{"id":1538125,"date":"2025-12-20T11:00:01","date_gmt":"2025-12-20T08:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1538125"},"modified":"2025-12-20T11:00:01","modified_gmt":"2025-12-20T08:00:01","slug":"i-giovani-soli-e-senza-una-guida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1538125","title":{"rendered":"I giovani? Soli e senza una guida"},"content":{"rendered":"<p role=\"heading\" class=\"text \">Zone<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Tutti i comuni<\/p>\n<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Laureata in scienze dell\u2019educazione, specializzata in pedagogia clinica. Professionista della relazione d\u2019aiuto e anche scrittrice. Con la dottoressa <strong>Marcella Ciapetti<\/strong> abbiamo parlato del rapporto tra genitori e figli, di come \u00e8 cambiato e di quello che si pu\u00f2 e si deve fare.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dei genitori rispetto al secolo precedente \u00e8 cambiato. Una crisi dell\u2019affermazione genitoriale o uno scioglimento delle gerarchie familiari?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn po\u2019 entrambe le cose, i tempi sono naturalmente cambiati. Ad oggi i giovani utilizzano l\u2019intelligenza artificiale come supporto emotivo, per ricevere consigli su scelte importanti. Scelgono l\u2019intelligenza artificiale perch\u00e9 \u00e8 sempre disponibile, non ti giudica e ti capisce. Tanti anni fa il ruolo dei genitori era differente: c\u2019era la presenza, anche se, tante volte, al livello emotivo, era carente o disfunzionale. Oggi la presenza fisica \u00e8 carente, e quando c\u2019\u00e8, il telefono diventa un elemento di distrazione. Lavorando con i giovani mi riportano tutti gli stessi disagi: non so con chi parlare, mi sento <br \/>solo, non mi ascoltano. \u00c8 cambiato molto il ruolo del genitore, la responsabilit\u00e0 genitoriale \u00e8 stata affidata a qualcosa che non ha un cuore\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa possono fare gli adulti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl punto di partenza \u00e8 riflettere su quale sia la modalit\u00e0 di comunicazione da privilegiare quando si trasmette un messaggio ai giovani. Sicuramente non con l\u2019autorit\u00e0, non con l\u2019imposizione, non con quelle forme di violenza, che noi ad oggi non vogliamo riconoscere come tali, perch\u00e9 le riteniamo ancora educative. Il tono della voce, lo sguardo, tutto ci\u00f2 che \u00e8 comunicazione non verbale, ha un impatto enorme\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019et\u00e0 adolescenziale negli ultimi decenni si \u00e8 anticipata, \u00e8 segnale di evoluzione della societ\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abForse di involuzione. Si \u00e8 abbassata molto l\u2019et\u00e0 per tante cose e la responsabilit\u00e0 \u00e8 da attribuire alle figure di riferimento: cio\u00e8 da tutti noi, perch\u00e9 ognuno di noi pu\u00f2 essere una figura di riferimento, in quanto adulto. Accade tutto prima e noi facciamo fatica a stabilire quei confini necessari per orientarsi nel percorso di crescita. Noi siamo una bussola nella vita di un soggetto in crescita, se la bussola non segna coordinate chiare, le rotte sono confuse e si pu\u00f2 viaggiare in territori troppo grandi per l\u2019et\u00e0, grandi per gli strumenti che si hanno a disposizione. Il problema \u00e8 che i genitori oggi non dicono di no perch\u00e9 questo significa riuscire a dover gestire le criticit\u00e0 legate al capriccio, alla forza di essere coerenti, senza essere impositivi. Non si dice di no in quanto richiede impegno, tempo e energie che noi oggi forse non abbiamo perch\u00e9 presi da tantissime altre cose. Nel passato non c\u2019erano le realt\u00e0 che ci sono oggi. Purtroppo con i mezzi tecnologici va tutto troppo di corsa e non riusciamo ad arginare il flusso di stimoli e informazioni che riceviamo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La scuola riesce a educare i ragazzi nella sfera psico-affettiva?