{"id":1747088,"date":"2026-02-01T07:37:41","date_gmt":"2026-02-01T04:37:41","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1747088"},"modified":"2026-02-01T07:37:41","modified_gmt":"2026-02-01T04:37:41","slug":"mura-poligonali-tra-mito-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1747088","title":{"rendered":"Mura poligonali: tra mito e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>[analyse_image type=&#8221;featured&#8221; src=&#8221;https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/resizer\/600\/315\/true\/2026_02_01\/ssgisgsgsggssgh-1769931393286.png&#8211;mura_poligonali__tra_mito_e_realta.png?1769931393418&#8243;]<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Zone<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Tutti i comuni<\/p>\n<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Sorvegliano dall\u2019alto le citt\u00e0 in cui sorgono e raccontano una storia antichissima. Le mura poligonali sono un miracolo architettonico che attraversa i millenni, tra storia, mito e ingegneria. In questa intervista, Daniele Baldassarre, architetto e fondatore del Centro Studi sull\u2019opera poligonale, propone un excursus su queste imponenti e affascinanti strutture megalitiche, diffuse soprattutto nel Lazio meridionale.<\/p>\n<p><strong>Architetto Baldassarre, cosa l\u2019ha spinta a fondare il Centro Studi sull\u2019opera poligonale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl Centro studi \u00e8 nato circa venti anni fa perch\u00e9 il nostro territorio, il Lazio meridionale, \u00e8 una delle aree nel mondo, probabilmente, e sicuramente nell\u2019area del Mediterraneo, dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alta densit\u00e0 di architetture in opera poligonale. Mura di questo tipo si possono trovare anche in Giappone, a Kyoto per esempio, nei giardini imperiali, ma sono di epoca successiva, del 1600. Si possono trovare anche sull\u2019Isola di Pasqua, si trovano in Sud America, come sappiamo, in Per\u00f9 e comunque in tutta l\u2019area mediterranea. Ma ci\u00f2 che con il Centro studi volevamo e vogliamo mettere in evidenza \u00e8 la particolare ricchezza di presenze in quello che era il Latium antico, cio\u00e8 nella Regio I della definizione regionale augustea\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando si parla di mura ciclopiche, in Ciociaria si pensa ai centri fortificati di Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino, ma ce ne sono altre?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNella Regio I, Latium et Campania, troviamo le famose cinque citt\u00e0 di Saturno, ma in questo ambito territoriale ci sono centinaia e centinaia di siti. Per cui, con la collaborazione di archeologi, architetti e di molti appassionati di storia locale, ognuno dei quali ha contribuito con informazioni sul proprio paese, abbiamo avviato un grande lavoro di raccolta dati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi \u00e8 stata fatto una sorta di censimento delle mura poligonali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 stata fatta una mappatura delle mura. Conosciamo bene Alatri e Ferentino, ma, come dicevamo, nel Lazio ce ne sono molte di pi\u00f9. Il Lazio arcaico partiva dal Tevere e arrivava fino a Liris, l\u2019attuale Liri-Garigliano, quindi il \u201cvero\u201d Lazio corrisponde oggi alla parte meridionale della regione, mentre a nord del Tevere c\u2019era la Tuscia. Gi\u00e0 a Roma si trova un breve tratto di mura con blocchi di forma poligonale in tufo ma di piccole dimensioni. Invece un primo esempio emblematico di opera poligonale che mi viene in mente \u00e8 a Palestrina. Oggi Palestrina e Castel San Pietro sono comuni distinti, ma un tempo formavano un\u2019unica citt\u00e0, Preneste, con Castel San Pietro come acropoli. Le mura, quindi, cingevano l\u2019intero monte e raggiungevano un\u2019estensione enorme. A Palestrina le mura sostenevano anche i terrazzamenti del grande santuario della Fortuna Primigenia e delimitavano l\u2019intero territorio tra la citt\u00e0 e l\u2019acropoli. In questo modo garantivano difesa e organizzazione del territorio urbano e agricolo, proteggendo sia gli edifici sacri sia le aree circostanti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi la funzione delle mura non era soltanto difensiva?