{"id":1528301,"date":"2026-01-09T11:40:31","date_gmt":"2026-01-09T08:40:31","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1528301"},"modified":"2026-01-09T11:40:31","modified_gmt":"2026-01-09T08:40:31","slug":"mercato-del-lavoro-senza-ricambio-generazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1528301","title":{"rendered":"Mercato del lavoro senza ricambio generazionale"},"content":{"rendered":"<p><article class=\"article-open\n                    \"><\/p>\n<div class=\"article__head\">\n<div class=\"d-flex align-items-center justify-content-between\">\n<h5 class=\"article__category\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/publisher\/delta-index\/section\/\">Delta Index<\/a><\/h5>\n<h5 class=\"article__category\">\n<p>                Venerd\u00ec 09 Gennaio 2026<br \/>\n    <\/h5>\n<\/div>\n<h1 class=\"article__title\">\n    Un mercato del lavoro che regge. Non il ricambio generazionale<br \/>\n<\/h1>\n<div class=\"article__entry\">\n<p class=\"mb-0\"><span class=\"keyword\">CAPITALE UMANO.<\/span>  Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di solidit\u00e0. Dentro questo quadro positivo, per\u00f2, emerge una frattura generazionale sempre pi\u00f9 evidente: i giovani restano l\u2019unico segmento che non beneficia della crescita.\n        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article__contacts\">\n<div class=\"author article__author\">\n<div class=\"author_container\">\n<figure><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/account\/journalist\/bruno-bonassi_518\/\"><img decoding=\"async\" width=\"30\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/brunobonassi_dtvbbqp-1.png\" alt=\"Bruno Bonassi\" title=\"brunobonassi_dtvbbqp-1\"><\/a><\/figure>\n<div class=\"author__content\">\n<h5><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/account\/journalist\/bruno-bonassi_518\/\">Bruno Bonassi<\/a><\/h5>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"socials\">\n<ul>\n<li><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https%3A%2F%2Fwww.ecodibergamo.it%2Fstories%2Fdelta-index%2Fun-mercato-del-lavoro-che-regge-ma-non-il-ricambio-generazionale-o_3573365_11%2F\" data-text=\"Un mercato del lavoro che regge. 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Non il ricambio generazionale\"><br \/>\n            <source src=\"https:\/\/obj.ecodibergamo.it\/tts\/2026\/01\/09\/11_3573365_C.mp3\" type=\"audio\/mp3\" \/><\/audio><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"article-body-big\">\n<figure class=\"zoom-gallery header-foto\"><a href=\"https:\/\/storage.ecodibergamo.it\/media\/photologue\/2026\/1\/9\/photos\/un-mercato-del-lavoro-che-regge-non-il-ricambio-generazionale_a611a26c-ed4f-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1080.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"100%\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/un-mercato-del-lavoro-che-regge-non-il-ricambio-generazionale_a611a26c-ed4f-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1080_v3_large_libera.jpg\" title=\"un-mercato-del-lavoro-che-regge-non-il-ricambio-generazionale_a611a26c-ed4f-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1080_v3_large_libera\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"story\">\n<div class=\"article-body\">\n<p>Nel confronto annuale, il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di tenuta e, per molti aspetti, di consolidamento. I dati Istat di novembre &#8211; al netto di una fisiologica flessione mensile &#8211; confermano un quadro complessivamente positivo: livelli occupazionali ancora molto elevati nel confronto storico, disoccupazione in calo e una composizione dell\u2019occupazione che, nel medio periodo, tende a migliorare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il dato mensile di novembre, con una riduzione di 34mila occupati rispetto a ottobre, va letto senza forzature interpretative. Su base annua, infatti, il saldo resta ampiamente positivo (+179mila occupati) e il totale degli occupati si attesta a 24,188 milioni. \u00c8 la conferma di un mercato del lavoro che, pur attraversato da oscillazioni congiunturali, ha rafforzato negli ultimi anni la propria base. Anche la dinamica di genere restituisce una fotografia articolata ma non negativa: la flessione mensile \u00e8 quasi interamente concentrata sull\u2019occupazione femminile, mentre nel confronto annuale crescono sia gli uomini (+79mila) sia le donne (+100mila), con una dinamica tendenziale che resta pi\u00f9 favorevole proprio per l\u2019occupazione femminile.