{"id":1751411,"date":"2026-02-03T10:42:28","date_gmt":"2026-02-03T07:42:28","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1751411"},"modified":"2026-02-03T10:42:28","modified_gmt":"2026-02-03T07:42:28","slug":"l85-delle-mele-europee-contiene-piu-di-un-residuo-di-pesticidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1751411","title":{"rendered":"\u201cL\u201985% delle mele europee contiene pi\u00f9 di un residuo di pesticidi\u201d"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/03\/114224916-6a0e4be4-5deb-40dd-be3d-cf51487e0f2c.jpg&#8221;]<\/p>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">Il pomo della discordia: simbolo di agricoltura sostenibile e valli montane baciate dal sole, o invece frutto che, come tanti altri, per essere prodotto in quantit\u00e0 e qualit\u00e0 estetiche tali da conquistare i mercati ha bisogno della chimica di sintesi? Sulla contaminazione delle mele (non solo in Italia) si discute da anni. La settimana scorsa \u00e8 stato diffuso un nuovo rapporto che punta il dito sui pesticidi: lo ha pubblicato Pesticide action network europe (Pan), ong che analizza prodotti agroalimentari per rilevare possibili contaminazioni tossiche. Pan Europe ha fatto analizzare circa 60 mele acquistate in 13 paesi europei, tra cui Francia, Spagna, Italia e Polonia, alla ricerca di residui chimici. Il laboratorio indipendente che ha svolto le analisi ha considerato contaminate da pesticidi tutte le mele che superano il valore minimo di quantificazione (cio\u00e8 la quantit\u00e0 minima rilevabile con certezza) di 10 microgrammi di inquinante per chilo. Il risultato \u00e8 stato che l&#8217;85% dei campioni conteneva pi\u00f9 di un residuo di pesticida. Il risultato peggiore ha riguardato le mele acquistate in Lussemburgo e Repubblica Ceca: sono risultate contenere 7 pesticidi in un solo frutto. Il Paese meno contaminato \u00e8 la Danimarca, con un unico pesticida presente in tutti e cinque i campioni di mele analizzate.<\/p>\n<p>E le mele italiane? La raccolta dei campioni \u00e8 stata affidata all\u2019associazione Isde, medici per l\u2019ambiente, ed \u00e8 stata effettuata direttamente dal cestino di due produttori locali, ad Eyrs in Val Venosta e a Rabland in provincia di Bolzano: le tipologie scelte sono Golden Delicious, Pinova, Jonagold, Gala, Sweetango. In quattro delle cinque mele cresciute in Italia sono stati trovate tracce di due specifici prodotti chimici considerati pericolosi dalla comunit\u00e0 scientifica europea, l\u2019Acetaprimid e il Fludioxinil. Il primo \u00e8 un insetticida tossico per le api, con risultati scientifici che indicano la tossicit\u00e0 per lo sviluppo cerebrale dei feti. Il secondo \u00e8 un pesticida contenente Pfas. Va precisato che il \u201cvalore minimo di quantificazione\u201d \u00e8 cosa ben diversa (e assai pi\u00f9 basso) dalla soglia massima ammessa per legge. Tuttavia segnala la presenza di sostanze indesiderate.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 una novit\u00e0\u201d, dice Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente e tra gli autori del dossier &#8220;Stop pesticidi nel piatto\u201d, pubblicato annualmente dall\u2019associazione. \u201cDal nostro lavoro di analisi di dati pubblici emerge chiaramente che il 74% della frutta e il 40% della verdura che mangiamo tutti i giorni hanno comunque residui di pesticidi. Pu\u00f2 essere una sola molecola o pi\u00f9 molecole insieme. La maggior parte di questi residui sono sotto i limiti di legge. Insomma non sono illegali. Ma la legge attuale non tiene conto degli effetti additivi e sinergici che possono esserci tra le varie sostanze e se l\u2019assunzione \u00e8 prolungata nel tempo\u201d. E le mele? \u201cRappresentano la punta dell\u2019iceberg, come altre monocolture concentrate in aree limitate del Paese. Le mele in Trentino e Alto Adige, appunto, il prosecco in Veneto, le nocciole nel Viterbese\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Luigi Mariotti \u00e8 un volontario del Wwf di Bolzano e fa parte del comitato Stop pesticidi. \u201cDa qualche anno organizziamo una marcia, nata proprio in Veneto dopo il boom del prosecco\u201d. Il comitato un anno fa ha lanciato una petizione contro l\u2019uso dei pesticidi in Alto Adige, utilizzati soprattutto nei meleti: \u201cSi fa credere che sia una agricoltura sostenibile, ma dietro ci sono tante sostanze chimiche\u201d, dice Mariotti. \u201cLa coltivazione \u00e8 cos\u00ec intensiva che nella Valle dell\u2019Adige si producono la met\u00e0 delle mele italiane. E un altro 20% viene dal Trentino, dalla Val di Non soprattutto. Le valli sono sfruttate fino all\u2019ultimo metro con frutteti vicino alle case che poi vengono irrorati anche 25-30 volte in un anno\u201d.