{"id":1750724,"date":"2025-12-20T19:52:55","date_gmt":"2025-12-20T16:52:55","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1750724"},"modified":"2025-12-20T19:52:55","modified_gmt":"2025-12-20T16:52:55","slug":"giovani-professioni-e-ai-cambiare-senza-perdere-umanita-e-benessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1750724","title":{"rendered":"Giovani, professioni e AI: cambiare senza perdere umanit\u00e0 e benessere"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/gsud.cdn-immedia.net\/2025\/12\/G.Buttazzo_Formez-970&#215;485.png&#8221;]<\/p>\n<div class=\"formatted-text has-first-letter\">\n<p>Nessuna tecnologia potr\u00e0 mai sostituire l\u2019intuito umano e i consigli delle persone di fiducia, mentre l\u2019incalzare delle novit\u00e0 pur generando entusiasmo impone una necessit\u00e0 di continuo aggiornamento che mette a rischio il benessere. Ci\u00f2 anche nell\u2019ambito della Gen Z, quella dei \u201cnativi digitali\u201d che, pur avendo molta pi\u00f9 dimestichezza con l\u2019AI, fatica a disconnettersi, esprimendo anche timori etici.<br \/>\n\u00c8 l\u2019interessante risultato di una ricerca condotta da Censuswide per LinkedIn nell\u2019ambito della community del social network professionale (che conta oltre un miliardo di utenti di cui 23 milioni in Italia ), su un campione di 19.268 persone in 14 Paesi, tra cui l\u2019Italia. Tra essi non solo impiegati, ma anche disoccupati in cerca di lavoro, comprese le fasce pi\u00f9 giovani (tra i 18 e fino ai 34 anni) per coglierne specificit\u00e0 e bisogni, anche in chiave di costruzione di carriera e collaborazione intergenerazionale.<br \/>\nDall\u2019analisi generazionale del report emergono dati particolarmente significativi. Tanti temono che l\u2019uso dell\u2019IA nelle candidature possa renderle meno personali, evidenziando un bisogno di formazione e accompagnamento. L\u2019equilibrio vita-lavoro \u00e8 percepito come migliorabile, mentre l\u2019imprenditoria giovanile non \u00e8 ancora considerata una forza pienamente sistemica capace di trasformare il mercato del lavoro. Tra i 18-24enni, il 61% si dice ottimista rispetto all\u2019impatto positivo dell\u2019IA sul lavoro, ma il 40% dichiara di non sapere quali conoscenze occorrano per restare competitivi. Questo paradosso \u2013 fiducia ma anche smarrimento \u2013 caratterizza una \u201cGeneration AI\u201d entusiasta ma bisognosa di una guida. Il 58% dei giovani (18-24 anni) vive l\u2019apprendimento dell\u2019IA come un secondo lavoro, mentre il 49% si sente a proprio agio nell\u2019utilizzarla per attivit\u00e0 semplici, contro il 19% dei senior (55-77).<br \/>\nPi\u00f9 della met\u00e0 degli intervistati sostiene che l\u2019IA sia utile per redigere contenuti, ma che non sia adeguata quando si tratta di prendere decisioni, aspetto che preoccupa eticamente il 44% dei giovani. Il 45% dei 25-34enni e il 42% dei 18-24enni ritiene che il ritmo del cambiamento sul lavoro non sia sostenibile per il proprio benessere, lamentando di non riuscire a disconnettersi e ritenendo il proprio carico aumentato. Rilevante il dato \u201cumano\u201d: per decisioni importanti \u2013 come chiedere una promozione, accettare una nuova offerta di lavoro o cambiare settore \u2013 i giovani continuano ad affidarsi soprattutto alle persone: famiglia, amici, ma anche colleghi. Ma emerge anche il ruolo crescente della tecnologia: circa un terzo dichiara di affidarsi a strumenti di IA (come ChatGPT o Copilot).