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h3> Attenzione al ruolo dell\u2019inattivit\u00e0<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il calo della disoccupazione, sia su base mensile (-30mila) sia annua (-106mila, -6,7%), \u00e8 un segnale coerente con la fase di assestamento del mercato. Tuttavia, come spesso accade nei periodi di rallentamento, questo dato va letto insieme all\u2019andamento dell\u2019inattivit\u00e0, che a novembre cresce di 72mila unit\u00e0. Non si tratta di un\u2019inversione strutturale \u2013 su base annua gli inattivi risultano in calo \u2013 ma di un segnale che invita alla cautela: una parte della riduzione della disoccupazione riflette anche una temporanea uscita dal mercato di chi smette di cercare lavoro. Un elemento che conferma una fragilit\u00e0 storica del sistema italiano, che continua a registrare uno dei tassi di inattivit\u00e0 pi\u00f9 elevati in Europa. I tassi sintetizzano bene questo equilibrio delicato: occupazione al 62,6%, disoccupazione al 5,7%, inattivit\u00e0 al 33,5%. Un mercato che regge, ma che non riesce ancora a coinvolgere pienamente tutta la popolazione potenzialmente attiva.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h3> Migliora la qualit\u00e0 dell\u2019occupazione<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Un aspetto strutturalmente positivo emerge con chiarezza dalla composizione dei rapporti di lavoro. Nel mese calano soprattutto i contratti a termine e il lavoro autonomo, mentre i dipendenti permanenti restano sostanzialmente stabili. Su base annua, il quadro \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: i contratti a tempo indeterminato crescono di oltre 250mila unit\u00e0, gli autonomi aumentano, mentre i contratti a termine diminuiscono in modo significativo. \u00c8 un segnale importante. La crescita occupazionale degli ultimi anni non \u00e8 stata solo quantitativa, ma anche qualitativa. Il mercato del lavoro italiano appare oggi pi\u00f9 stabile rispetto al passato recente, meno dipendente dalla precariet\u00e0 e pi\u00f9 orientato a rapporti di lavoro strutturati.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h3> La frattura generazionale<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Dentro questo scenario complessivamente positivo, per\u00f2, si apre una frattura sempre pi\u00f9 evidente: quella generazionale. I dati sui giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una dinamica opposta rispetto al resto del mercato. Gli occupati diminuiscono, l\u2019inattivit\u00e0 cresce in modo marcato, sia nel confronto mensile sia su base annua. Anche osservando i tassi \u2013 quindi al netto delle dinamiche demografiche \u2013 il segnale resta negativo: l\u2019occupazione giovanile cala, mentre l\u2019inattivit\u00e0 supera stabilmente il 78%.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Non \u00e8 un problema congiunturale, n\u00e9 un effetto isolato di novembre<\/strong>. \u00c8 l\u2019unico segmento del mercato del lavoro che non beneficia del ciclo positivo degli ultimi anni. Al contrario, la crescita occupazionale continua a concentrarsi nelle fasce pi\u00f9 mature, in particolare tra gli over 50, che registrano un aumento di oltre 450mila occupati su base annua. Il mercato del lavoro italiano, in altre parole, funziona, ma si sta chiudendo verso l\u2019alto.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll4\">\n<h3> Quando l\u2019innovazione alza la soglia di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>In questo contesto si inserisce un ulteriore elemento di trasformazione: l\u2019adozione dell\u2019intelligenza artificiale generativa nei processi aziendali. Uno studio recente condotto su oltre 285mila imprese negli Stati Uniti mostra che le aziende che investono in AI tendono a ridurre le assunzioni nei ruoli junior, mentre aumentano quelle nei profili senior e le promozioni interne. Non si tratta di una sostituzione diretta di lavoro umano, ma di una riorganizzazione dei processi: molte attivit\u00e0 tradizionalmente assegnate ai ruoli entry level vengono automatizzate, mentre cresce la domanda di competenze in grado di governare sistemi, decisioni e processi complessi. Nel contesto italiano, questa dinamica si intreccia con l\u2019inverno demografico e con la difficolt\u00e0 cronica di reperire giovani profili. L\u2019innovazione tecnologica rende il mercato pi\u00f9 efficiente per chi \u00e8 gi\u00e0 dentro, ma pi\u00f9 selettivo per chi deve entrare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll5\">\n<h3> Il vero nodo: ripensare i percorsi di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il punto non \u00e8 l\u2019AI, n\u00e9 il ciclo economico. Il vero nodo \u00e8 l\u2019ingresso. I dati Istat e le evidenze sull\u2019adozione tecnologica convergono su un messaggio