{"id":1525435,"date":"2026-01-27T09:24:00","date_gmt":"2026-01-27T06:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1525435"},"modified":"2026-01-27T09:24:00","modified_gmt":"2026-01-27T06:24:00","slug":"27-gennaio-il-peso-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1525435","title":{"rendered":"27 gennaio: il peso della memoria"},"content":{"rendered":"<p role=\"heading\" class=\"text \">Zone<\/p>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Tutti i comuni<\/p>\n<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Perch\u00e9 oggi il ricordo potrebbe non bastare e risultare superfluo. Eppure, a distanza di <strong>81 anni,<\/strong> \u00e8 l&#8217;unica cosa che ci resta. Quel 27 gennaio del 1945 si \u00e8 posto fine all&#8217;orrore. O sarebbe meglio scriverlo con la O maiuscola, di quel terribile evento che sconvolse il mondo. <strong>L&#8217;Olocausto.<\/strong> Le truppe sovietiche fecero irruzione nel campo di <strong>Auschwitz-Birkenau<\/strong>, in Polonia. Dando respiro. Ridando vita a centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini rinchiusi nella paura. Non si \u00e8 trattato di un atto rivoluzionario, ma di un atto di libert\u00e0. Per permettere a quelle persone, Quelle Persone, di tornare a vivere.\u00a0<\/p>\n<p>Certo non fu facile. Gettare nel dimenticatoio giorni di lavoro nel fango e al freddo. Una pala, che per il freddo bruciava. Ustionava. Lasciava segni indelebili sulla pelle. E non solo. Dimenticare \u00e8 impossibile, vivere nella memoria \u00e8 doveroso. Nella memoria di chi, per l&#8217;orrore, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Quella di Auschwitz \u00e8 forse la pi\u00f9 significativa. Ma non \u00e8 certo l&#8217;unica tragedia che si \u00e8 consumata per mano nazista.<strong> E non solo ebrei:<\/strong> rom, omosessuali, prigionieri di guerra e disabili. Un nome che diventava un colore. O una stella sul petto. Un numero, quasi una matricola, per schedare chi entrava nell&#8217;inferno. L&#8217;identit\u00e0 che si sgretolava lentamente. I corpi magri, per un tozzo di pane che sotto i denti sarebbe stato Oro.<\/p>\n<p>Ora vivere nel ricordo non costa nulla. E la giornata di oggi \u00e8 solo stringersi nel silenzio e nella consapevolezza. \u00c8 una giornata che va oltre il passato. Perch\u00e9 la memoria continua a vivere nei cuori di chi resta ed \u00e8 l&#8217;unica forma di libert\u00e0.\u00a0Ricordare: perch\u00e9 l\u2019orrore ha avuto un nome.\u00a0<\/p>\n<p><strong>&#8220;Se questo \u00e8 un uomo&#8221;\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Se questo \u00e8 un uomo&#8221;. Scriveva cos\u00ec <strong>Primo Levi<\/strong> a met\u00e0 degli anni 60. Un gesto, un grido quasi silenzioso. Forse senza nemmeno la forza per buttarlo fuori. Un messaggio per chi c&#8217;\u00e8 stato. Per chi ci sar\u00e0. <strong>Per chi, purtroppo, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span>&#8220;Voi che vivete sicuri<\/span><br \/><span>Nelle vostre tiepide case,<\/span><br \/><span>Voi che trovate tornando a sera<\/span><br \/><span>Il cibo caldo e visi amici:<\/span><br \/><span>Considerate se questo \u00e8 un uomo<\/span><br \/><span>Che lavora nel fango<\/span><br \/><span>Che non conosce pace<\/span><br \/><span>Che muore per un s\u00ec o per un no.<\/span><br \/><span>Considerate se questa \u00e8 una donna,<\/span><br \/><span>Senza capelli e senza nome<\/span><br \/><span>Senza pi\u00f9 forza di ricordare<\/span><br \/><span>Vuoti gli occhi e freddo il grembo<\/span><br \/><span>Come una rana d\u2019inverno.<\/span><br \/><span>Meditate che questo \u00e8 stato:<\/span><br \/><span>Vi comando queste parole.