{"id":1540816,"date":"2026-01-27T12:00:00","date_gmt":"2026-01-27T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1540816"},"modified":"2026-01-27T12:00:00","modified_gmt":"2026-01-27T09:00:00","slug":"leconomia-americana-e-i-dazi-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1540816","title":{"rendered":"L\u2019economia americana e i dazi di Trump"},"content":{"rendered":"<p><article class=\"article-open\n                    \"><\/p>\n<div class=\"article__head\">\n<div class=\"d-flex align-items-center justify-content-between\">\n<h5 class=\"article__category\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/publisher\/Editoriale\/section\/\">L&#8217;Editoriale<\/a><\/h5>\n<h5 class=\"article__category\">\n<p>                Marted\u00ec 27 Gennaio 2026<br \/>\n    <\/h5>\n<\/div>\n<h1 class=\"article__title\">\n    L\u2019economia americana e i dazi di Trump<br \/>\n<\/h1>\n<div class=\"article__entry\">\n<p class=\"mb-0\"><span class=\"keyword\">MONDO.<\/span>  A Davos, Trump ha fatto capire ai leader europei che non intende assolutamente rinfoderare la spada dei dazi sui Paesi europei.\n        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article__contacts\">\n<div class=\"author article__author\">\n<div class=\"author_container\">\n<figure><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/account\/journalist\/aldo-amati_1382\/\"><img decoding=\"async\" width=\"30\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/default_user-114.png\" alt=\"Aldo Amati\" title=\"default_user-114\"><\/a><\/figure>\n<div class=\"author__content\">\n<h5><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/account\/journalist\/aldo-amati_1382\/\">Aldo Amati<\/a><\/h5>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"socials\">\n<ul>\n<li><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https%3A%2F%2Fwww.ecodibergamo.it%2Fstories%2Fpremium%2FEditoriale%2Fleconomia-americana-e-i-dazi-di-trump-o_3615224_11%2F\" data-text=\"L\u2019economia americana e 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stabilit\u00e0 del dollaro\" data-title=\"Per i mercati conta la percezione della sicurezza del debito Usa e della stabilit\u00e0 del dollaro\" data-credits=\"ansa\"><img decoding=\"async\" width=\"100%\" alt=\"Per i mercati conta la percezione della sicurezza del debito Usa e della stabilit\u00e0 del dollaro\" title=\"Per i mercati conta la percezione della sicurezza del debito Usa e della stabilit\u00e0 del dollaro\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/leconomia-americana-e-i-dazi-di-trump_acef854a-fb4b-11f0-b4a1-45a31a2180f5_1920_1080_v3_large_libera.jpg\"><\/a><figcaption>\n        Per i mercati conta la percezione della sicurezza del debito Usa e della stabilit\u00e0 del dollaro<\/p>\n<p>\n            (Foto di<br \/>\n            ansa)<\/p>\n<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"qiota_reserve\">\n<div class=\"story\">\n<div class=\"article-body\">\n<p> Quando tutti avevano tirato un respiro di sollievo per la decisione del presidente americano di ritornare sui suoi passi circa i dazi da imporre a 8 Paesi per l\u2019atteggiamento poco conciliante sulle sue pretese sulla<strong class=\"nero\"> Groenlandia<\/strong>, s\u2019\u00e8 profilata una nuova minaccia. Questa volta il tycoon americano ha ammonito gli alleati oltre Atlantico a non ridurre le proprie posizioni nei <strong class=\"nero\">titoli di Stato americani<\/strong>, pena l\u2019imposizione di nuove tariffe commerciali.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p> Il nuovo diktat non \u00e8 certo estemporaneo, ma deriva da un progressivo disimpegno di alcuni detentori esteri, soprattutto <strong class=\"nero\">Cina e Giappone <\/strong>ma anche <strong class=\"nero\">Lussemburgo e Svizzera<\/strong>, che sembra essere iniziato a Pechino gi\u00e0 nel 2018 ma che ha subito un\u2019accelerazione negli ultimi 2-3 anni. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h2 class=\"title-line\"> Verso un indebolimento del dollaro?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Le ragioni di tale tendenza sono varie: nel caso giapponese, ad esempio, si tratta di difendere la propria valuta con interventi sul mercato valutario viste le pressioni sullo yen. Quali potrebbero essere le conseguenze nel medio-lungo periodo? G<span class>eopoliticamente scatta un <strong class=\"nero\">campanello d\u2019allarme sul dollaro<\/strong>: si vuole ridurre la dipendenza dal biglietto verde, diversificando le riserve valutarie globali e orientandosi verso altri strumenti denominati in euro, yuan (la moneta cinese) e oro. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><span class>A Washington si guarda a tutto ci\u00f2 con crescente timore: se le vendite subissero una progressiva accelerazione, i rendimenti sui titoli americani dovrebbero crescere portando con s\u00e9 un<strong class=\"nero\"> aumento dei tassi di interesse <\/strong>e una pressione sui costi di finanziamento con un impatto negativo sulla gestione del gi\u00e0 esorbitante debito pubblico. Il deflusso di capitali e la sfiducia nei titoli americani potrebbero probabilmente <\/span>tradursi in un<strong class=\"nero\"> indebolimento del dollaro<\/strong>. Sullo sfondo c\u2019\u00e8 anche l\u2019eventualit\u00e0 di una contrazione creditizia con riflesso negativo sulla stessa crescita economica. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h2 class=\"title-line\"> Un ordine economico post dollaro<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772PaC\">Lo scenario appena delineato non deve essere sovrastimato per i suoi effetti negativi fintanto che il dollaro mantiene un ruolo dominante come strumento di pagamenti internazionali. Tuttavia quel che conta per i mercati \u00e8<strong class=\"nero\"> la percezione della sicurezza del debito Usa <\/strong>e della stabilit\u00e0 del dollaro. Tali considerazioni potrebbero incentivare Paesi come i <strong class=\"nero\">Brics<\/strong> a muoversi con maggiore convinzione sulla strada della costruzione di un ordine economico post dollaro. Anche alla luce dell\u2019imminente cambio alla guida della Federal Reserve con la nomina di una persona di stretta lealt\u00e0 a Trump, i Paesi \u00abrevisionisti\u00bb intendono ridurre la dipendenza strutturale dei loro sistemi dalle istituzioni occidentali, mirando ad un\u2019autonomia finanziaria sovrana e alla nascita di infrastrutture alternative.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772NYF\"> Segnali ben precisi sono gi\u00e0 in atto da tempo: la nascita nel 2014 della<strong class=\"nero\"> Nuova Banca di Sviluppo<\/strong> (il cui 30% dei prestiti \u00e8 stato concesso in yuan, real o rand) e sistemi di pagamento che comportano circuiti alternativi allo Swift, oggi usato da oltre 1.400 istituzioni in 120 Paesi. Fortunatamente per Washington (e per noi europei) anche qui la geopolitica ci mette lo zampino, perch\u00e9 <strong class=\"nero\">Russia e India sono riluttanti per ora a mettersi nella mani di una Cina dominante<\/strong>, mentre non esiste ancora una vera e propria integrazione monetaria o fiscale. Certamente la tendenza \u00e8 quella di un\u2019espansione graduale di zone di pagamento in valute locali che ridurranno la quota di dollari nel commercio Sud-Sud. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h2 class=\"title-line\"> Cosa si pu\u00f2 prevedere per il 2026?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>L\u2019incognita maggiore rimangono le politiche della<strong class=\"nero\"> Federal Reserve <\/strong>che da sempre \u00e8 stata chiamata a <strong class=\"nero\">contenere la volatilit\u00e0 <\/strong>agendo con interventi coordinati, ma se il nuovo governatore della Banca centrale americana si piegasse sconsideratamente ai desideri del presidente (che indica come priorit\u00e0 la crescita dell\u2019economia e bassi tassi di interesse), i rischi di destabilizzazione del sistema aumenterebbero significativamente. Si assisterebbe, cio\u00e8, ad una<strong class=\"nero\"> tensione tra le due sponde dell\u2019Atlantico<\/strong>, un\u2019accelerazione di vendite di titoli di Stato Usa anche da parte di Paesi mediorientali e\/o asiatici e una spirale di condizioni capace di portare alla recessione. In un anno di presidenza, Trump ha perso gran parte del suo consenso tra gli elettori, ha portato una <strong class=\"nero\">diffusa turbolenza nel panorama internazionale<\/strong>, picconando soprattutto il rapporto transatlantico e scegliendo politiche militari muscolari (Iran, Venezuela, Yemen). Se nel corso di quest\u2019anno si assistesse anche a <strong class=\"nero\">choc di rilievo nell\u2019economia internazionale <\/strong>provocati da mercati sempre pi\u00f9 volatili, crack delle Borse o gestioni dissennate a livello istituzionale, le prospettive per il cittadino comune in possesso di risparmi di una vita si farebbero certamente poco rosee.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p class=\"articolo-riservato\">\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n                        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<div class=\"tags-cont\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/local\/mondo\/mondo\/1\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Mondo<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/economia-affari-e-finanza_118_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Economia, affari e finanza<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/finanza-generico_945_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Finanza (generico)<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/economia-generico_627_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Economia (generico)<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica_1_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Politica<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica-interna_5_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">politica