chiaro: l\u2019accesso dei giovani al lavoro non \u00e8 pi\u00f9 automatico. Se i ruoli di base si riducono, se l\u2019esperienza viene premiata pi\u00f9 del potenziale, allora l\u2019ingresso va progettato. Onboarding, formazione iniziale, affiancamento e ripensamento dei ruoli junior diventano infrastrutture strategiche, non costi accessori. Il mercato del lavoro italiano oggi \u00e8 complessivamente solido. La sua fragilit\u00e0 non \u00e8 nella tenuta, ma nel ricambio. Ed \u00e8 su questa frattura generazionale che si gioca una parte decisiva della sostenibilit\u00e0 futura del sistema produttivo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.deltaindex.it\" target=\"_blank\">Osservatorio Delta Index <\/a>e di <a href=\"http:\/\/www.skillherz.com\" target=\"_blank\">Skillherz<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p class=\"articolo-riservato\">\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n                        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<div class=\"tags-cont\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/local\/mondo\/italia\/1\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">italia<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/lavoro_39_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Lavoro<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/impiego_282_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Impiego<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/rapporto-lavoro_690_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Rapporto Lavoro<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/disoccupazione_85_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">disoccupazione<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica_1_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Politica<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica-interna_5_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">politica interna<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/generazione-z_13419_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Generazione Z<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/person\/bruno-bonassi_37405_854\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Bruno Bonassi<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/istat_116_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">ISTAT<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/osservatorio-delta-index_96971_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Osservatorio Delta Index<\/div>\n<p><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div class=\"story\">\n<div class=\"article-body\">\n<p>Nel confronto annuale, il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di tenuta e, per molti aspetti, di consolidamento. I dati Istat di novembre &#8211; al netto di una fisiologica flessione mensile &#8211; confermano un quadro complessivamente positivo: livelli occupazionali ancora molto elevati nel confronto storico, disoccupazione in calo e una composizione dell\u2019occupazione che, nel medio periodo, tende a migliorare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il dato mensile di novembre, con una riduzione di 34mila occupati rispetto a ottobre, va letto senza forzature interpretative. Su base annua, infatti, il saldo resta ampiamente positivo (+179mila occupati) e il totale degli occupati si attesta a 24,188 milioni. \u00c8 la conferma di un mercato del lavoro che, pur attraversato da oscillazioni congiunturali, ha rafforzato negli ultimi anni la propria base. Anche la dinamica di genere restituisce una fotografia articolata ma non negativa: la flessione mensile \u00e8 quasi interamente concentrata sull\u2019occupazione femminile, mentre nel confronto annuale crescono sia gli uomini (+79mila) sia le donne (+100mila), con una dinamica tendenziale che resta pi\u00f9 favorevole proprio per l\u2019occupazione femminile.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h3> Attenzione al ruolo dell\u2019inattivit\u00e0<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il calo della disoccupazione, sia su base mensile (-30mila) sia annua (-106mila, -6,7%), \u00e8 un segnale coerente con la fase di assestamento del mercato. Tuttavia, come spesso accade nei periodi di rallentamento, questo dato va letto insieme all\u2019andamento dell\u2019inattivit\u00e0, che a novembre cresce di 72mila unit\u00e0. Non si tratta di un\u2019inversione strutturale \u2013 su base annua gli inattivi risultano in calo \u2013 ma di un segnale che invita alla cautela: una parte della riduzione della disoccupazione riflette anche una temporanea uscita dal mercato di chi smette di cercare lavoro. Un elemento che conferma una fragilit\u00e0 storica del sistema italiano, che continua a registrare uno dei tassi di inattivit\u00e0 pi\u00f9 elevati in Europa. I tassi sintetizzano bene questo equilibrio delicato: occupazione al 62,6%, disoccupazione al 5,7%, inattivit\u00e0 al 33,5%. Un mercato che regge, ma che non riesce ancora a coinvolgere pienamente tutta la popolazione potenzialmente attiva.