{"id":1253939,"date":"2025-12-13T16:42:19","date_gmt":"2025-12-13T13:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1253939"},"modified":"2025-12-13T16:42:19","modified_gmt":"2025-12-13T13:42:19","slug":"sprechi-di-natale-ogni-anno-sugli-scaffali-oltre-un-miliardo-di-tonellate-di-cibo-invenduto-i-5-trend-per-valorizzare-le-eccedenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1253939","title":{"rendered":"Sprechi di Natale, ogni anno sugli scaffali oltre un miliardo di tonellate di cibo invenduto: i 5 trend per valorizzare le eccedenze"},"content":{"rendered":"<div class=\"body-text\">\n<p><span>Panettoni, cioccolatini, biscotti e snack confezionati vengono prodotti in grandi quantit\u00e0 durante il periodo festivo per rispondere a una domanda concentrata in poche settimane, ma una parte consistente di questi prodotti resta invenduta. <\/span><\/p>\n<p><span>Dietro l\u2019apparente successo delle vendite natalizie si nasconde infatti un tema strutturale: l\u2019invenduto alimentare rappresenta un costo concreto per la filiera, con ricadute economiche e ambientali che coinvolgono produttori, distributori e retailer. Il fenomeno assume dimensioni globali: secondo uno studio di ECR Retail Loss, organismo internazionale di ricerca nel settore della distribuzione e del retail, ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato, generando costi stimati superiori ai 90 miliardi di euro lungo la catena del valore.<\/span><\/p>\n<p><span>Un impatto che incide direttamente sulla redditivit\u00e0: se i retailer riuscissero anche solo a dimezzare questi costi nascosti nei propri conti economici, la maggior parte potrebbe incrementare i profitti di oltre il 20%. Nel settore dolciario, la concentrazione produttiva di dicembre amplifica ulteriormente la pressione: prodotti perfettamente idonei al consumo rimangono invenduti, generando costi aggiuntivi per sconti, redistribuzione, smaltimento e logistica, che possono arrivare fino all\u20191,8% del fatturato. <\/span><\/p>\n<p><span>A questo si aggiungono immobilizzazioni di capitale e inefficienze operative che pesano sulla redditivit\u00e0 complessiva, oltre all\u2019impatto ambientale legato al consumo di risorse, alle emissioni e alla gestione dei rifiuti. In questo scenario, appare chiaro come la gestione delle eccedenze non sia un tema marginale, ma una leva strategica per la competitivit\u00e0 delle aziende della filiera alimentare. Sempre pi\u00f9 operatori stanno adottando modelli industriali strutturati per affrontare il problema in modo continuativo e non emergenziale. Tra queste realt\u00e0 si inserisce Regardia, player di riferimento in Italia nella circular economy, che opera nel recupero degli ex-prodotti alimentari trasformandoli in risorse utili attraverso processi industriali dedicati. Grazie a questo modello, pi\u00f9 di 165.000 tonnellate all\u2019anno di surplus alimentare e concentrato solubile di frumento vengono mediamente preservate nella filiera dei mangimi, evitando lo spreco di risorse ancora valorizzabili. Le eccedenze, anzich\u00e9 essere destinate allo smaltimento, vengono cos\u00ec selezionate, trattate e reintrodotte nel ciclo produttivo come materie prime per la mangimistica e come matrici per bioenergie, riducendo il ricorso a risorse vergini e alleggerendo i costi logistici e ambientali dell\u2019invenduto. L\u2019approccio consente alle aziende di ridurre le perdite economiche legate allo stock fermo, limitare i costi di gestione e trasformare un problema operativo in una risorsa gestibile e misurabile. \u201cOggi il vero tema non \u00e8 pi\u00f9 se gestire l\u2019invenduto, ma come farlo in modo strategico\u201d \u2013 spiega Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia \u2013 \u201cOgni prodotto fermo in magazzino rappresenta un costo finanziario, un rischio operativo e una perdita di valore. <\/span><\/p>\n<p>Approcci strutturati permettono di ribaltare questa logica: trasformare l\u2019eccedenza in opportunit\u00e0 concreta genera benefici economici e ambientali lungo tutta la filiera. Ridurre gli sprechi significa intervenire direttamente sui margini, sull\u2019efficienza operativa e sulla solidit\u00e0 del business.\u201d<\/p>\n<p><span>La portata del tema diventa ancora pi\u00f9 evidente se si confronta l\u2019incidenza dell\u2019invenduto con le dimensioni complessive del mercato dolciario globale. Secondo il report Confectionery Worldwide 2025 di Statista, il comparto genera 531 miliardi di euro di fatturato annuo, con i prodotti da forno e pasticceria come principale categoria, seguiti da cioccolato, dolciumi e gelati. L\u2019Europa occidentale rappresenta circa un terzo del mercato mondiale, davanti al Nord America (22%) e all\u2019Asia-Pacifico (14%). In un settore di questa scala, anche piccole percentuali di eccedenze hanno un impatto economico significativo, moltiplicandosi lungo tutta la filiera. Il divario tra il valore complessivo del mercato e i costi nascosti legati all\u2019invenduto rende evidente come la gestione delle eccedenze non sia una questione marginale, ma un elemento strutturale dell\u2019equilibrio del settore. In questo scenario, adottare modelli efficienti e sostenibili significa non solo ridurre gli sprechi, ma rafforzare la competitivit\u00e0 e la resilienza dell\u2019intera filiera. In risposta a questa sfida, le aziende stanno adottando strategie strutturate per recuperare valore dall\u2019invenduto, trasformando eccedenze che altrimenti rappresenterebbero un costo in opportunit\u00e0 concrete per la filiera. La gestione intelligente dell\u2019invenduto non riguarda pi\u00f9 solo la riduzione dello spreco, ma si sta evolvendo in approcci integrati che combinano efficienza operativa, sostenibilit\u00e0 e innovazione. <\/span><\/p>\n<p><span>Tra i principali trend emergenti si possono individuare: Mangimistica animale: i prodotti dolciari invenduti vengono selezionati e trasformati in ingredienti sicuri e nutrienti per mangimi, contribuendo a ridurre i costi delle materie prime e l\u2019impatto ambientale della filiera.<\/span><\/p>\n<p><span>Donazioni a enti benefici: le eccedenze alimentari vengono ridistribuite a organizzazioni caritative, offrendo un vantaggio sociale e riducendo sprechi e costi di smaltimento. Reimmissione sul mercato: alcune aziende utilizzano canali alternativi come outlet o promozioni dedicate, trasformando i prodotti invenduti in vendite aggiuntive senza intaccare il prezzo pieno. <\/span><\/p>\n<p><span>Trasformazione in nuovi prodotti o ingredienti secondari: l\u2019invenduto pu\u00f2 essere convertito in nuove linee di prodotti o materie prime per altre produzioni, valorizzando risorse altrimenti perse. Conversione in compost o bioenergie: gli scarti non utilizzabili a fini alimentari e non declassabili ad uso zootecnico possono essere destinati a produzione di compost o energia rinnovabile, chiudendo il cerchio della circolarit\u00e0 e riducendo l\u2019impatto ambientale complessivo.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: http:\/\/corriereadriatico.it\/lifestyle\/natale_spreco_cibo_quanto_quali_prodotti_come_fare_sprechi_cosa_succede_oggi_13_dicembre-9243488.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Panettoni, cioccolatini, biscotti e snack confezionati vengono prodotti in grandi quantit\u00e0 durante il periodo festivo per rispondere a una domanda concentrata in poche settimane, ma una parte consistente di questi prodotti resta invenduta. 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