{"id":1426554,"date":"2026-01-21T07:57:47","date_gmt":"2026-01-21T04:57:47","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1426554"},"modified":"2026-01-21T07:57:47","modified_gmt":"2026-01-21T04:57:47","slug":"referendum-giustizia-chi-ha-paura-della-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1426554","title":{"rendered":"Referendum giustizia: chi ha paura della riforma?"},"content":{"rendered":"<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Facciamo subito chiarezza: con buona pace dei promotori del \u201cno\u201d al prossimo referendum, la riforma della Giustizia lascia invariato il primo comma dell\u2019articolo 104 della Costituzione che garantisce l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza della magistratura. Fateci caso, per\u00f2, \u00e8 sempre la stessa storia. Ogni volta che un Governo di centrodestra mette in campo una riforma della giustizia, ecco che riparte il coro: vogliono mettere il bavaglio ai giudici, vogliono comprimere il ruolo dei magistrati nell\u2019impianto costituzionale, vogliono favorire influenza e interferenze della politica sul sistema giudiziario. Niente di pi\u00f9 falso e sbagliato. Semmai \u00e8 vero il contrario. Oggi \u00e8 proprio il giudice libero da vincoli correntizi ad essere prigioniero di un sistema che fa acqua da tutte le parti, mortificando innanzitutto il merito individuale.<\/p>\n<p>Ma andiamo ai fatti di questa riforma e, in particolare modo, alle sue finalit\u00e0. L\u2019introduzione della separazione delle carriere di giudicante e di inquirente &#8211; cui peraltro la riforma, nel rispetto delle previsioni costituzionali, riconferma uguali guarentigie e diritti &#8211; assolve l\u2019unica funzione di metter fine ad un incrostato meccanismo di inevitabili condizionamenti legati alla logica della colleganza e dell\u2019alternanza del ruolo dei magistrati &#8211; di volta in volta pm o giudicanti &#8211; dando finalmente attuazione compiuta ad un precetto costituzionale troppo spesso dimenticato: \u201cOgni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parit\u00e0, davanti a giudice terzo e imparziale\u201d (art. 111, co. 2). Difficile sostenere, del resto, che il Codice di Procedura penale entrato in vigore ormai vari decenni non abbia costruito un assetto processuale che d\u00e0 esecuzione proprio a questo precetto, prevedendo che il magistrato che svolge la funzione di pm, posto sullo stesso piano della difesa, svolga il compito di sostenere l\u2019accusa, mentre il magistrato giudicante \u00e8 il giudice terzo che decide.<\/p>\n<p>La riforma finalmente chiude questo percorso, dandogli compiuta attuazione: libera il giudice terzo da una, anche solo potenziale, ambiguit\u00e0 di relazione col pm, dovuta alla comune appartenenza, ne rafforza l\u2019autorevolezza e la percezione di imparzialit\u00e0 rispetto alle parti processuali e ancor di pi\u00f9 dell\u2019opinione pubblica. Non credo sia un caso che si debba proprio alle Sezioni Unite della Cassazione questa rigorosa ricostruzione della funzione del magistrato, fuori e dentro il processo: l\u2019esercizio della funzione giurisdizionale impone al giudice il dovere non soltanto di \u201cessere\u201d imparziale, ma anche di \u201capparire\u201d tale; gli impone non soltanto di essere esente da ogni \u201cparzialit\u00e0\u201d, ma anche di essere \u201cal di sopra di ogni sospetto di parzialit\u00e0\u201d. Mentre l\u2019essere imparziale si declina in relazione al concreto processo, l\u2019apparire imparziale costituisce, invece, un valore immanente alla posizione istituzionale del magistrato, indispensabile per legittimare, presso la pubblica opinione, l\u2019esercizio della giurisdizione come funzione sovrana: l\u2019essere magistrato implica una \u201cimmagine pubblica di imparzialit\u00e0\u201d (sentenza 14 maggio 1998, n. 8906).<\/p>\n<p>In definitiva, questa riforma rappresenta un fondamentale passo per garantire al cittadino non solo la \u201csostanza\u201d, ma anche la percezione di poter sempre contare su un verdetto di giustizia giusta. Passando agli altri profili della riforma, mi duole dirlo, ma la contrariet\u00e0 rispetto all\u2019altro punto cruciale &#8211; introduzione di 2 Csm (uno per i magistrati giudicanti, l\u2019altro per gli inquirenti) e sorteggio dei componenti &#8211; dovrebbe francamente imbarazzare le coscienze di chi la sostiene. Infatti, va superata una scelta &#8211; quella elettiva &#8211; che in origine era necessaria per individuare la provenienza dei singoli consiglieri ed impedire lo strutturarsi di pericolose forme di consociativismo, commistioni o ingerenze politiche che sarebbero potute arrivare dall\u2019esterno. \u00c8 accaduto esattamente il contrario. Quel meccanismo di difesa dell\u2019autonomia da spinte esogene si \u00e8 tramutato nel corso del tempo in un sistema in cui l\u2019attacco all\u2019indipendenza del singolo magistrato \u00e8 stato portato proprio dall\u2019interno per l\u2019azione delle diverse correnti dell\u2019Anm.