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h3> Migliora la qualit\u00e0 dell\u2019occupazione<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Un aspetto strutturalmente positivo emerge con chiarezza dalla composizione dei rapporti di lavoro. Nel mese calano soprattutto i contratti a termine e il lavoro autonomo, mentre i dipendenti permanenti restano sostanzialmente stabili. Su base annua, il quadro \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: i contratti a tempo indeterminato crescono di oltre 250mila unit\u00e0, gli autonomi aumentano, mentre i contratti a termine diminuiscono in modo significativo. \u00c8 un segnale importante. La crescita occupazionale degli ultimi anni non \u00e8 stata solo quantitativa, ma anche qualitativa. Il mercato del lavoro italiano appare oggi pi\u00f9 stabile rispetto al passato recente, meno dipendente dalla precariet\u00e0 e pi\u00f9 orientato a rapporti di lavoro strutturati.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h3> La frattura generazionale<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Dentro questo scenario complessivamente positivo, per\u00f2, si apre una frattura sempre pi\u00f9 evidente: quella generazionale. I dati sui giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una dinamica opposta rispetto al resto del mercato. Gli occupati diminuiscono, l\u2019inattivit\u00e0 cresce in modo marcato, sia nel confronto mensile sia su base annua. Anche osservando i tassi \u2013 quindi al netto delle dinamiche demografiche \u2013 il segnale resta negativo: l\u2019occupazione giovanile cala, mentre l\u2019inattivit\u00e0 supera stabilmente il 78%.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Non \u00e8 un problema congiunturale, n\u00e9 un effetto isolato di novembre<\/strong>. \u00c8 l\u2019unico segmento del mercato del lavoro che non beneficia del ciclo positivo degli ultimi anni. Al contrario, la crescita occupazionale continua a concentrarsi nelle fasce pi\u00f9 mature, in particolare tra gli over 50, che registrano un aumento di oltre 450mila occupati su base annua. Il mercato del lavoro italiano, in altre parole, funziona, ma si sta chiudendo verso l\u2019alto.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll4\">\n<h3> Quando l\u2019innovazione alza la soglia di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>In questo contesto si inserisce un ulteriore elemento di trasformazione: l\u2019adozione dell\u2019intelligenza artificiale generativa nei processi aziendali. Uno studio recente condotto su oltre 285mila imprese negli Stati Uniti mostra che le aziende che investono in AI tendono a ridurre le assunzioni nei ruoli junior, mentre aumentano quelle nei profili senior e le promozioni interne. Non si tratta di una sostituzione diretta di lavoro umano, ma di una riorganizzazione dei processi: molte attivit\u00e0 tradizionalmente assegnate ai ruoli entry level vengono automatizzate, mentre cresce la domanda di competenze in grado di governare sistemi, decisioni e processi complessi. Nel contesto italiano, questa dinamica si intreccia con l\u2019inverno demografico e con la difficolt\u00e0 cronica di reperire giovani profili. L\u2019innovazione tecnologica rende il mercato pi\u00f9 efficiente per chi \u00e8 gi\u00e0 dentro, ma pi\u00f9 selettivo per chi deve entrare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll5\">\n<h3> Il vero nodo: ripensare i percorsi di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il punto non \u00e8 l\u2019AI, n\u00e9 il ciclo economico. Il vero nodo \u00e8 l\u2019ingresso. I dati Istat e le evidenze sull\u2019adozione tecnologica convergono su un messaggio chiaro: l\u2019accesso dei giovani al lavoro non \u00e8 pi\u00f9 automatico. Se i ruoli di base si riducono, se l\u2019esperienza viene premiata pi\u00f9 del potenziale, allora l\u2019ingresso va progettato. Onboarding, formazione iniziale, affiancamento e ripensamento dei ruoli junior diventano infrastrutture strategiche, non costi accessori. Il mercato del lavoro italiano oggi \u00e8 complessivamente solido. La sua fragilit\u00e0 non \u00e8 nella tenuta, ma nel ricambio. Ed \u00e8 su questa frattura generazionale che si gioca una parte decisiva della sostenibilit\u00e0 futura del sistema