{"id":1426627,"date":"2026-01-18T08:14:19","date_gmt":"2026-01-18T05:14:19","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1426627"},"modified":"2026-01-18T08:14:19","modified_gmt":"2026-01-18T05:14:19","slug":"trump-10-mesi-per-entrare-o-per-uscire-dalla-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1426627","title":{"rendered":"Trump: 10 mesi per entrare o per uscire dalla storia?"},"content":{"rendered":"<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Dieci mesi. \u00c8 il tempo della pazienza. Lo \u00e8, dove apertamente e dove malamente celato, per quanti in Europa come negli stessi Stati Uniti, in America Latina come in Medio Oriente, in Cina come in Centrasia, aspettano le elezioni di Mid Term. Coltivano la speranza che a novembre sia rispettata la prassi elettorale che vuole l\u2019inquilino della Casa Bianca trasformato in un\u2019 \u201canatra zoppa\u201d dalla sconfitta sub\u00ecta al Congresso dal suo partito; o che il suo potere venga, se non fortemente ridotto, almeno temperato.<\/p>\n<p>Il presidente statunitense Donald Trump continua ad essere dipinto, dentro e fuori dagli Usa, da una parte consistente dei media e per un pubblico pregiudizialmente ostile o sostanzialmente disinformato e distratto, come un cow-boy spaccone e pistolero. Di l\u00e0 dai limiti della sua formazione culturale e politica, dell\u2019incapacit\u00e0 di riunificare giorno dopo giorno una nazione divisa non solo etnicamente ma coesistente, riappacificandola dietro un obiettivo comune come fece Ronald Reagan, c\u2019\u00e8 da sottolineare l\u2019incredibile sua determinazione. La forza mostrata anche nel modo in cui reag\u00ec all\u2019attentato e con la quale 1) ha affrontato una eredit\u00e0 disastrata e disastrosa sia sul piano nazionale che su quello internazionale; 2) ha conquistato, perso e riconquistato la presidenza; 3) resta coerente tra quanto dice e quanto fa, di l\u00e0 dal suo modo plateale e apparentemente contraddittorio d\u2019apparire; 4) mantiene un rapporto pragmatico con Vladimir Putin, responsabile di un impero che significa Occidente euro-asiatico, e di fiducia con Benjamin Netanyahu (a dispetto del ruolonefasto &#8211; suo e della destra religiosa che lo sostiene &#8211; in Cisgiordania) perch\u00e9 rappresenta Israele, la democrazia di riferimento in Medio Oriente che oggi esprime un Netanyahu ma domani un nuovo Ytzhak Rabin.<\/p>\n<p>Le indagini demoscopiche confermano una certa delusione verso Trump da parte del suo elettorato pi\u00f9 \u201cisolazionista\u201d, rest\u00eco a comprendere ch\u2019\u00e8 la \u00a0proiezione esterna \u2013 politica, finanziaria, economica e militare \u2013 a influenzare sostanzialmente la situazione interna degli Stati Uniti. E questo proprio mentre, tra sanzioni e dazi ballerini, la bilancia commerciale riduce il deficit, la Borsa e l\u2019occupazione procedono benino e il costo della vita, s\u00ec, cresce ma \u2013 vallo a spiegare ai concittadini! &#8212; come dappertutto e meno che nel Vecchio Continente.<\/p>\n<p>L\u2019afflusso di milioni d\u2019immigrati illegali \u00e8 stato fermato, oltre un milione di clandestini rispediti lo scorso anno ai Paesi d\u2019origine. Oltre ai miliardi risparmiati per il regime corrotto dell\u2019Ucraina e una guerra tanto stupida quanto controproducente, il capo della Casa Bianca ha ridotto i fondi per le universit\u00e0 (e non solo) che hanno affiancato al merito misure di discriminazione razzialecontro\u2026i bianchi e-o incoraggiato gli estremismi della \u201ccancel culture\u201d o della \u201cpolitica woke\u201d; ostacola il troppo facile cambiamento di sesso tra minori che fa prosperare molte cliniche; lascia completa libert\u00e0 di opinione mentre altrove \u00e8 repressa e nel Vecchio Continente persino punita col carcere se non \u2018politicamente corretta\u2019, vedi la Gran Bretagna dov\u2019\u00e8 argomento persino di sarcasmo e barzellette (\u201cCome va la vita?