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEsatto. Esistevano mura urbane, mura di acropoli e mura che fungevano da terrazzamenti o da sostruzioni. Il nostro territorio \u00e8 prevalentemente montuoso e collinare. In periodo repubblicano, nel primo millennio avanti Cristo, sorsero centinaia di ville rustiche, vere e proprie fattorie. Per livellare il terreno si costruivano grandi terrazzamenti in opera poligonale, perch\u00e9 questo tipo di muratura ha una resistenza molto alta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista tecnico e strutturale, cosa le rende straordinarie?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI massi sono perfettamente incastrati tra loro senza l\u2019uso di leganti. Si parla di \u201copera poligonale\u201d proprio perch\u00e9 ogni blocco ha una forma poligonale. Ad Alatri, per esempio, su un singolo masso si contano fino a dodici spigoli. Questo tipo di incastro non solo crea un disegno armonioso, ma conferisce alle mura un\u2019elevata resistenza, appunto, e un\u2019ottima capacit\u00e0 antisismica. Sono strutture cos\u00ec solide che, come dimostra l\u2019acropoli di Alatri, hanno superato nei secoli numerosi terremoti. Quello che sorprende non \u00e8 soltanto la loro stabilit\u00e0, ma anche la precisione e la complessit\u00e0 del mosaico di blocchi che le compone\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sulla loro costruzione resta un alone di mistero: come potevano essere realizzate all\u2019epoca opere con blocchi cos\u00ec grandi e senza l\u2019uso di leganti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCome facevano? In parte resta un mistero. Architetti come Leon Battista Alberti e Palladio se ne sono occupati. Palladio ipotizzava l\u2019uso di un regolo di piombo, che poteva essere piegato, per ricavare dalla pietra gi\u00e0 posizionata la forma esatta del blocco da inserire. Ma resta il fatto che queste maestranze dovevano essere altamente specializzate. C\u2019\u00e8 poi un aspetto interessante: i blocchi pi\u00f9 grandi venivano posizionati per ultimi in alto, creando una precompressione. Oggi usiamo lo stesso principio nelle travi dei ponti autostradali. Con queste grandi pietre superiori, visto il peso, le mura diventavano difficili da scardinare. Spesso le cave venivano aperte direttamente sulla cima dei monti, come ad Alatri, e i blocchi venivano fatti scendere a valle. \u00c8 un\u2019opera di vera e propria paleoingegneria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Troviamo le mura poligonali anche nella letteratura di viaggio&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTra i viaggiatori del passato, Goethe \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 noti. Ne fece un disegno abbastanza fedele durante il suo viaggio tra Roma e Napoli, lungo i Monti Lepini. Ancora prima, Ciriaco d\u2019Ancona aveva gi\u00e0 parlato delle mura poligonali, mentre come gi\u00e0 detto grandi architetti quali Leon Battista Alberti e Palladio ne studiarono le tecniche. Il Grand Tour porta tanti personaggi nel Lazio. Anche se molti passavano sulla via Appia per andare a Napoli, alcuni, quelli che il professor Vincenzo De Caprio, uno dei padri della letteratura di viaggio in Italia, definisce viaggiatori di scoperta, si staccavano dai percorsi abituali del Grand Tour e venivano verso l\u2019interno, e quindi arrivavano appunto ad Alatri, a Ferentino, fino ad Atina. Anche scrittori come Andersen e Dumas ne parlano. Il primo nel suo romanzo \u201cL\u2019improvvisatore\u201d racconta di briganti che si rifugiavano tra queste rovine, il secondo nel libro \u201cDa Napoli a Roma\u201d descrive con entusiasmo le mura di Arce, ancora oggi poco conosciute\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si parla di mito legato alle mura?