{"id":1474905,"date":"2026-01-08T19:01:25","date_gmt":"2026-01-08T16:01:25","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1474905"},"modified":"2026-01-08T19:01:25","modified_gmt":"2026-01-08T16:01:25","slug":"buoni-pasto-possibili-440-euro-allanno-in-piu-per-lavoratore-lesenzione-dalle-tasse-arriva-a-10-euro-cosa-cambia-e-per-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1474905","title":{"rendered":"Buoni pasto, possibili 440 euro all\u2019anno in pi\u00f9 per lavoratore: l&#8217;esenzione dalle tasse arriva a 10 euro. Cosa cambia e per chi"},"content":{"rendered":"<div class=\"body-text\">\n<p>Quest\u2019anno \u00e8 entrata in vigore una modifica importante per i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/buoni-pasto\">buoni pasto<\/a> in Italia: la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici \u00e8 stata elevata <strong>da 8 a 10 euro<\/strong> al giorno. Il cambiamento \u00e8 stato introdotto dalla <strong>legge di Bilancio<\/strong> attraverso una modifica del Testo unico delle imposte sui redditi, che riguarda il trattamento fiscale di questi strumenti di welfare aziendale. In pratica, fino a 10 euro al giorno il valore dei buoni pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non \u00e8 assoggettato a contributi previdenziali, rendendo pi\u00f9 conveniente il loro utilizzo da parte delle\u00a0aziende. Rimangono invariati i limiti per i buoni cartacei, che restano esenti fino a<strong> 4 euro al giorno<\/strong> e sono di fatto sempre meno diffusi rispetto a quelli digitali, caricati su card o app.<\/p>\n<aside class=\"slider-articoli-orizzontale in-article\">\n<div class=\"testatabox default\"><span>APPROFONDIMENTI<\/span><\/div>\n<div class=\"slider-items\" data-slidestoshow=\"1\" data-slidestoscroll=\"3\" data-slidedots data-slidearrows=\"1\">\n<article class=\"col-xs html_base_right video askanews \">\n<div class=\"item_content video\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-xs-6\">\n<figure class=\"medium\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/video\/askanews\/deliveroo_e_croce_rossa_italiana_donati_oltre_2_milioni_di_pasti-9239289.html\" title=\"Video\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/9239289_poster.jpg\" title=\"Video\" width=\"264\" height=\"144\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"col-xs-6\">\n<div class=\"valign__content\">\n<div class=\"valign\"><span class=\"testatina testatina-articolo\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/video\/askanews\/deliveroo_e_croce_rossa_italiana_donati_oltre_2_milioni_di_pasti-9239289.html\">ASKANEWS<\/a><\/span><\/p>\n<div class=\"titolo\"><a href=\"http:\/\/corriereadriatico.it\/video\/askanews\/deliveroo_e_croce_rossa_italiana_donati_oltre_2_milioni_di_pasti-9239289.html\" title=\"Video\">Video<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p> \u00a0 <\/p>\n<h3>Un vantaggio\u00a0non automatico<\/h3>\n<p>L\u2019aumento della soglia non implica automaticamente che tutti i lavoratori riceveranno buoni del valore pieno di 10 euro, perch\u00e9 l\u2019erogazione e il valore concreto sono decisi dai datori di lavoro e dalle contrattazioni collettive. Tuttavia il nuovo limite crea un <strong>margine fiscale pi\u00f9 ampio<\/strong>: in un mese standard con 21 giorni lavorativi un\u2019azienda pu\u00f2 erogare fino a 210 euro di buoni pasto elettronici in esenzione, contro i 168 euro prima previsti, senza aumentare l\u2019imponibile dei dipendenti. In termini economici, con una media di circa <strong>220 giorni lavorativi all\u2019anno<\/strong>, il valore annuale dei buoni pasto passa da un potenziale di 1.760 euro a 2.200 euro, con un incremento teorico di circa 440 euro all\u2019anno per lavoratore, se il valore giornaliero viene portato al massimo esentasse.