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"formatted-text\">\n<h3>Buttazzo: elemento umano imprescindibile, i dati al Sud<\/h3>\n<p>\u00abLa ricerca \u2013 afferma Germano Buttazzo, head of talent solutions gov &amp; academia di LinkedIn Italia, che nei giorni scorsi l\u2019ha presentata a Palermo &#8211; mostra come l\u2019intelligenza artificiale stia cambiando il lavoro in Italia, ma con velocit\u00e0 e percezioni diverse: se a livello nazionale convivono entusiasmo e apprensione, nel Sud \u2013 e in particolare in Sicilia \u2013 prevale un approccio pi\u00f9 fiducioso e ottimista. I professionisti locali vedono nell\u2019IA un alleato per semplificare la quotidianit\u00e0 e orientare le scelte di carriera, mentre le imprese, anche quelle pi\u00f9 piccole, la considerano una leva concreta per emergere accanto ai grandi player. In Sicilia, ad esempio, la quota di professionisti che guarda con ottimismo all\u2019IA supera la media nazionale, mentre 8 marketer su 10 in Italia vedono proprio nell\u2019unione tra IA e creativit\u00e0 la chiave della prossima era del marketing. Questo entusiasmo non cancella per\u00f2 le preoccupazioni: molti lavoratori chiedono pi\u00f9 formazione per evitare che i processi diventino impersonali e meno inclusivi. L\u2019elemento umano resta imprescindibile, con oltre 7 professionisti italiani su 10 convinti che nessuna tecnologia potr\u00e0 mai sostituire l\u2019intuito e i consigli delle persone di fiducia \u2013 una convinzione ancora pi\u00f9 forte al Sud\u201d. A livello nazionale, infatti, rispetto a una media del 57% degli intervistati, l\u2019entusiasmo sull\u2019IA \u00e8 pi\u00f9 forte nel Meridione, in particolare in Sicilia (69%) e Calabria (70%).<br \/>\nAlbergoni: fiducia e collaborazione intergenerazionale \u201cNel 2024 abbiamo raccontato un mondo del lavoro in trasformazione; oggi, nel 2025, siamo nel pieno di quel cambiamento. L\u2019IA non \u00e8 pi\u00f9 una novit\u00e0 da esplorare, ma una realt\u00e0 da integrare &#8211; spiega Marcello Albergoni, Country Manager LinkedIn Italia &#8211; Solo un terzo dei professionisti (35%) si sente sicuro sulle competenze da sviluppare, eppure molti investono personalmente nella propria crescita. Questo dato rivela una grande opportunit\u00e0 per le aziende: promuovere una cultura di formazione continua, supportando i dipendenti nella trasformazione digitale e offrendo strumenti per creare percorsi personalizzati e strutturati. \u00c8 proprio facendo leva su questo approccio positivo al cambiamento che i leader devono fare la differenza: fornendo formazione, strumenti chiari e, soprattutto, creando un clima di fiducia e collaborazione intergenerazionale.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"formatted-text\">\n<h3>I risultati globali della ricerca<\/h3>\n<p>Quasi la met\u00e0 dei professionisti italiani (44%) afferma che apprendere nuove skill IA \u00e8 come svolgere un secondo lavoro. Nonostante la forte accelerazione nel ricorso all\u2019IA, pi\u00f9 di 7 professionisti su 10 (74%) sono convinti che nessuna tecnologia potr\u00e0 mai sostituire l\u2019intuito umano e i consigli delle persone di fiducia. Solo il 28% si sente a proprio agio nell\u2019utilizzare l\u2019IA per svolgere attivit\u00e0 semplici, con forti differenze tra fasce d\u2019et\u00e0: il 49% dei giovanissimi (18-24) contro appena il 19% dei senior (55-77). Pi\u00f9 della met\u00e0 (55%) trova che l\u2019IA sia utile per scrivere o redigere contenuti, ma che non lo sia altrettanto nel supportare scelte e decisioni aziendali. E il 40% esprime preoccupazioni etiche sull\u2019utilizzo dell\u2019IA nei processi decisionali. Da un lato quindi cresce l\u2019ottimismo \u2013 con pi\u00f9 della met\u00e0 (54%) dei lavoratori che crede che l\u2019IA migliorer\u00e0 la gestione quotidiana dei propri compiti \u2013 dall\u2019altro resta forte la sensazione di essere in ritardo che riguarda oltre un terzo dei professionisti italiani (34%), i quali dichiarano di sentirsi sopraffatti dalla rapidit\u00e0 con cui si \u00e8 chiamati a \u201ccapire l\u2019IA\u201d.