{"id":1257728,"date":"2025-12-17T05:40:03","date_gmt":"2025-12-17T02:40:03","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1257728"},"modified":"2025-12-17T05:40:03","modified_gmt":"2025-12-17T02:40:03","slug":"prima-i-salari-o-la-produttivita-la-sfida-e-farli-crescere-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1257728","title":{"rendered":"Prima i salari o la produttivit\u00e0? La sfida \u00e8 farli crescere insieme"},"content":{"rendered":"<div class=\"body-text\">\n<p>Le giornate di sciopero di venerd\u00ec e sabato scorso, proclamate rispettivamente dalla CGIL e dalla CISL, hanno posto al governo, seppure con accenti diversi, alcune questioni di specifico interesse per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati. In particolare la questione dei bassi livelli salariali e la connessa questione fiscale, cio\u00e8 di chi debba finanziare gli investimenti e la spesa sociale. Vi erano anche evidenti differenze fra le due piattaforme, non solo nelle priorit\u00e0 ma soprattutto nell\u2019approccio: pi\u00f9 conflittuale e rivendicativa quella della CGIL; concertativa e propositiva quella della CISL. Il tema dei bassi livelli salariali \u00e8 un tema rilevante nel nostro paese e spiega, almeno in parte, l\u2019esodo dei giovani laureati cui stiamo assistendo da almeno un decennio. Alla radice vi \u00e8 il basso livello di produttivit\u00e0 del lavoro, sia nel settore pubblico sia in quello privato. Gli investimenti e le riforme previsti nel PNRR avevano come obiettivo principale proprio la crescita della produttivit\u00e0, da cui possono poi scaturire gli incrementi retributivi. Che vi sia una relazione fra produttivit\u00e0 e retribuzioni \u00e8 evidente. Gli economisti si dividono sulla direzione di causalit\u00e0. Per alcuni occorre agire in primo luogo sull\u2019aumento delle retribuzioni in modo da stimolare le imprese verso attivit\u00e0, tecnologie e modelli organizzativi che aumentano la produttivit\u00e0. Secondo questo approccio il nostro paese si \u00e8 avvitato in una spirale negativa in cui la competitivit\u00e0 basata sui bassi costi del lavoro ha incentivato il permanere di attivit\u00e0 a bassa produttivit\u00e0 che a loro volta si mantengono competitive attraverso bassi salari. L\u2019approccio alternativo insiste sulla necessit\u00e0 di partire dagli investimenti che consentono di aumentare la produttivit\u00e0, come quelli sulla digitalizzazione e sulla formazione del capitale umano. L\u2019incremento della produttivit\u00e0 consentir\u00e0 quindi di aumentare le retribuzioni. Come \u00e8 facile intuire, la relazione fra produttivit\u00e0 e retribuzioni \u00e8 complessa e i paesi che hanno avuto maggiore successo in questo ambito sono quelli che hanno utilizzato entrambe le leve: da una parte politiche volte ad incrementare il livello di istruzione e le remunerazioni, cos\u00ec da spingere le imprese ad incrementare la produttivit\u00e0; dall\u2019altro politiche industriali e di investimento finalizzate a orientare le produzioni verso settori a maggior valore aggiunto. <\/p>\n<p>Il nostro paese \u00e8 stato poco efficace su entrambi questi fronti. Non \u00e8 quindi un caso che negli ultimi decenni la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 cresciuta in Italia in misura minore rispetto agli altri paesi industrializzati. Invertire la rotta, ammesso che lo si voglia fare, non \u00e8 semplice. Le possibilit\u00e0 di incrementare gli investimenti pubblici nell\u2019istruzione o nelle politiche industriali trovano un evidente limite nei vincoli della finanza pubblica determinati dall\u2019elevato rapporto del debito pubblico sul PIL. Agire sulle riforme piuttosto che sugli investimenti comporta comunque costi nel breve periodo e si scontra con la generale avversione al cambiamento che caratterizza il nostro paese. Proprio negli ultimi anni stiamo assistendo ad una crescita dell\u2019occupazione ma non a quella del PIL, con conseguente riduzione della produttivit\u00e0. Questo tema si pone con forza anche nella nostra regione. Il declino del manifatturiero e le prospettive di sviluppo del turismo e delle connesse attivit\u00e0 di servizi a basso valore aggiunto prospettano, infatti, lo stesso dilemma. Quello cio\u00e8 di orientarsi verso attivit\u00e0 con bassi livelli di produttivit\u00e0 e che alimentano una domanda di lavoro con bassi livelli di qualificazione e, di conseguenza, basse retribuzioni. L\u2019alternativa sarebbe di puntare con decisione verso attivit\u00e0 e settori ad alto valore aggiunto e al contempo elevare il livello di istruzione e qualificazione del capitale umano. Alternativa non semplice non solo per i vincoli di finanza pubblica prima richiamati ma anche perch\u00e9 in un paese che sta rapidamente invecchiando non \u00e8 facile trovare consenso per politiche che richiedono forti cambiamenti strutturali e che sono orientate ad ottenere risultati nel lungo termine piuttosto che ad affrontare le difficolt\u00e0 del momento.<\/p>\n<p><em>\u00a0*Docente di Economia Applicata all\u2019Universit\u00e0\u00a0 Politecnica delle Marche<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: http:\/\/corriereadriatico.it\/editoriali\/editoriale_marche_donato_iacobucci_prima_salari_la_produttivita_la_sfida_farli_crescere_insieme-9248928.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le giornate di sciopero di venerd\u00ec e sabato scorso, proclamate rispettivamente dalla CGIL e dalla CISL, hanno posto al governo, seppure con accenti diversi, alcune questioni di specifico interesse per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati. 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