produttivo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.deltaindex.it\" target=\"_blank\">Osservatorio Delta Index <\/a>e di <a href=\"http:\/\/www.skillherz.com\" target=\"_blank\">Skillherz<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Nel confronto annuale, il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di tenuta e, per molti aspetti, di consolidamento. I dati Istat di novembre &#8211; al netto di una fisiologica flessione mensile &#8211; confermano un quadro complessivamente positivo: livelli occupazionali ancora molto elevati nel confronto storico, disoccupazione in calo e una composizione dell\u2019occupazione che, nel medio periodo, tende a migliorare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il dato mensile di novembre, con una riduzione di 34mila occupati rispetto a ottobre, va letto senza forzature interpretative. Su base annua, infatti, il saldo resta ampiamente positivo (+179mila occupati) e il totale degli occupati si attesta a 24,188 milioni. \u00c8 la conferma di un mercato del lavoro che, pur attraversato da oscillazioni congiunturali, ha rafforzato negli ultimi anni la propria base. Anche la dinamica di genere restituisce una fotografia articolata ma non negativa: la flessione mensile \u00e8 quasi interamente concentrata sull\u2019occupazione femminile, mentre nel confronto annuale crescono sia gli uomini (+79mila) sia le donne (+100mila), con una dinamica tendenziale che resta pi\u00f9 favorevole proprio per l\u2019occupazione femminile.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll1\">\n<h3> Attenzione al ruolo dell\u2019inattivit\u00e0<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il calo della disoccupazione, sia su base mensile (-30mila) sia annua (-106mila, -6,7%), \u00e8 un segnale coerente con la fase di assestamento del mercato. Tuttavia, come spesso accade nei periodi di rallentamento, questo dato va letto insieme all\u2019andamento dell\u2019inattivit\u00e0, che a novembre cresce di 72mila unit\u00e0. Non si tratta di un\u2019inversione strutturale \u2013 su base annua gli inattivi risultano in calo \u2013 ma di un segnale che invita alla cautela: una parte della riduzione della disoccupazione riflette anche una temporanea uscita dal mercato di chi smette di cercare lavoro. Un elemento che conferma una fragilit\u00e0 storica del sistema italiano, che continua a registrare uno dei tassi di inattivit\u00e0 pi\u00f9 elevati in Europa. I tassi sintetizzano bene questo equilibrio delicato: occupazione al 62,6%, disoccupazione al 5,7%, inattivit\u00e0 al 33,5%. Un mercato che regge, ma che non riesce ancora a coinvolgere pienamente tutta la popolazione potenzialmente attiva.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll2\">\n<h3> Migliora la qualit\u00e0 dell\u2019occupazione<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Un aspetto strutturalmente positivo emerge con chiarezza dalla composizione dei rapporti di lavoro. Nel mese calano soprattutto i contratti a termine e il lavoro autonomo, mentre i dipendenti permanenti restano sostanzialmente stabili. Su base annua, il quadro \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: i contratti a tempo indeterminato crescono di oltre 250mila unit\u00e0, gli autonomi aumentano, mentre i contratti a termine diminuiscono in modo significativo. \u00c8 un segnale importante. La crescita occupazionale degli ultimi anni non \u00e8 stata solo quantitativa, ma anche qualitativa. Il mercato del lavoro italiano appare oggi pi\u00f9 stabile rispetto al passato recente, meno dipendente dalla precariet\u00e0 e pi\u00f9 orientato a rapporti di lavoro strutturati.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll3\">\n<h3> La frattura generazionale<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Dentro questo scenario complessivamente positivo, per\u00f2, si apre una frattura sempre pi\u00f9 evidente: quella generazionale. I dati sui giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una dinamica opposta rispetto al resto del mercato. Gli occupati diminuiscono, l\u2019inattivit\u00e0 cresce in modo marcato, sia nel confronto mensile sia su base annua. Anche osservando i tassi \u2013 quindi al netto delle dinamiche demografiche \u2013 il segnale resta negativo: l\u2019occupazione giovanile cala, mentre l\u2019inattivit\u00e0 supera stabilmente il 78%.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Non \u00e8 un problema congiunturale, n\u00e9 un effetto isolato di novembre<\/strong>. \u00c8 l\u2019unico segmento del mercato del lavoro che non beneficia del ciclo positivo degli ultimi anni. Al contrario, la crescita occupazionale continua a concentrarsi nelle fasce pi\u00f9 mature, in particolare tra gli over 50, che registrano un aumento di oltre 450mila occupati su base annua. Il mercato del lavoro italiano, in altre parole, funziona, ma si sta chiudendo verso l\u2019alto.