{"id":1232655,"date":"2025-12-15T09:20:37","date_gmt":"2025-12-15T06:20:37","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1232655"},"modified":"2025-12-15T09:20:37","modified_gmt":"2025-12-15T06:20:37","slug":"vittorio-sgarbi-e-un-genio-con-una-capacita-unica-di-riconoscere-la-bellezza-e-ora-torna-con-un-libro-sulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1232655","title":{"rendered":"Vittorio Sgarbi \u00e8 un genio con una capacit\u00e0 unica di riconoscere la bellezza. E ora torna con un libro sulla&#8230;"},"content":{"rendered":"<article id=\"post-1511908\" class=\"post-1511908 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-cultura posizione-editoriale-centro-pagina\">\n<div>\n<figure class=\"evidence-wrapper\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"860\" height=\"358\" src=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/files\/2025\/12\/vittorio_sgarbi_montagna-860x358.jpg\" class=\"attachment-single size-single wp-post-image\" alt=\"Vittorio Sgarbi \u00e8 un genio con una capacit\u00e0 unica di riconoscere la bellezza. E ora torna con un libro sulla montagna\" title=\"Vittorio Sgarbi \u00e8 un genio con una capacit\u00e0 unica di riconoscere la bellezza. E ora torna con un libro sulla montagna\"><\/figure>\n<p class=\"occhiello\">Il critico d&#8217;arte<\/p>\n<h1>Vittorio Sgarbi \u00e8 un genio con una capacit\u00e0 unica di riconoscere la bellezza. E ora torna con un libro sulla montagna<\/h1>\n<div class=\"info-condivisione\">\n<div>\n<p><span class=\"categoria\">Cultura<\/span><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t &#8211; di <span class=\"autore\">Rocco Familiari<\/span> &#8211; <span class=\"data\">15 Dicembre 2025 alle 10:20<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto\">\n<p>Mentre \u00e8 ancora in corso la dolorosa vicenda che riguarda la vita privata di Vittorio Sgarbi, p<strong>ersonaggio pubblico per eccellenza e pertanto soggetto-vittima della curiosit\u00e0 altrui,<\/strong> vale a dire la richiesta avanzata da una delle figlie affinch\u00e9 venga nominato un amministratore di sostegno per il padre che non sarebbe pi\u00f9 in grado di badare a se stesso, esce, per i tipi de<em> La Nave di Teseo,<\/em> la raffinata casa editrice diretta da sua sorella Elisabetta, l\u2019ultimo (per ora) libro del grande critico, <em>\u201cIl cielo pi\u00f9 vicino \u2013 la montagna nell\u2019arte\u201d<\/em>. Ignoro se la figlia in questione sia persona acculturata o meno. Se lo fosse, potrebbe forse conoscere l\u2019episodio \u2013 vero o inventato non importa, ma esemplare \u2013 che riguard\u00f2, esattamente 2.400 anni fa (nel 406 a.C.), il sommo drammaturgo Sofocle, anche lui condotto davanti al giudice da un figlio (Iofonte) in quanto da questi considerato non pi\u00f9 compos sui. Ebbene, fu sufficiente la lettura dell\u2019ultimo dramma scritto da Sofocle, Edipo a Colono, a convincere il magistrato dell\u2019infondatezza della richiesta avanzata dall\u2019incauto e ingrato figlio. Lungi da me l\u2019idea di suggerire una linea difensiva ai legali di Vittorio Sgarbi, ma se, putacaso, decidessero di portare in aula questo volume dedicato alla pittura paesaggistica, <strong>di quel particolare tipo di paesaggio che \u00e8 la montagna, sono certo che anche i giudici investiti del caso, sarebbero in grado di chiuderlo immediatamente\u2026<\/strong><\/p>\n<h2>Vittorio Sgarbi e tutte le doti fuori dal comune<\/h2>\n<p>La caratteristica che rende Sgarbi quasi unico fra i grandi critici d\u2019arte passati e presenti, non \u00e8 la straordinaria cultura (posseduta anche da Berenson o W\u00f6lfflin o Panofsky o da Zeri, per citarne solo alcuni) o <strong>la strepitosa memoria visiva che gli consente di individuare immediatamente i collegamenti necessari<\/strong> a proporre un\u2019attribuzione plausibile, facendone un connoisseur di rara acutezza (dote comune al gi\u00e0 citato Zeri o a Maurizio Marini, impareggiabile studioso di Caravaggio), o l\u2019inesauribile curiosit\u00e0 che, unita a un\u2019energia assolutamente fuori dal comune, lo porta a esplorare anche i luoghi pi\u00f9 sperduti del paese nei quali riesce sempre a trovare qualcosa che lo appaghi (curioso lo era anche il solito Zeri), ma la smisurata passione, il<strong> profondo amore che egli nutre per le opere d\u2019arte,<\/strong> di ogni epoca, sia quelle create dai sommi maestri sia quelle pi\u00f9 modeste, al limite dell\u2019artigianato, purch\u00e9 frutto di un\u2019autentica urgenza espressiva. Pi\u00f9 che un critico, uno storico, un collezionista, Sgarbi \u00e8 uno sciamano dell\u2019Arte, e la sua Religione \u00e8 la Bellezza.