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer il legame con il mito di Saturno. Virgilio stesso nell\u2019Eneide fa riferimento a questa terra e alla presenza del dio. E afferma che il Lazio si chiami cos\u00ec dal suo latitare nel nostra territorio, perch\u00e9, cacciato dall\u2019Olimpo dal figlio Giove, trov\u00f2 rifugio qui e insegn\u00f2 ai popoli dei monti l\u2019agricoltura e a costruire mura. Quella delle cinque citt\u00e0 di Saturno, invece, \u00e8 leggenda medievale, perch\u00e9 i testi classici non parlano di Arpino, Atina, Ferentino, Anagni e Alatri, ma di terra di Saturno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista strutturale, in cosa si assomigliano e in cosa si differenziano le mura?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTradizionalmente si parlava di quattro maniere dell\u2019opera poligonale, secondo la classificazione di Giuseppe Lugli. La prima \u00e8 abbastanza rustica, la seconda pi\u00f9 lavorata, e la terza, come osservavano, meravigliati, i viaggiatori dell\u2019Ottocento, \u00e8 quella fatta in maniera tale che non si riesce a infilare neppure un foglio di carta tra un blocco e l\u2019altro. Un esempio \u00e8 il cosiddetto Ierone dell\u2019Acropoli di Alatri, il basamento che sta sotto la cattedrale. Su queste mura nel tempo sono cresciute altre architetture ed \u00e8 proprio questa stratificazione che rende affascinante il Lazio antico. Le mura in terza maniera sono abbastanza diffuse e molto simili, tanto che a volte si pu\u00f2 confondere una citt\u00e0 con un\u2019altra: ad Amelia, in Umbria, proiettando immagini di Alatri, l\u2019assessore alla cultura mi chiese se fossero le mura della sua citt\u00e0 perch\u00e9 la somiglianza era sorprendente, nonostante la distanza di centinaia di chilometri tra i due centri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Invece per quanto riguarda i materiali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn archeologo che si \u00e8 occupato moltissimo di questo tema, Francesco Maria Cifarelli, parla di \u201cLazio del calcare\u201d, perch\u00e9 prevalentemente le mura sono costruite con esso. Anche nel resto dell\u2019area mediterranea il materiale principale rimane il calcare: pensiamo alla Grecia, a siti come Micene o Tirinto, e alla Turchia. Dove non c\u2019\u00e8 il calcare, invece, si possono trovare mura poligonali in tufo. Ai Castelli Romani, per esempio, ci sono tratti di mura in opera poligonale, e l\u00ec, essendo una zona vulcanica, il materiale non \u00e8 appunto calcareo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 iniziato il filone di ricerca sulle mura poligonali e quali figure sono state fondamentali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDall\u2019inizio dell\u2019Ottocento si registra una vera esplosione di studi sulle mura poligonali, grazie soprattutto all\u2019abate francese Petit-Radel. Durante la Rivoluzione francese si rifugi\u00f2 a Roma e, su indicazione del duca Caetani, sal\u00ec sul Monte Circeo, dove scopr\u00ec mura poligonali in terza maniera. Da quell\u2019esperienza nacque una grande passione, e rientrato in Francia, con l\u2019appoggio di Napoleone, lanci\u00f2 un appello ai sapienti d\u2019Europa affinch\u00e9 documentassero le mura incontrate nei loro viaggi. Questo