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn una percentuale molto bassa. Vivendo la realt\u00e0 scolastica, anche il lavoro di chi insegna oggi \u00e8 complesso. Rimane veramente poco tempo da dedicare a un\u2019educazione psico-affettiva, e spesso il sistema non lo permette. Oltretutto la scelta di insegnare dovrebbe essere una missione, oggi pi\u00f9 che mai. Ma tante volte questo non accade. \u00c8 un lavoro di grandissima responsabilit\u00e0 umana e sociale, soprattutto perch\u00e9 si contribuisce alla formazione del futuro di un adulto. All\u2019interno di questo sistema disfunzionale ci sono delle figure che ci provano con il cuore, ma sono poche gocce, troppo poche per la situazione di gravissima emergenza pedagogica che stiamo vivendo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come agire affinch\u00e9 la violenza, per i giovani, non diventi normalit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 bisogno di presenza. Escludendo ovviamente casi specifici riferibili a difficolt\u00e0 oggettive. Non bisogna lasciarli soli, esposti a una mole di informazioni incontrollate. Gli stessi videogiochi hanno contenuti violenti e talvolta i genitori non sanno neanche con cosa giocano i figli, non c\u2019\u00e8 nessuno che vada a selezionare i contenuti. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 controllo e i risultati li stiamo vedendo. \u00c8 necessaria una rivoluzione culturale: c\u2019\u00e8 bisogno di accompagnare le famiglie, di cambiare l\u2019organizzazione delle principali agenzie educative. La speranza, in questa situazione preoccupante, sono i giovani: lo vedo lavorando con loro, ti sanno dare tantissimo, e ti sanno dare quando tu riesci a trasmettere loro attenzioni, tempo, riconoscimento. Io ho imparato tantissimo da loro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 gratificante del suo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl tempo con i ragazzi, le esperienze e le condivisioni. Ricevere da loro un messaggio all\u2019improvviso in cui mi ringraziano, mi rendono partecipe di un loro successo. Toccare con mano i risultati che abbiamo conquistato, camminando insieme, \u00e8 il riconoscimento pi\u00f9 grande. La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 avere la consapevolezza che ci sono ancora cuori che battono, che sono vivi e che non tutto \u00e8 spento\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Edizione digitale<\/p>\n<div class=\"text\" data-key=\"text\">Laureata in scienze dell\u2019educazione, specializzata in pedagogia clinica. Professionista della relazione d\u2019aiuto e anche scrittrice. Con la dottoressa Marcella Ciapetti abbiamo parlato del rapporto tra genitori e figli, di come \u00e8 cambiato e di quello che si pu\u00f2 e si deve fare. Il ruolo dei genitori rispetto al secolo precedente \u00e8 cambiato. Una crisi dell\u2019affermazione genitoriale o uno scioglimento delle gerarchie familiari? \u00abUn po\u2019 entrambe le cose, i tempi sono naturalmente cambiati. Ad oggi i giovani utilizzano l\u2019intelligenza artificiale come supporto emotivo, per ricevere consigli su scelte importanti. Scelgono l\u2019intelligenza artificiale perch\u00e9 \u00e8 sempre disponibile, non ti giudica e ti capisce. Tanti anni fa il ruolo dei genitori era differente: c\u2019era la presenza, anche se, tante volte, al livello emotivo, era carente o disfunzionale. Oggi la presenza fisica \u00e8 carente, e quando c\u2019\u00e8, il telefono diventa un elemento di distrazione. Lavorando con i giovani mi riportano tutti gli stessi disagi: non so con chi parlare, mi sento solo, non mi ascoltano. \u00c8 cambiato molto il ruolo del genitore, la responsabilit\u00e0 genitoriale \u00e8 stata affidata a qualcosa che non ha un cuore\u00bb. Cosa possono fare gli adulti? \u00abIl punto di partenza \u00e8 riflettere su quale sia la modalit\u00e0 di comunicazione da privilegiare quando si trasmette un messaggio ai giovani. Sicuramente non con l\u2019autorit\u00e0, non con l\u2019imposizione, non con quelle forme di violenza, che noi ad oggi non vogliamo riconoscere come tali, perch\u00e9 le riteniamo ancora educative. Il tono della voce, lo sguardo, tutto ci\u00f2 che \u00e8 comunicazione non verbale, ha un impatto