<\/p>\n<p> \u00a0 <\/p>\n<h3>Chi \u00e8 interessato e chi resta fuori<\/h3>\n<p>Secondo alcune stime, l\u2019aumento della soglia di esenzione dei buoni pasto coinvolgerebbe circa 3,5 milioni di lavoratori in Italia, di cui circa 2,8 milioni nel settore privato e 700mila nel pubblico, oltre a centinaia di migliaia di imprese che acquistano i servizi e un\u2019<strong>ampia rete di esercizi convenzionati<\/strong> dove i buoni possono essere spesi. <\/p>\n<p>Tuttavia questi numeri mostrano anche un limite rilevante: resta fuori dall\u2019ambito dei benefici una quota significativa di lavoratori che non ricevono affatto buoni pasto.<\/p>\n<p>A fine 2023 risultavano circa <strong>3,5 milioni gli utilizzatori di buoni pasto in Italia<\/strong>, ma questo dato va confrontato con un totale di dipendenti nel Paese che supera i 22 milioni, il che implica che solo una minoranza gode di questo beneficio. Inoltre, secondo alcune indagini sul campo, per tanti percettori il valore medio del buono (meno di 7 euro nel campione rilevato) copre solo parte del costo reale di un pasto, che in locali convenzionati pu\u00f2 superare gli 11 euro, con circa <strong>l\u201980% dei lavoratori <\/strong>che paga di tasca propria tra la met\u00e0 e l\u201980% del conto.<\/p>\n<p> \u00a0 <\/p>\n<h3>Le differenze tra pubblico e privato<\/h3>\n<p>Un altro elemento dolente riguarda la natura contrattuale dei buoni pasto: nel settore privato la loro concessione non \u00e8 automatica per ogni lavoratore, ma dipende da <strong>accordi aziendali o collettivi<\/strong>. Ci sono casi documentati in cui alcuni dipendenti di una stessa squadra non ricevono buoni pasto pur svolgendo mansioni analoghe, perch\u00e9 non \u00e8 previsto dal contratto dell\u2019impresa. Nel pubblico impiego, e in particolari comparti come quello scolastico, il riconoscimento dei buoni pasto pu\u00f2 essere addirittura assente per categorie specifiche come <strong>docenti o personale Ata,<\/strong> suscitando richieste di inserimento normativo nei contratti collettivi di lavoro per colmare queste lacune.<\/p>\n<p> \u00a0 <\/p>\n<h3>L\u2019opportunit\u00e0 per il welfare<\/h3>\n<p>Per i datori di lavoro l\u2019aumento della soglia rappresenta l\u2019opportunit\u00e0 di rafforzare il proprio sistema di welfare interno senza <strong>incrementare il costo del lavoro<\/strong>, sfruttando uno strumento gi\u00e0 ampiamente utilizzato nelle politiche di gestione delle risorse umane. Il maggiore spazio fiscale pu\u00f2 favorire accordi integrativi di secondo livello per adeguare i valori dei buoni pasto alle esigenze effettive dei lavoratori, tenendo conto dell\u2019inflazione sui beni alimentari e dei costi reali della<strong> pausa pranzo<\/strong>. Nonostante ci\u00f2, la diffusione dei buoni pasto rimane disomogenea e strettamente legata alle scelte contrattuali di ciascuna azienda o settore, con una quota significativa di lavoratori che continua a non beneficiare di questo tipo di supporto quotidiano.<\/p>\n<p> \u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"articleBody\" data-key=\"articleBody\">Quest\u2019anno \u00e8 entrata in vigore una modifica importante per i buoni pasto in Italia: la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici \u00e8 stata elevata da 8 a 10 euro al giorno. Il cambiamento \u00e8 stato introdotto dalla legge di Bilancio attraverso una modifica del Testo unico delle imposte sui redditi, che riguarda il trattamento fiscale di questi strumenti di welfare aziendale. In pratica, fino a 10 euro al giorno il valore dei buoni pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non \u00e8 assoggettato a contributi previdenziali, rendendo pi\u00f9 conveniente il loro utilizzo da parte delle\u00a0aziende. Rimangono invariati i limiti per i buoni cartacei, che restano esenti fino a 4 euro al giorno e sono di fatto sempre meno diffusi rispetto a quelli digitali, caricati su card o app. \u00a0 \u00a0 Un vantaggio\u00a0non automatico L\u2019aumento della soglia non implica automaticamente che tutti i lavoratori riceveranno buoni del valore pieno di 10 