stimol\u00f2 l\u2019interesse di molti studiosi anche nel nostro territorio. Tra loro Marianna Candidi Dionigi, che realizz\u00f2 un grande album con incisioni e testi dedicati alle cinque citt\u00e0 di Saturno. Frequentando Ferentino, a cui era legata per motivi familiari, visit\u00f2 poi anche Alatri, Arpino, Atina e Anagni. Proprio ad Anagni, non trovando mura in opera poligonale, espresse dubbi sulla sua fondazione saturnia. In effetti la cinta urbana \u00e8 in opera quadrata, ma nella campagna ci sono terrazzamenti in opera poligonale. C\u2019\u00e8 da dire che Anagni, citt\u00e0 sacra degli Ernici, fu distrutta dai Romani che ne ricostruirono le difese. \u00c8 quindi possibile che le mura poligonali originarie siano state eliminate. Ma questo riapre l\u2019annoso tema su chi furono i primi costruttori\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Edizione digitale<\/p>\n<div class=\"text\" data-key=\"text\">Sorvegliano dall\u2019alto le citt\u00e0 in cui sorgono e raccontano una storia antichissima. Le mura poligonali sono un miracolo architettonico che attraversa i millenni, tra storia, mito e ingegneria. In questa intervista, Daniele Baldassarre, architetto e fondatore del Centro Studi sull\u2019opera poligonale, propone un excursus su queste imponenti e affascinanti strutture megalitiche, diffuse soprattutto nel Lazio meridionale. Architetto Baldassarre, cosa l\u2019ha spinta a fondare il Centro Studi sull\u2019opera poligonale? \u00abIl Centro studi \u00e8 nato circa venti anni fa perch\u00e9 il nostro territorio, il Lazio meridionale, \u00e8 una delle aree nel mondo, probabilmente, e sicuramente nell\u2019area del Mediterraneo, dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alta densit\u00e0 di architetture in opera poligonale. Mura di questo tipo si possono trovare anche in Giappone, a Kyoto per esempio, nei giardini imperiali, ma sono di epoca successiva, del 1600. Si possono trovare anche sull\u2019Isola di Pasqua, si trovano in Sud America, come sappiamo, in Per\u00f9 e comunque in tutta l\u2019area mediterranea. Ma ci\u00f2 che con il Centro studi volevamo e vogliamo mettere in evidenza \u00e8 la particolare ricchezza di presenze in quello che era il Latium antico, cio\u00e8 nella Regio I della definizione regionale augustea\u00bb. Quando si parla di mura ciclopiche, in Ciociaria si pensa ai centri fortificati di Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino, ma ce ne sono altre? \u00abNella Regio I, Latium et Campania, troviamo le famose cinque citt\u00e0 di Saturno, ma in questo ambito territoriale ci sono centinaia e centinaia di siti. Per cui, con la collaborazione di archeologi, architetti e di molti appassionati di storia locale, ognuno dei quali ha contribuito con informazioni sul proprio paese, abbiamo avviato un grande lavoro di raccolta dati\u00bb. Quindi \u00e8 stata fatto una sorta di censimento delle mura poligonali? \u00ab\u00c8 stata fatta una mappatura delle mura. Conosciamo bene Alatri e Ferentino, ma, come dicevamo, nel Lazio ce ne sono molte di pi\u00f9. Il Lazio arcaico partiva dal Tevere e arrivava fino a Liris, l\u2019attuale Liri-Garigliano, quindi il \u201cvero\u201d Lazio corrisponde oggi alla parte meridionale della regione, mentre a nord del Tevere c\u2019era la Tuscia. Gi\u00e0 a Roma si trova un breve tratto di mura con blocchi di forma poligonale in tufo ma di piccole dimensioni. Invece un primo esempio emblematico di opera poligonale che mi viene in mente \u00e8 a Palestrina. Oggi Palestrina e Castel San Pietro sono comuni distinti, ma un tempo formavano un\u2019unica citt\u00e0, Preneste, con Castel San Pietro come acropoli. Le mura, quindi, cingevano l\u2019intero monte e raggiungevano un\u2019estensione enorme. A Palestrina le mura sostenevano anche i terrazzamenti