interna<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/agitazioniconflitti-guerre_137_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Agitazioni,Conflitti, Guerre<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/guerra_138_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Guerra<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/brics_60011_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Brics<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/federal-reserve_16051_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">federal reserve<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/swift_169607_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Swift<\/div>\n<p><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div class=\"story\">\n<div class=\"article-body\">\n<p> Quando tutti avevano tirato un respiro di sollievo per la decisione del presidente americano di ritornare sui suoi passi circa i dazi da imporre a 8 Paesi per l\u2019atteggiamento poco conciliante sulle sue pretese sulla<strong class=\"nero\"> Groenlandia<\/strong>, s\u2019\u00e8 profilata una nuova minaccia. Questa volta il tycoon americano ha ammonito gli alleati oltre Atlantico a non ridurre le proprie posizioni nei <strong class=\"nero\">titoli di Stato americani<\/strong>, pena l\u2019imposizione di nuove tariffe commerciali.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p> Il nuovo diktat non \u00e8 certo estemporaneo, ma deriva da un progressivo disimpegno di alcuni detentori esteri, soprattutto <strong class=\"nero\">Cina e Giappone <\/strong>ma anche <strong class=\"nero\">Lussemburgo e Svizzera<\/strong>, che sembra essere iniziato a Pechino gi\u00e0 nel 2018 ma che ha subito un\u2019accelerazione negli ultimi 2-3 anni. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h2 class=\"title-line\"> Verso un indebolimento del dollaro?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Le ragioni di tale tendenza sono varie: nel caso giapponese, ad esempio, si tratta di difendere la propria valuta con interventi sul mercato valutario viste le pressioni sullo yen. Quali potrebbero essere le conseguenze nel medio-lungo periodo? G<span class>eopoliticamente scatta un <strong class=\"nero\">campanello d\u2019allarme sul dollaro<\/strong>: si vuole ridurre la dipendenza dal biglietto verde, diversificando le riserve valutarie globali e orientandosi verso altri strumenti denominati in euro, yuan (la moneta cinese) e oro. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><span class>A Washington si guarda a tutto ci\u00f2 con crescente timore: se le vendite subissero una progressiva accelerazione, i rendimenti sui titoli americani dovrebbero crescere portando con s\u00e9 un<strong class=\"nero\"> aumento dei tassi di interesse <\/strong>e una pressione sui costi di finanziamento con un impatto negativo sulla gestione del gi\u00e0 esorbitante debito pubblico. Il deflusso di capitali e la sfiducia nei titoli americani potrebbero probabilmente <\/span>tradursi in un<strong class=\"nero\"> indebolimento del dollaro<\/strong>. Sullo sfondo c\u2019\u00e8 anche l\u2019eventualit\u00e0 di una contrazione creditizia con riflesso negativo sulla stessa crescita economica. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h2 class=\"title-line\"> Un ordine economico post dollaro<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772PaC\">Lo scenario appena delineato non deve essere sovrastimato per i suoi effetti negativi fintanto che il dollaro mantiene un ruolo dominante come strumento di pagamenti internazionali. Tuttavia quel che conta per i mercati \u00e8<strong class=\"nero\"> la percezione della sicurezza del debito Usa <\/strong>e della stabilit\u00e0 del dollaro. Tali considerazioni potrebbero incentivare Paesi come i <strong class=\"nero\">Brics<\/strong> a muoversi con maggiore convinzione sulla strada della costruzione di un ordine economico post dollaro. Anche alla luce dell\u2019imminente cambio alla guida della Federal Reserve con la nomina di una persona di stretta lealt\u00e0 a Trump, i Paesi \u00abrevisionisti\u00bb intendono ridurre la dipendenza strutturale dei loro sistemi dalle istituzioni occidentali, mirando ad un\u2019autonomia finanziaria sovrana e alla nascita di infrastrutture alternative.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772NYF\"> Segnali ben precisi sono gi\u00e0 in atto da tempo: la nascita nel 2014 della<strong class=\"nero\"> Nuova Banca di Sviluppo<\/strong> (il cui 30% dei prestiti \u00e8 stato concesso in yuan, real o rand) e sistemi di pagamento che comportano circuiti alternativi allo Swift, oggi usato da oltre 1.400 istituzioni in 120 Paesi. Fortunatamente per Washington (e per noi europei) anche qui la geopolitica ci mette lo zampino, perch\u00e9 <strong class=\"nero\">Russia e India sono riluttanti per ora a mettersi nella mani di una Cina dominante<\/strong>, mentre non esiste ancora una vera e propria integrazione monetaria o fiscale. Certamente la tendenza \u00e8 quella di un\u2019espansione graduale di zone di pagamento in valute locali che ridurranno la quota di dollari nel commercio Sud-Sud. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h2 class=\"title-line\"> Cosa si pu\u00f2 prevedere per il 2026?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>L\u2019incognita maggiore rimangono le politiche della<strong class=\"nero\"> Federal Reserve <\/strong>che da sempre \u00e8 stata chiamata a <strong class=\"nero\">contenere la volatilit\u00e0 <\/strong>agendo con interventi coordinati, ma se il nuovo governatore della Banca centrale americana si piegasse sconsideratamente ai desideri del presidente (che indica come priorit\u00e0 la crescita dell\u2019economia e bassi tassi di interesse), i rischi di destabilizzazione del sistema aumenterebbero significativamente. Si assisterebbe, cio\u00e8, ad una<strong class=\"nero\"> tensione tra le due sponde dell\u2019Atlantico<\/strong>, un\u2019accelerazione di vendite di titoli di Stato Usa anche da parte di Paesi mediorientali e\/o asiatici e una spirale di condizioni capace di portare alla recessione. In un anno di presidenza, Trump ha perso gran parte del suo consenso tra gli elettori, ha portato una <strong class=\"nero\">diffusa turbolenza nel panorama internazionale<\/strong>, picconando soprattutto il rapporto transatlantico e scegliendo politiche militari muscolari (Iran, Venezuela, Yemen). Se nel corso di quest\u2019anno si assistesse anche a <strong class=\"nero\">choc di rilievo nell\u2019economia internazionale <\/strong>provocati da mercati sempre pi\u00f9 volatili, crack delle Borse o gestioni dissennate a livello istituzionale, le prospettive per il cittadino comune in possesso di risparmi di una vita si farebbero certamente poco rosee.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p> Quando tutti avevano tirato un respiro di sollievo per la decisione del presidente americano di ritornare sui suoi passi circa i dazi da imporre a 8 Paesi per l\u2019atteggiamento poco conciliante sulle sue pretese sulla<strong class=\"nero\"> Groenlandia<\/strong>, s\u2019\u00e8 profilata una nuova minaccia. Questa volta il tycoon americano ha ammonito gli alleati oltre Atlantico a non ridurre le proprie posizioni nei <strong class=\"nero\">titoli di Stato americani<\/strong>, pena l\u2019imposizione di nuove tariffe commerciali.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p> Il nuovo diktat non \u00e8 certo estemporaneo, ma deriva da un progressivo disimpegno di alcuni detentori esteri, soprattutto <strong class=\"nero\">Cina e Giappone <\/strong>ma anche <strong class=\"nero\">Lussemburgo e Svizzera<\/strong>, che sembra essere iniziato a Pechino gi\u00e0 nel 2018 ma che ha subito un\u2019accelerazione negli ultimi 2-3 anni. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h2 class=\"title-line\"> Verso un indebolimento del dollaro?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Le ragioni di tale tendenza sono varie: nel caso giapponese, ad esempio, si tratta di difendere la propria valuta con interventi sul mercato valutario viste le pressioni sullo yen. Quali potrebbero essere le conseguenze nel medio-lungo periodo? G<span class>eopoliticamente scatta un <strong class=\"nero\">campanello d\u2019allarme sul dollaro<\/strong>: si vuole ridurre la dipendenza dal biglietto verde, diversificando le riserve valutarie globali e orientandosi verso altri strumenti denominati in euro, yuan (la moneta cinese) e oro. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><span class>A Washington si guarda a tutto ci\u00f2 con crescente timore: se le vendite subissero una progressiva accelerazione, i rendimenti sui titoli americani dovrebbero crescere portando con s\u00e9 un<strong class=\"nero\"> aumento dei tassi di interesse <\/strong>e una pressione sui costi di finanziamento con un impatto negativo sulla gestione del gi\u00e0 esorbitante debito pubblico. Il deflusso di capitali e la sfiducia nei titoli americani potrebbero probabilmente <\/span>tradursi in un<strong class=\"nero\"> indebolimento del dollaro<\/strong>. Sullo sfondo c\u2019\u00e8 anche l\u2019eventualit\u00e0 di una contrazione creditizia con riflesso negativo sulla stessa crescita economica. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h2 class=\"title-line\"> Un ordine economico post dollaro<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772PaC\">Lo scenario appena delineato non deve essere sovrastimato per i suoi effetti negativi fintanto che il dollaro mantiene un ruolo dominante come strumento di pagamenti internazionali. Tuttavia quel che conta per i mercati \u00e8<strong class=\"nero\"> la percezione della sicurezza del debito Usa <\/strong>e della stabilit\u00e0 del dollaro. Tali considerazioni potrebbero incentivare Paesi come i <strong class=\"nero\">Brics<\/strong> a muoversi con maggiore convinzione sulla strada della costruzione di un ordine economico post dollaro. Anche alla luce dell\u2019imminente cambio alla guida della Federal Reserve con la nomina di una persona di stretta lealt\u00e0 a Trump, i Paesi \u00abrevisionisti\u00bb intendono ridurre la dipendenza strutturale dei loro sistemi dalle istituzioni occidentali, mirando ad un\u2019autonomia finanziaria sovrana e alla nascita di infrastrutture alternative.