euro, perch\u00e9 l\u2019erogazione e il valore concreto sono decisi dai datori di lavoro e dalle contrattazioni collettive. Tuttavia il nuovo limite crea un margine fiscale pi\u00f9 ampio: in un mese standard con 21 giorni lavorativi un\u2019azienda pu\u00f2 erogare fino a 210 euro di buoni pasto elettronici in esenzione, contro i 168 euro prima previsti, senza aumentare l\u2019imponibile dei dipendenti. In termini economici, con una media di circa 220 giorni lavorativi all\u2019anno, il valore annuale dei buoni pasto passa da un potenziale di 1.760 euro a 2.200 euro, con un incremento teorico di circa 440 euro all\u2019anno per lavoratore, se il valore giornaliero viene portato al massimo esentasse. \u00a0 \u00a0 Chi \u00e8 interessato e chi resta fuori Secondo alcune stime, l\u2019aumento della soglia di esenzione dei buoni pasto coinvolgerebbe circa 3,5 milioni di lavoratori in Italia, di cui circa 2,8 milioni nel settore privato e 700mila nel pubblico, oltre a centinaia di migliaia di imprese che acquistano i servizi e un\u2019ampia rete di esercizi convenzionati dove i buoni possono essere spesi. Tuttavia questi numeri mostrano anche un limite rilevante: resta fuori dall\u2019ambito dei benefici una quota significativa di lavoratori che non ricevono affatto buoni pasto. A fine 2023 risultavano circa 3,5 milioni gli utilizzatori di buoni pasto in Italia, ma questo dato va confrontato con un totale di dipendenti nel Paese che supera i 22 milioni, il che implica che solo una minoranza gode di questo beneficio. Inoltre, secondo alcune indagini sul campo, per tanti percettori il valore medio del buono (meno di 7 euro nel campione rilevato) copre solo parte del costo reale di un pasto, che in locali convenzionati pu\u00f2 superare gli 11 euro, con circa l\u201980% dei lavoratori che paga di tasca propria tra la met\u00e0 e l\u201980% del conto. \u00a0 \u00a0 Le differenze tra pubblico e privato Un altro elemento dolente riguarda la natura contrattuale dei buoni pasto: nel settore privato la loro concessione non \u00e8 automatica per ogni lavoratore, ma dipende da accordi aziendali o collettivi. Ci sono casi documentati in cui alcuni dipendenti di una stessa squadra non ricevono buoni pasto pur svolgendo mansioni analoghe, perch\u00e9 non \u00e8 previsto dal contratto dell\u2019impresa. Nel pubblico impiego, e in particolari comparti come quello scolastico, il riconoscimento dei buoni pasto pu\u00f2 essere addirittura assente per categorie specifiche come docenti o personale Ata, suscitando richieste di inserimento normativo nei contratti collettivi di lavoro per colmare queste lacune. \u00a0 \u00a0 L\u2019opportunit\u00e0 per il welfare Per i datori di lavoro l\u2019aumento della soglia rappresenta l\u2019opportunit\u00e0 di rafforzare il proprio sistema di welfare interno senza incrementare il costo del lavoro, sfruttando uno strumento gi\u00e0 ampiamente utilizzato nelle politiche di gestione delle risorse umane. Il maggiore spazio fiscale pu\u00f2 favorire accordi integrativi di secondo livello per adeguare i valori dei buoni pasto alle esigenze effettive dei lavoratori, tenendo conto dell\u2019inflazione sui beni alimentari e dei costi reali della pausa pranzo. Nonostante ci\u00f2, la diffusione dei buoni pasto rimane disomogenea e strettamente legata alle scelte contrattuali di ciascuna azienda o settore, con una quota significativa di lavoratori che continua a non beneficiare di questo tipo di supporto quotidiano. \u00a0 \u00a0<\/div>\n<p> Source URL: http:\/\/corriereadriatico.it\/economia\/news\/buoni_pasto_quanto_aumentano_cosa_cambia_per_chi_ultime_notizie_oggi_8_gennaio-9286169.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno \u00e8 entrata in vigore una modifica importante per i buoni pasto in Italia: la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici \u00e8 stata elevata da 8 a 10 euro al giorno. 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