del grande santuario della Fortuna Primigenia e delimitavano l\u2019intero territorio tra la citt\u00e0 e l\u2019acropoli. In questo modo garantivano difesa e organizzazione del territorio urbano e agricolo, proteggendo sia gli edifici sacri sia le aree circostanti\u00bb. Quindi la funzione delle mura non era soltanto difensiva? \u00abEsatto. Esistevano mura urbane, mura di acropoli e mura che fungevano da terrazzamenti o da sostruzioni. Il nostro territorio \u00e8 prevalentemente montuoso e collinare. In periodo repubblicano, nel primo millennio avanti Cristo, sorsero centinaia di ville rustiche, vere e proprie fattorie. Per livellare il terreno si costruivano grandi terrazzamenti in opera poligonale, perch\u00e9 questo tipo di muratura ha una resistenza molto alta\u00bb. Dal punto di vista tecnico e strutturale, cosa le rende straordinarie? \u00abI massi sono perfettamente incastrati tra loro senza l\u2019uso di leganti. Si parla di \u201copera poligonale\u201d proprio perch\u00e9 ogni blocco ha una forma poligonale. Ad Alatri, per esempio, su un singolo masso si contano fino a dodici spigoli. Questo tipo di incastro non solo crea un disegno armonioso, ma conferisce alle mura un\u2019elevata resistenza, appunto, e un\u2019ottima capacit\u00e0 antisismica. Sono strutture cos\u00ec solide che, come dimostra l\u2019acropoli di Alatri, hanno superato nei secoli numerosi terremoti. Quello che sorprende non \u00e8 soltanto la loro stabilit\u00e0, ma anche la precisione e la complessit\u00e0 del mosaico di blocchi che le compone\u00bb. Sulla loro costruzione resta un alone di mistero: come potevano essere realizzate all\u2019epoca opere con blocchi cos\u00ec grandi e senza l\u2019uso di leganti? \u00abCome facevano? In parte resta un mistero. Architetti come Leon Battista Alberti e Palladio se ne sono occupati. Palladio ipotizzava l\u2019uso di un regolo di piombo, che poteva essere piegato, per ricavare dalla pietra gi\u00e0 posizionata la forma esatta del blocco da inserire. Ma resta il fatto che queste maestranze dovevano essere altamente specializzate. C\u2019\u00e8 poi un aspetto interessante: i blocchi pi\u00f9 grandi venivano posizionati per ultimi in alto, creando una precompressione. Oggi usiamo lo stesso principio nelle travi dei ponti autostradali. Con queste grandi pietre superiori, visto il peso, le mura diventavano difficili da scardinare. Spesso le cave venivano aperte direttamente sulla cima dei monti, come ad Alatri, e i blocchi venivano fatti scendere a valle. \u00c8 un\u2019opera di vera e propria paleoingegneria\u00bb. Troviamo le mura poligonali anche nella letteratura di viaggio&#8230; \u00abTra i viaggiatori del passato, Goethe \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 noti. Ne fece un disegno abbastanza fedele durante il suo viaggio tra Roma e Napoli, lungo i Monti Lepini. Ancora prima, Ciriaco d\u2019Ancona aveva gi\u00e0 parlato delle mura poligonali, mentre come gi\u00e0 detto grandi architetti quali Leon Battista Alberti e Palladio ne studiarono le tecniche. Il Grand Tour porta tanti personaggi nel Lazio. Anche se molti passavano sulla via Appia per andare a Napoli, alcuni, quelli che il professor Vincenzo De Caprio, uno dei padri della letteratura di viaggio in Italia, definisce viaggiatori di scoperta, si staccavano dai percorsi abituali del Grand Tour e venivano verso l\u2019interno, e quindi arrivavano appunto ad Alatri, a Ferentino, fino ad Atina. Anche scrittori come Andersen e Dumas ne parlano. Il primo nel suo romanzo \u201cL\u2019improvvisatore\u201d racconta di briganti che si rifugiavano tra queste rovine, il secondo nel libro \u201cDa Napoli a Roma\u201d descrive con entusiasmo le mura di Arce, ancora oggi poco conosciute\u00bb. Perch\u00e9 si parla di mito legato alle mura? \u00abPer