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll4\">\n<h3> Quando l\u2019innovazione alza la soglia di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>In questo contesto si inserisce un ulteriore elemento di trasformazione: l\u2019adozione dell\u2019intelligenza artificiale generativa nei processi aziendali. Uno studio recente condotto su oltre 285mila imprese negli Stati Uniti mostra che le aziende che investono in AI tendono a ridurre le assunzioni nei ruoli junior, mentre aumentano quelle nei profili senior e le promozioni interne. Non si tratta di una sostituzione diretta di lavoro umano, ma di una riorganizzazione dei processi: molte attivit\u00e0 tradizionalmente assegnate ai ruoli entry level vengono automatizzate, mentre cresce la domanda di competenze in grado di governare sistemi, decisioni e processi complessi. Nel contesto italiano, questa dinamica si intreccia con l\u2019inverno demografico e con la difficolt\u00e0 cronica di reperire giovani profili. L\u2019innovazione tecnologica rende il mercato pi\u00f9 efficiente per chi \u00e8 gi\u00e0 dentro, ma pi\u00f9 selettivo per chi deve entrare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\" id=\"scroll5\">\n<h3> Il vero nodo: ripensare i percorsi di ingresso<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p>Il punto non \u00e8 l\u2019AI, n\u00e9 il ciclo economico. Il vero nodo \u00e8 l\u2019ingresso. I dati Istat e le evidenze sull\u2019adozione tecnologica convergono su un messaggio chiaro: l\u2019accesso dei giovani al lavoro non \u00e8 pi\u00f9 automatico. Se i ruoli di base si riducono, se l\u2019esperienza viene premiata pi\u00f9 del potenziale, allora l\u2019ingresso va progettato. Onboarding, formazione iniziale, affiancamento e ripensamento dei ruoli junior diventano infrastrutture strategiche, non costi accessori. Il mercato del lavoro italiano oggi \u00e8 complessivamente solido. La sua fragilit\u00e0 non \u00e8 nella tenuta, ma nel ricambio. Ed \u00e8 su questa frattura generazionale che si gioca una parte decisiva della sostenibilit\u00e0 futura del sistema produttivo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p><strong class=\"gsto\">Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.deltaindex.it\" target=\"_blank\">Osservatorio Delta Index <\/a>e di <a href=\"http:\/\/www.skillherz.com\" target=\"_blank\">Skillherz<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<p class=\"articolo-riservato\">\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n                        <\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-body\">\n<div class=\"tags-cont\"><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/local\/mondo\/italia\/1\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">italia<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/lavoro_39_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Lavoro<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/impiego_282_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Impiego<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/rapporto-lavoro_690_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Rapporto Lavoro<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/disoccupazione_85_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">disoccupazione<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica_1_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Politica<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/politica-interna_5_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">politica interna<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/argomento\/generazione-z_13419_855\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Generazione Z<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/person\/bruno-bonassi_37405_854\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Bruno Bonassi<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/istat_116_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">ISTAT<\/div>\n<p><\/a><a href=\"http:\/\/ecodibergamo.it\/classification\/organization\/osservatorio-delta-index_96971_856\/\"><\/p>\n<div class=\"tag-item\">Osservatorio Delta Index<\/div>\n<p><\/a><\/div>\n<\/div>\n<p> Source URL: http:\/\/ecodibergamo.it\/stories\/delta-index\/un-mercato-del-lavoro-che-regge-ma-non-il-ricambio-generazionale-o_3573365_11\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Delta Index Venerd\u00ec 09 Gennaio 2026 Un mercato del lavoro che regge. 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