<\/span><br \/><span>Scolpitele nel vostro cuore<\/span><br \/><span>Stando in casa andando per via,<\/span><br \/><span>Coricandovi alzandovi;<\/span><br \/><span>Ripetetele ai vostri figli.<\/span><br \/><span>O vi si sfaccia la casa,<\/span><br \/><span>La malattia vi impedisca,<\/span><br \/><span>I vostri nati torcano il viso da voi&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p role=\"heading\" class=\"text \">Edizione digitale<\/p>\n<div class=\"text\" data-key=\"text\">Perch\u00e9 oggi il ricordo potrebbe non bastare e risultare superfluo. Eppure, a distanza di 81 anni, \u00e8 l&#8217;unica cosa che ci resta. Quel 27 gennaio del 1945 si \u00e8 posto fine all&#8217;orrore. O sarebbe meglio scriverlo con la O maiuscola, di quel terribile evento che sconvolse il mondo. L&#8217;Olocausto. Le truppe sovietiche fecero irruzione nel campo di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Dando respiro. Ridando vita a centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini rinchiusi nella paura. Non si \u00e8 trattato di un atto rivoluzionario, ma di un atto di libert\u00e0. Per permettere a quelle persone, Quelle Persone, di tornare a vivere. Certo non fu facile. Gettare nel dimenticatoio giorni di lavoro nel fango e al freddo. Una pala, che per il freddo bruciava. Ustionava. Lasciava segni indelebili sulla pelle. E non solo. Dimenticare \u00e8 impossibile, vivere nella memoria \u00e8 doveroso. Nella memoria di chi, per l&#8217;orrore, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Quella di Auschwitz \u00e8 forse la pi\u00f9 significativa. Ma non \u00e8 certo l&#8217;unica tragedia che si \u00e8 consumata per mano nazista. E non solo ebrei: rom, omosessuali, prigionieri di guerra e disabili. Un nome che diventava un colore. O una stella sul petto. Un numero, quasi una matricola, per schedare chi entrava nell&#8217;inferno. L&#8217;identit\u00e0 che si sgretolava lentamente. I corpi magri, per un tozzo di pane che sotto i denti sarebbe stato Oro. Ora vivere nel ricordo non costa nulla. E la giornata di oggi \u00e8 solo stringersi nel silenzio e nella consapevolezza. \u00c8 una giornata che va oltre il passato. Perch\u00e9 la memoria continua a vivere nei cuori di chi resta ed \u00e8 l&#8217;unica forma di libert\u00e0. Ricordare: perch\u00e9 l\u2019orrore ha avuto un nome. &#8220;Se questo \u00e8 un uomo&#8221; &#8220;Se questo \u00e8 un uomo&#8221;. Scriveva cos\u00ec Primo Levi a met\u00e0 degli anni 60. Un gesto, un grido quasi silenzioso. Forse senza nemmeno la forza per buttarlo fuori. Un messaggio per chi c&#8217;\u00e8 stato. Per chi ci sar\u00e0. Per chi, purtroppo, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. &#8220;Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo \u00e8 un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che muore per un s\u00ec o per un no. Considerate se questa \u00e8 una donna, Senza capelli e senza nome Senza pi\u00f9 forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d\u2019inverno. Meditate che questo \u00e8 stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi&#8221;.<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/news\/cronaca\/313647\/27-gennaio-il-peso-della-memoria.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zone Tutti i comuni Perch\u00e9 oggi il ricordo potrebbe non bastare e risultare superfluo. Eppure, a distanza di 81 anni, \u00e8 l&#8217;unica cosa che ci resta. Quel 27 gennaio del 1945 si \u00e8 posto fine all&#8217;orrore. O sarebbe meglio scriverlo con la O maiuscola, di quel terribile evento che sconvolse il mondo. L&#8217;Olocausto. 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