<\/p>\n<p>Queste, nei fatti, si sono trasformate in veri e propri gruppi di potere che, attraverso l\u2019elezione dei propri esponenti nel Csm, hanno costruito un articolato meccanismo di controllo delle carriere, di affidamento degli incarichi direttivi, di gestione delle procedure disciplinari dei magistrati. Un sistema, a dir poco opaco, nel quale lo spazio per la valutazione del merito si \u00e8 progressivamente ridotto sino a divenire quasi impalpabile. Forse siamo soltanto noi a ricordare le paginate di giornale con le intercettazioni del caso Palamara e la vergognosa spartizione di posti ed incarichi tra i componenti delle varie correnti del Csm? Ebbene, sfido chiunque a documentare che, da allora, qualcosa sia cambiata. Del resto, le \u201canime candide\u201d che difendono ancora oggi questo sistema si sono forse accorte che nessuno dei giudici protagonisti di quella vicenda, per esempio, ha mai ricevuto dal Csm alcuna sanzione, anche solo minima, per essere stati artefici di un autentico \u201cmercato delle vacche\u201d? Pienamente condivisibile anche la scelta di introdurre il sorteggio dei componenti dei due distinti Csm che rappresenta una garanzia di trasparenza senza inficiare, certo, la qualit\u00e0 di quel consesso.<\/p>\n<p>Infatti, si pu\u00f2 seriamente sostenere che colui che \u00e8 chiamato ad amministrare la giustizia, a scrivere una sentenza, a decidere della libert\u00e0 di una persona non abbia pure le competenze per selezionare un collega cui affidare la direzione di un ufficio giudiziario? Perch\u00e9 quel compito dovrebbe essere mediato dall\u2019inserimento in una lista che prevede inevitabilmente la creazione di vincoli di appartenenza dei quali l\u2019eletto potrebbe essere chiamato a render conto? Resta infine la questione legata all\u2019introduzione di un\u2019Alta Corte disciplinare chiamata a giudicare i magistrati. Anche qui le censure non paiono cogliere nel segno. A partire da un dato di fatto: in Italia, nel periodo che va dal 2017 al 2024, si sono avute quasi seimila ingiuste detenzioni. Lo Stato, e quindi i cittadini, hanno dovuto pagare ben 254 milioni di euro di risarcimento a queste vittime di giustizia! Ebbene, sapete quanti magistrati hanno ricevuto sanzioni (per lo pi\u00f9 blande) per il danno procurato? Appena nove. Difficile non cogliere in questo enorme squilibrio numerico il peso di una indebita ed eccessiva tutela corporativa.<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, l\u2019iniezione di soggetti competenti, scelti dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento (non dal Governo) &#8211; lasciando peraltro che la maggioranza dei componenti sia comunque composta da magistrati appartenenti ai 2 ordini &#8211; non rappresenta una forma di efficientamento e qualificazione del meccanismo? Io credo proprio di s\u00ec. Mi sia concessa una considerazione conclusiva. Da decenni tutti si affannano a lamentare il malfunzionamento della giustizia in questo Paese ma poi, nei fatti, ogni progetto di riforma \u00e8 puntualmente stato frenato. Il tentativo di queste settimane di avvelenare i pozzi raccontando mezze verit\u00e0, distorcendo i fatti, minimizzando le responsabilit\u00e0 e evocando attentati alla Costituzione, va fermato con la forza della verit\u00e0 e con la chiarezza delle argomentazioni. Ed \u00e8 quello che la Lega, su impulso di Matteo Salvini, da sempre in prima linea nella rivendicazione di una giustizia giusta, e l\u2019associazione \u201cLettera 150\u201d guidata dal ministro Giuseppe Valditara stanno facendo anche attraverso iniziative, aperte e non settarie, per spiegare le ragioni di quella scelta di civilt\u00e0 e di dignit\u00e0 che impone di votare \u201cs\u00ec\u201d al referendum della prossima primavera.<\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ilroma.net\/news\/politica\/857426\/referendum-giustizia-chi-ha-paura-della-riforma.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Facciamo subito chiarezza: con buona pace dei promotori del \u201cno\u201d al prossimo referendum, la riforma della Giustizia lascia invariato il primo comma dell\u2019articolo 104 della Costituzione che garantisce l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza della magistratura. Fateci caso, per\u00f2, \u00e8 sempre la stessa storia. 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