il legame con il mito di Saturno. Virgilio stesso nell\u2019Eneide fa riferimento a questa terra e alla presenza del dio. E afferma che il Lazio si chiami cos\u00ec dal suo latitare nel nostra territorio, perch\u00e9, cacciato dall\u2019Olimpo dal figlio Giove, trov\u00f2 rifugio qui e insegn\u00f2 ai popoli dei monti l\u2019agricoltura e a costruire mura. Quella delle cinque citt\u00e0 di Saturno, invece, \u00e8 leggenda medievale, perch\u00e9 i testi classici non parlano di Arpino, Atina, Ferentino, Anagni e Alatri, ma di terra di Saturno\u00bb. Dal punto di vista strutturale, in cosa si assomigliano e in cosa si differenziano le mura? \u00abTradizionalmente si parlava di quattro maniere dell\u2019opera poligonale, secondo la classificazione di Giuseppe Lugli. La prima \u00e8 abbastanza rustica, la seconda pi\u00f9 lavorata, e la terza, come osservavano, meravigliati, i viaggiatori dell\u2019Ottocento, \u00e8 quella fatta in maniera tale che non si riesce a infilare neppure un foglio di carta tra un blocco e l\u2019altro. Un esempio \u00e8 il cosiddetto Ierone dell\u2019Acropoli di Alatri, il basamento che sta sotto la cattedrale. Su queste mura nel tempo sono cresciute altre architetture ed \u00e8 proprio questa stratificazione che rende affascinante il Lazio antico. Le mura in terza maniera sono abbastanza diffuse e molto simili, tanto che a volte si pu\u00f2 confondere una citt\u00e0 con un\u2019altra: ad Amelia, in Umbria, proiettando immagini di Alatri, l\u2019assessore alla cultura mi chiese se fossero le mura della sua citt\u00e0 perch\u00e9 la somiglianza era sorprendente, nonostante la distanza di centinaia di chilometri tra i due centri\u00bb. Invece per quanto riguarda i materiali? \u00abUn archeologo che si \u00e8 occupato moltissimo di questo tema, Francesco Maria Cifarelli, parla di \u201cLazio del calcare\u201d, perch\u00e9 prevalentemente le mura sono costruite con esso. Anche nel resto dell\u2019area mediterranea il materiale principale rimane il calcare: pensiamo alla Grecia, a siti come Micene o Tirinto, e alla Turchia. Dove non c\u2019\u00e8 il calcare, invece, si possono trovare mura poligonali in tufo. Ai Castelli Romani, per esempio, ci sono tratti di mura in opera poligonale, e l\u00ec, essendo una zona vulcanica, il materiale non \u00e8 appunto calcareo\u00bb. Come \u00e8 iniziato il filone di ricerca sulle mura poligonali e quali figure sono state fondamentali? \u00abDall\u2019inizio dell\u2019Ottocento si registra una vera esplosione di studi sulle mura poligonali, grazie soprattutto all\u2019abate francese Petit-Radel. Durante la Rivoluzione francese si rifugi\u00f2 a Roma e, su indicazione del duca Caetani, sal\u00ec sul Monte Circeo, dove scopr\u00ec mura poligonali in terza maniera. Da quell\u2019esperienza nacque una grande passione, e rientrato in Francia, con l\u2019appoggio di Napoleone, lanci\u00f2 un appello ai sapienti d\u2019Europa affinch\u00e9 documentassero le mura incontrate nei loro viaggi. Questo stimol\u00f2 l\u2019interesse di molti studiosi anche nel nostro territorio. Tra loro Marianna Candidi Dionigi, che realizz\u00f2 un grande album con incisioni e testi dedicati alle cinque citt\u00e0 di Saturno. Frequentando Ferentino, a cui era legata per motivi familiari, visit\u00f2 poi anche Alatri, Arpino, Atina e Anagni. Proprio ad Anagni, non trovando mura in opera poligonale, espresse dubbi sulla sua fondazione saturnia. In effetti la cinta urbana \u00e8 in opera quadrata, ma nella campagna ci sono terrazzamenti in opera poligonale. C\u2019\u00e8 da dire che Anagni, citt\u00e0 sacra degli Ernici, fu distrutta dai Romani che ne ricostruirono le difese. \u00c8 quindi possibile che le mura poligonali originarie siano state eliminate. 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