\u201d, la domanda. \u201cNon mi posso lamentare\u2026\u201d, la risposta). E si rivela prudente nelle operazioni militari compiute, in Venezuela, o minacciate, in Iran. E Tanto per fare qualche esempio.<\/p>\n<p>Le importazioni dalla Cina cambiano rotta. Pechino le muove dagli Stati Uniti verso l\u2019Europa (che si lamenta ma ne fa incetta, Germania in primis), l\u2019Asia altra, l\u2019Africa e dovunque possano essere moltiplicati i milleduecento miliardi di dollari guadagnati l\u2019anno scorso dall\u2019iper-esportazione di prodotti: \u00a0opera di un popolo dai severi costumi confuciani e di inossidabili risparmiatori, insomma di laboriosissime formiche e instancabili commercianti. \u00a0Miliardi di dollari cheall\u2019impero millenario possono aprire nuovi mercati da presidiare, governi da \u2018comprare\u2019, miniere e porti e scali e schiavi da sfruttare. Ma non pi\u00f9 come prima negli Usae neppure nel resto dell\u2019America, come promettono il Canale di Panama, il Venezuela e\u2026 i funerali a Cuba delle guardie della sicurezza di Nicol\u00e0s Maduro eliminate durante il blitz (neppure servirono l\u201911 settembre del 1973 in Cile a Salvador Allende, altra e pi\u00f9alta statura d\u2019uomo: la lezione all\u2019ex camionista non \u00e8 servita). Mentre l\u2019Europa arranca e rincorre, in una costosa sarabanda d\u2019appuntamenti e foto-ricordo che nessuno conserver\u00e0, Washington spalanca le porte allo sviluppo delle tecnologie del futuro e riscopre il progetto di Ronald Reagan di Scudo Spaziale.<\/p>\n<p>Denominato ora Golden Dome e dovrebbe includere anche l\u2019Artico con la cassaforte di minerali e \u2018terre rare\u2019 \u00a0che custodiscesotto ghiacci. Uno scudo dinanzi sia alla Cina, che accompagna l\u2019espansionismo commerciale con un riarmo accelerato, sia alla Federazione russa se Mosca non dovesse recuperare autonomia da Pechino. La Russia \u00a0in crisi demografica che sull\u2019Artico si protendegeograficamente e strategicamente, al pari degli Stati Uniti, \u00a0e che Trump vorrebbe strappare all\u2019abbraccio con la Cina. Comprende, il presidente americano, che Mosca difende il suo impero multietnico e multinazionale affidandosi a nuove generazioni di missili nucleari e all\u2019esportazione sottobanco d\u2019energia, in mancanza d\u2019altro. Una Russia che puntava alla \u201ccasa comune europea\u201d e alla stessa Nato ma ora, delusa dall\u2019Ue e dai predecessori di Trump alla Casa Bianca, rinsalda l\u2019identit\u00e0 nazionale con la riscoperta delle sue radici storiche e religiose conciliate con quelle altrui in un patriottismo non pi\u00f9 imperiale n\u00e9 ideologico, bens\u00ec \u2018federale\u2019. Una Russia che si sente accerchiata in Europa e ai confini siberiani e che teme le correnti fondamentaliste che attraversano il Centrasiaabbandonato trentacinque anni fa. Timori che condivide con Usa e Ue.<\/p>\n<p>Trump l\u2019aveva predetto durante il primo e il secondomandato. Washington non devia dalle direttrici dell\u2019interesse dell\u2019Occidente \u2013 euroatlantico ed euroasiatico \u2013 il cui traguardo a medio termine dovrebbe essere un equilibrio tripolare (Usa-Ue, Russia, Cina) volto a un equilibrio multipolare (con l\u2019India e le potenze macro-regionali emergenti). A riconfermarlo, l\u2019accusa ribadita a Volodymyr Zelensky, e con lui all\u2019attuale leadership europea, di fungere da \u201costacolo\u201d a una intesa con Mosca che non concerne la sola Ucraina. Certo, resta che la sua visione strategica pu\u00f2 su alcune questioni \u2013 ad esempio l\u2019Artico &#8212; divergere persino da quella dei suoi pi\u00f9 stretti alleati. Ma \u00e8 nell\u2019ordine delle cose.