<\/p>\n<p>Il problema pesticidi se pu\u00f2 allarmare i consumatori, riguarda soprattutto i residenti. \u201cSolo il 7-10% dei pesticidi irrorati rimangono sulla pianta o sul frutto. Il 90-95% va a finire in acqua, in aria, nel suolo, mettendo a rischio la biodiversit\u00e0\u201d, spiega Gentili. \u201cE i consorzi sono molto efficienti perch\u00e9 lavano pi\u00f9 volte le mele in grandi vasche per togliere i residui dalla buccia\u201d, aggiunge Mariotti. \u201cIl problema ce l\u2019abbiamo soprattutto noi che viviamo a stretto contatto con queste colture\u201d. Ma chi fa i controlli a tutela dei cittadini e dell\u2019ambiente? \u201cDa noi La provincia di Bolzano ha fatto misurazioni, che sono pubbliche, ogni anno in un centro abitato diverso: si vede che queste sostanze sono nell\u2019aria. Pi\u00f9 pesticidi contemporaneamente. Ma per l\u2019aria non ci sono dei limiti di legge, quindi difficile dire se siano tanti o pochi. Le soglie ci sono per l\u2019acqua e in alcuni casi sono stati superati. Il problema \u00e8 che la politica sostiene questo sistema di produzione, perch\u00e9 ha un indotto importante e produce ricchezza\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono poi gli studi scientifici indipendenti. Uno dei pi\u00f9 citati \u00e8 stato pubblicato da Nature nel dicembre del 2024 con il titolo \u201cContaminazione diffusa di suoli e vegetazione con residui di pesticidi di uso corrente lungo gradienti altitudinali in una valle alpina europea\u201d. E iniziava cos\u00ec: \u201cIl campionamento \u00e8 stato effettuato in 53 siti lungo undici transetti altitudinali nella Val Venosta (Alto Adige, Italia), nella pi\u00f9 grande area di coltivazione di mele d&#8217;Europa. Sono stati rilevati complessivamente 27 pesticidi (10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi), provenienti principalmente da meleti\u201d.<\/p>\n<p>Sollecitato da Green&amp;Blue, il Consorzio Mela Alto Adige ha dato la sua versione sul tema pesticidi: \u201cDesideriamo innanzitutto sottolineare che le mele altoatesine vengono controllate regolarmente lungo tutta la filiera e il 100% dei campioni rientra nei limiti di legge previsti dalla normativa europea. Inoltre, i requisiti della grande distribuzione vanno spesso oltre gli obblighi normativi, e anche questi standard pi\u00f9 severi vengono rispettati\u201d. Il Consorzio cita inoltre i dati del Centro di Sperimentazione Laimburg e sottolinea che \u201c\u00e8 fondamentale distinguere tra semplice rilevamento analitico e reale rilevanza sanitaria.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019indagine di Pan Europe, va precisato che si basa su soli cinque campioni e non rappresenta uno studio scientifico. La stessa Pan ha confermato che nessun limite massimo di residui \u00e8 stato superato\u201d. Resta comunque il tema dell\u2019uso dei pesticidi e della loro diffusione, se non sulle nostre tavole oltre i limiti di legge, nell\u2019ambiente delle valli trentine e altoatesine. \u201cSappiamo che gli agricoltori si ritrovano da soli a fronteggiare crisi climatica, specie aliene e altre insidie. ma il sistema va convertito\u201d conclude Gentili di Legambiente. &#8220;Entro il 2030 la Ue chiede di ridurre del 50% l\u2019uso di pesticidi. Siamo ancora molto lontani. E le ultime decisioni della Commissione allargano le maglie per le sostanze chimiche utilizzabili. In Italia, poi, l\u2019ultima stesura del regolamento sui pesticidi risale al 2014\u201d.<\/p><\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/www.lastampa.it\/green-and-blue\/2026\/02\/03\/news\/mele_pesticidi_inquinamento-425135683\/?ref=-BH-I0-P-S3-T1&#8243;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.repstatic.it\/content\/contenthub\/img\/2026\/02\/03\/114224916-6a0e4be4-5deb-40dd-be3d-cf51487e0f2c.jpg&#8221;] Il pomo della discordia: simbolo di agricoltura sostenibile e valli montane baciate dal sole, o invece frutto che, come tanti altri, per essere prodotto in quantit\u00e0 e qualit\u00e0 estetiche tali da conquistare i mercati ha bisogno della chimica di sintesi? Sulla contaminazione delle mele (non solo in Italia) si discute da anni. 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