darla per scontata. Eppure c\u2019\u00e8. Esiste. E d\u00e0 speranza.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Ecco, se dovessimo portarci via due immagini dall\u2019aula della Corte d\u2019Assise di Como dopo la giornata di ieri, entrambe parlerebbero di speranza. Ma non per la sentenza e, soprattutto, non per le condanne. Nessuno gioisce per due ergastoli. Nessuno &#8211; se non i cinici &#8211; gioisce per la gente dietro le sbarre a vita. I fotogrammi che regalano una luce, nella storia di una diciottenne morta dopo un mese trascorso nel buio di una buca sottoterra, sono: le parole della famiglia Mazzotti, e i volti giovani, puliti, seri, interessati, attenti che hanno atteso la sentenza tra il pubblico. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Essere in quell\u2019aula affollata di studenti, ieri, faceva bene al cuore. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Avete presente il refrain su questa giovent\u00f9 d\u2019oggi che \u201cdiocelamandibuona\u201d, incapace di tutto e appassionata di nulla, annoiata, e perennemente incollata ai social? Spazzato via con un clic, ma non di mouse o di tastiera: di fotocamera. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Vederli, quegli oltre settanta studenti di quarta e quinta superiore, molti provenienti addirittura da Milano, alzarsi in piedi all\u2019ingresso in aula dei giudici chiamati a leggere la sentenza, era quasi commovente. Un giovane esercito senz\u2019armi se non quelle della curiosit\u00e0, del senso di giustizia, della sete di conoscenza, del desiderio di vedere. L\u2019aula di Corte d\u2019Assise trasformata in un\u2019aula di scuola. E, finita l\u2019udienza, la lezione la fanno i famigliari della vittima mentre insegnano ad aver fiducia nella giustizia.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>L\u2019uomo \u00e8 disfattista per sua natura. Sbuffa. Ama i complotti e si lagna che nulla funziona. Perch\u00e9 \u00e8 facile liquidare tutto con un semplice gesto della mano. Pensare che se la propria vita non viene come vorremmo, \u00e8 per colpa sempre di qualcun altro. Meglio se quel qualcun altro \u00e8 lo \u201cStato canaglia\u201d. Ma forse quel tipo d\u2019uomo, anzich\u00e9 pensare di aver capito tutto del mondo dopo aver letto distrattamente un post sui social, dovrebbe fare come quei ragazzi: entrare in un\u2019aula di giustizia e vedere cos\u2019\u00e8 davvero un processo. Assistere a cosa vuol dire giudicare qualcuno per reati cos\u00ec gravi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Ecco, bisognerebbe essere tutti come Leonardo. Uno studente di Milano delle superiori che, con la sua maglietta di Libera, non si \u00e8 perso una singola udienza del processo. C\u2019\u00e8 sempre stato. E c\u2019era anche ieri, quando si \u00e8 sentito male ed \u00e8 stato soccorso da un\u2019ambulanza. Niente di grave, per fortuna. Ma, mentre veniva portato via, gli amici giurano di aver letto chiaro il dispiacere nei suoi occhi. Non per il malore. Ma per non aver potuto vivere quell\u2019emozione fino all\u2019ultimo. L\u2019emozione della Giustizia.<\/p>\n<\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;http:\/\/laprovinciadicomo.it\/stories\/premium\/Editoriali\/vivere-lemozione-che-puo-dare-la-giustizia-o_3636344_11\/&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/storage.laprovinciadicomo.it\/media\/photologue\/2026\/2\/5\/photos\/cache\/vivere-lemozione-che-puo-dare-la-giustizia_3bd6b37a-025c-11f1-9d7c-8ef31eda9a08_1920_1080_v3_large_16_9.jpg&#8221;] \u201cMamma mia che tempismo\u201d. Eccoli. La sentenza per il sequestro e l\u2019omicidio di Cristina Mazzotti \u00e8 appena stata letta. E \u201cloro\u201d gi\u00e0 emettono (nei commenti social) la propria personalissima e inappellabile condanna contro la giustizia. Colpevole di aver impiegato cinquant\u2019anni ad arrivare a una sentenza. 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