<\/p>\n<p>Vale la pena sottolineare la prudenza finora dimostrata da Trump nelle crisi internazionali. In Iran \u00e8 deflagrata proprio mentre parte la fase-2 per Gaza con il problematico varo del \u2018Consiglio per la pace\u2019. Per molti versi, ne \u00e8 la conseguenza. Il seme della democratizzazione nel mondo musulmano non \u00e8 marcito sotto l\u2019oppressione dei regimi e dei costumi, e fa germogliare movimenti di libert\u00e0 e nascere nuovi frutti come testimoniano le prime e coraggiose riforme nella stessa Arabia Saudita. La rivolta che ha incendiato l\u2019Iran\u00e8 giunta a un passo dalla rivoluzione, sollecitata in un primo momento da Tel Aviv e con Trump propenso all\u2019attacco dei centri del potere. La prudenza ha spinto la Casa Bianca a sospenderlo. Sono destinate a fallire le rivoluzioni disarmate, prive di una leadership carismatica e del supporto di sezioni dissidenti sia negli \u2018apparati della forza\u2019 (ministeri di Difesa e Interni eorganizzazioni paramilitari centralizzate), sia nella rete dell\u2019economia ufficiale e sommersa. Neppure era tale da far prevedere la fine di Al\u00ec Khamenei la fuga di capitali dall\u2019Iran: i soldi degli oligarchi cresciuti e pasciuti all\u2019ombra della corruzione del regime e della gestione diorganismi, associazioni e strutture clientelari dove coltivare il consenso dei \u2018diseredati\u2019.<\/p>\n<p>Insomma, dopo la destabilizzazione di regimi alleati come la Siria e l\u2019indebolimento delle arganizzazioni armate amiche (Hezbollah in Libano, gli Houhti nello Yemen), dopo i dazi a sfiancarlo economicamente e socialmente; dopo il suo centro nucleare bombardato\u2026 Trump ha sospeso il passo successivo e finale contro l\u2019Iran. Una ultima chance a Teheran, con l\u2019obiettivo sempre coltivato di una adesione agli Accordi di Abramo di un Paese che lentamente espella il regime che l\u2019opprime e rinnega una cultura millenaria.<\/p>\n<p>A spingere il capo della Casa Bianca concorrono altri fattori. L\u2019Oman, il cui governo \u00e8 il pi\u00f9 accreditato negoziatore tra il fronte sunnita e quello sciita, ha confermato che il regime avrebbe reagito a un colpo forse mortale colpendo non solo Israele ma anche Arabia Saudita, Qatar, Emirati, le basi americane nell\u2019area. Rischio che Cia e vertici delle forze armate Usa non sottovalutavano. E ad aggiungersi, le riserve sull\u2019efficacia di un\u2019operazione priva del supporto di una portaerei col suo gruppo d\u2019attacco e senza il concorso di forze militari sul terreno. Ma ad influire su Trump \u00e8 stata segnatamente l\u2019apparizione di Putin come mediatore, considerati sia i consolidati rapporti della Russia con Israele e con l\u2019Iran, sia le auspicabili relazioni future tra Washington e Mosca. Vedremo se il congelamento della situazione sia solo momentaneo, come sospetta un Khamenei infuriato e minaccioso. \u00a0<\/p>\n<p>\u2028Per ricollegarsi all\u2019inizio, i prossimi dieci mesi per molti attori internazionali saranno pure il tempo della pazienza. Ma la partita strategica \u00e8 molto complessa e articolata. Gaza, Iran, Ucraina, Venezuela, Artico, l\u2019Ue\u2026 come si disporranno nel disegno di Donald Trump? E poi, sa che molto ma molto difficilmente gli verr\u00e0 offerta l\u2019opportunit\u00e0 di un terzo mandato. Gli interessa ormai entrare nella storia. Da pacificatore,come desidererebbe e come indicherebbe la medaglia offertagli da Maria Corina Machado. D\u2019obbligo il condizionale.<\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ilroma.net\/news\/dall-italia-e-dal-mondo\/857334\/trump-10-mesi-per-entrare-o-per-uscire-dalla-storia.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dieci mesi. \u00c8 il tempo della pazienza. Lo \u00e8, dove apertamente e dove malamente celato, per quanti in Europa come negli stessi Stati Uniti, in America Latina come in Medio Oriente, in Cina come in Centrasia, aspettano le elezioni di Mid Term. 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