<br \/>\nNon solo, quasi la met\u00e0 dei lavoratori italiani (47%) ha la percezione di non sfruttare appieno le potenzialit\u00e0 dell\u2019IA nel proprio lavoro. Un dato che sale significativamente tra i pi\u00f9 giovani e che riflette una tendenza trasversale: l\u2019incertezza su come l\u2019IA potrebbe cambiare il proprio ruolo professionale nell\u2019immediato futuro (3-5 anni), con un 35% che si dichiara impreparato a gestire un\u2019eventuale transizione.<br \/>\nIn un contesto sempre pi\u00f9 automatizzato, ribadito il valore del fattore umano: per il 37% nulla pu\u00f2 sostituire la profondit\u00e0 del dialogo e del confronto tra colleghi, mentre il 33% sottolinea che crescita e successo professionale dipendono anche e in gran parte da empatia e intelligenza emotiva.<br \/>\nNonostante la crescente adozione dell\u2019IA, il 74% degli intervistati ritiene che il giudizio delle persone e la loro capacit\u00e0 di intuizione, rafforzata dal confronto con colleghi e pari, non possano essere eguagliate dall\u2019intelligenza artificiale. In effetti, il 57% afferma di sentirsi pi\u00f9 sicuro nelle decisioni quando pu\u00f2 contare sul supporto della propria rete professionale.<br \/>\nSempre secondo l\u2019indagine LinkedIn, l\u2019IA sta anche modificando la dinamica tra colleghi: il 17% afferma di aver rivolto una domanda a un tool IA che avrebbe normalmente posto a un collega o al manager, e il 24% segnala che l\u2019IA ha effettivamente liberato tempo utile per la socialit\u00e0 e il confronto con i colleghi. Uno scenario in chiaroscuro, da cui emerge per\u00f2 che, oltre alla formazione tecnica, le aziende dovranno costruire fiducia anche sul piano dei valori e della trasparenza nell\u2019adozione dell\u2019IA.<\/p>\n<h2>Informarsi al tempo dell\u2019AI: il valore delle fonti<\/h2>\n<p>Quando si parla di informarsi e rimanere aggiornati attraverso la fruizione di contenuti rilevanti per la propria categoria, i fattori che generano fiducia tra i professionisti sono chiari: la trasparenza sulle fonti e i dati (39%), la pertinenza e accuratezza delle informazioni (38%) e la credibilit\u00e0 di chi condivide i contenuti (33%). Anche la reputazione della piattaforma da cui si attingono le informazioni, al di l\u00e0 dell\u2019autore, \u00e8 considerata rilevante dal 31%. Ma, in fin dei conti, \u00e8 la voce degli esperti che conta: l\u201985% dei professionisti italiani dichiara che creator e thought leader influenzano notevolmente la propria propensione a interagire con contenuti online, con un 16% che segue attivamente un professionista che considera un esperto del settore. Infine, la dimensione relazionale \u00e8 cruciale anche per informarsi, favorendo l\u2019interazione con i contenuti disponibili online: il 25% preferisce video brevi condivisi da persone della propria rete, percepiti come pi\u00f9 autentici e affidabili, mentre il 18% si sente coinvolto da post personali che raccontano esperienze dirette.<\/p>\n<\/div>\n<p>[analyse_source url=&#8221;https:\/\/gazzettadelsud.it\/articoli\/noi-magazine\/2025\/12\/20\/giovani-professioni-e-ai-cambiare-senza-perdere-umanita-e-benessere-ca04b618-fefd-4756-b434-af8a2db8026b\/&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/gsud.cdn-immedia.net\/2025\/12\/G.Buttazzo_Formez-970&#215;485.png&#8221;] Nessuna tecnologia potr\u00e0 mai sostituire l\u2019intuito umano e i consigli delle persone di fiducia, mentre l\u2019incalzare delle novit\u00e0 pur generando entusiasmo impone una necessit\u00e0 di continuo aggiornamento che mette a rischio il benessere. 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