enorme\u00bb. L\u2019et\u00e0 adolescenziale negli ultimi decenni si \u00e8 anticipata, \u00e8 segnale di evoluzione della societ\u00e0? \u00abForse di involuzione. Si \u00e8 abbassata molto l\u2019et\u00e0 per tante cose e la responsabilit\u00e0 \u00e8 da attribuire alle figure di riferimento: cio\u00e8 da tutti noi, perch\u00e9 ognuno di noi pu\u00f2 essere una figura di riferimento, in quanto adulto. Accade tutto prima e noi facciamo fatica a stabilire quei confini necessari per orientarsi nel percorso di crescita. Noi siamo una bussola nella vita di un soggetto in crescita, se la bussola non segna coordinate chiare, le rotte sono confuse e si pu\u00f2 viaggiare in territori troppo grandi per l\u2019et\u00e0, grandi per gli strumenti che si hanno a disposizione. Il problema \u00e8 che i genitori oggi non dicono di no perch\u00e9 questo significa riuscire a dover gestire le criticit\u00e0 legate al capriccio, alla forza di essere coerenti, senza essere impositivi. Non si dice di no in quanto richiede impegno, tempo e energie che noi oggi forse non abbiamo perch\u00e9 presi da tantissime altre cose. Nel passato non c\u2019erano le realt\u00e0 che ci sono oggi. Purtroppo con i mezzi tecnologici va tutto troppo di corsa e non riusciamo ad arginare il flusso di stimoli e informazioni che riceviamo\u00bb. La scuola riesce a educare i ragazzi nella sfera psico-affettiva? \u00abIn una percentuale molto bassa. Vivendo la realt\u00e0 scolastica, anche il lavoro di chi insegna oggi \u00e8 complesso. Rimane veramente poco tempo da dedicare a un\u2019educazione psico-affettiva, e spesso il sistema non lo permette. Oltretutto la scelta di insegnare dovrebbe essere una missione, oggi pi\u00f9 che mai. Ma tante volte questo non accade. \u00c8 un lavoro di grandissima responsabilit\u00e0 umana e sociale, soprattutto perch\u00e9 si contribuisce alla formazione del futuro di un adulto. All\u2019interno di questo sistema disfunzionale ci sono delle figure che ci provano con il cuore, ma sono poche gocce, troppo poche per la situazione di gravissima emergenza pedagogica che stiamo vivendo\u00bb. Come agire affinch\u00e9 la violenza, per i giovani, non diventi normalit\u00e0? \u00abC\u2019\u00e8 bisogno di presenza. Escludendo ovviamente casi specifici riferibili a difficolt\u00e0 oggettive. Non bisogna lasciarli soli, esposti a una mole di informazioni incontrollate. Gli stessi videogiochi hanno contenuti violenti e talvolta i genitori non sanno neanche con cosa giocano i figli, non c\u2019\u00e8 nessuno che vada a selezionare i contenuti. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 controllo e i risultati li stiamo vedendo. \u00c8 necessaria una rivoluzione culturale: c\u2019\u00e8 bisogno di accompagnare le famiglie, di cambiare l\u2019organizzazione delle principali agenzie educative. La speranza, in questa situazione preoccupante, sono i giovani: lo vedo lavorando con loro, ti sanno dare tantissimo, e ti sanno dare quando tu riesci a trasmettere loro attenzioni, tempo, riconoscimento. Io ho imparato tantissimo da loro\u00bb. Qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 gratificante del suo lavoro? \u00abIl tempo con i ragazzi, le esperienze e le condivisioni. Ricevere da loro un messaggio all\u2019improvviso in cui mi ringraziano, mi rendono partecipe di un loro successo. Toccare con mano i risultati che abbiamo conquistato, camminando insieme, \u00e8 il riconoscimento pi\u00f9 grande. La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 avere la consapevolezza che ci sono ancora cuori che battono, che sono vivi e che non tutto \u00e8 spento\u00bb.<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/news\/cronaca\/312916\/i-giovani-soli-e-senza-una-guida.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zone Tutti i comuni Laureata in scienze dell\u2019educazione, specializzata in pedagogia clinica. Professionista della relazione d\u2019aiuto e anche scrittrice. Con la dottoressa Marcella Ciapetti abbiamo parlato del rapporto tra genitori e figli, di come \u00e8 cambiato e di quello che si pu\u00f2 e si deve fare. 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