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p id=\"U1111551688772NYF\"> Segnali ben precisi sono gi\u00e0 in atto da tempo: la nascita nel 2014 della<strong class=\"nero\"> Nuova Banca di Sviluppo<\/strong> (il cui 30% dei prestiti \u00e8 stato concesso in yuan, real o rand) e sistemi di pagamento che comportano circuiti alternativi allo Swift, oggi usato da oltre 1.400 istituzioni in 120 Paesi. Fortunatamente per Washington (e per noi europei) anche qui la geopolitica ci mette lo zampino, perch\u00e9 <strong class=\"nero\">Russia e India sono riluttanti per ora a mettersi nella mani di una Cina dominante<\/strong>, mentre non esiste ancora una vera e propria integrazione monetaria o fiscale. Certamente la tendenza \u00e8 quella di un\u2019espansione graduale di zone di pagamento in valute locali che ridurranno la quota di dollari nel commercio Sud-Sud. <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h2 class=\"title-line\"> Cosa si pu\u00f2 prevedere per il 2026?<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>L\u2019incognita maggiore rimangono le politiche della<strong class=\"nero\"> Federal Reserve <\/strong>che da sempre \u00e8 stata chiamata a <strong class=\"nero\">contenere la volatilit\u00e0 <\/strong>agendo con interventi coordinati, ma se il nuovo governatore della Banca centrale americana si piegasse sconsideratamente ai desideri del presidente (che indica come priorit\u00e0 la crescita dell\u2019economia e bassi tassi di interesse), i rischi di destabilizzazione del sistema aumenterebbero significativamente. Si assisterebbe, cio\u00e8, ad una<strong class=\"nero\"> tensione tra le due sponde dell\u2019Atlantico<\/strong>, un\u2019accelerazione di vendite di titoli di Stato Usa anche da parte di Paesi mediorientali e\/o asiatici e una spirale di condizioni capace di portare alla recessione. In un anno di presidenza, Trump ha perso gran parte del suo consenso tra gli elettori, ha portato una <strong class=\"nero\">diffusa turbolenza nel panorama internazionale<\/strong>, picconando soprattutto il rapporto transatlantico e scegliendo politiche militari muscolari (Iran, Venezuela, Yemen). Se nel corso di quest\u2019anno si assistesse anche a <strong class=\"nero\">choc di rilievo nell\u2019economia internazionale <\/strong>provocati da mercati sempre pi\u00f9 volatili, crack delle Borse o gestioni dissennate a livello istituzionale, le prospettive per il cittadino comune in possesso di risparmi di una vita si farebbero certamente poco rosee.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p class=\"articolo-riservato\">\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n                        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<div class=\"tags-cont\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/local\/mondo\/mondo\/1\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Mondo<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/economia-affari-e-finanza_118_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Economia, affari e finanza<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/finanza-generico_945_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Finanza (generico)<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/economia-generico_627_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Economia (generico)<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica_1_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Politica<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica-interna_5_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">politica interna<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/agitazioniconflitti-guerre_137_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Agitazioni,Conflitti, Guerre<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/guerra_138_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Guerra<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/brics_60011_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Brics<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/federal-reserve_16051_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">federal reserve<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/swift_169607_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Swift<\/div>\n<p><\/a><\/div>\n<\/div>\n<p> Source URL: http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/premium\/Editoriale\/leconomia-americana-e-i-dazi-di-trump-o_3615224_11\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Editoriale Marted\u00ec 27 Gennaio 2026 L\u2019economia americana e i dazi di Trump MONDO. 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