<br \/>\nE i suoi scritti, raccolti nei numerosi volumi fin qui usciti, o pubblicati sulle riviste alle quali collabora (preziosi i suoi interventi, purtroppo soltanto quindicinali, sull\u2019inserto \u201c<em>Io donna\u201d<\/em> del Corriere della Sera, unica ragione per cui anche un uomo possa attenderne impaziente l\u2019uscita\u2026) o nei cataloghi delle tante mostre curate (con scelte e accostamenti che aprono sempre squarci inattesi e permettono di guardare anche le opere pi\u00f9 note da angolazioni diverse), s<strong>ono la puntuale testimonianza del suo \u201cgenio\u201d.<\/strong><\/p>\n<div class=\"code-block code-block-6\"><\/div>\n<h2>Il libro dedicato alla montagna nell\u2019arte<\/h2>\n<p>Anche in quest\u2019ultimo caso, il volume dedicato alla montagna in pittura, la reazione del lettore \u00e8 di sorpresa, di felicit\u00e0 e gratitudine. Perch\u00e9 Sgarbi ci aiuta a conoscere in profondit\u00e0, interpretare, e perci\u00f2 godere appieno, opere d\u2019arte ignote o spesso ammirate superficialmente. Egli \u00e8 consapevole che la bellezza non salver\u00e0 il mondo, come lo era Dostoevskij, al quale viene attribuita l\u2019affermazione. Erroneamente. Al principe Mischkin (l\u2019idiota del grande romanzo con questo titolo) in due occasioni infatti v<strong>iene rivolta la domanda se la bellezza potr\u00e0 salvare il mondo, ma egli non risponde.<\/strong> Sgarbi per\u00f2 sa che senza la Bellezza la vita non ha senso, se ne sia coscienti o meno. Ed egli vorrebbe diffondere il culto della Bellezza ovunque, farne partecipe il maggior numero possibile di persone. E\u2019 forse per questo che si candida continuamente ad amministrare delle citt\u00e0, piccole o grandi. Se potesse, sono certo che vorrebbe fare il sindaco di tutti i paesi d\u2019Italia\u2026 E, come educatore al senso della Bellezza, \u00e8 impareggiabile. Ho avuto il privilegio, per un certo periodo, di poterlo frequentare con una certa assiduit\u00e0, quando allest\u00ec il padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2011, rivoluzionando i criteri seguiti fino a quel momento (e anche dopo di lui).<strong> Rifiut\u00f2 infatti di scegliere personalmente gli artisti italiani da esporre e chiese a duecento scrittori<\/strong> di indicargli essi dei nomi, convinto che in tal modo avrebbe aperto le porte della prestigiosa istituzione anche ad artisti non noti, ma di qualit\u00e0. La sua Biennale si intitolava appunto \u201cL\u2019arte non \u00e8 cosa nostra\u201d. Io ebbi modo cos\u00ec di segnalargli un anziano pittore siciliano di vaglia, Luigi Ghersi, autore di opere notevoli in Sicilia (fra cui due murali per l\u2019universit\u00e0 di Messina, uno dei quali raffigura un personaggio del capolavoro di D\u2019Arrigo, Horcynus Orca), di cui espose a Venezia un grande trittico. Gli feci conoscere anche un artista romano, geniale ma quasi del tutto sconosciuto, Luigi Nanni, del quale ospit\u00f2, a Roma, a Palazzo Venezia, una scultura, inquadrandolo immediatamente nel filone di postespressionisti o comunque collaterali all\u2019Espressionismo, fra i quali spicca lo svizzero Varlin (del quale Sgarbi aveva curato una retrospettiva anni prima). Il comune amico Predrag Matvejevic segnal\u00f2 invece Antonio B. Fraddosio, il quale port\u00f2 a Venezia una potente scultura \u201cBandiera nera nella gabbia sospesa\u201d. Ho voluto ricordare tutti e tre gli artisti perch\u00e9 molte loro opere (complessivamente quasi un centinaio) costituiscono parte della mia donazione alla \u201cCasa della Cultura Pietro Familiari\u201d di Melito Porto Salvo, nella convinzione (condivisa peraltro anche da Sgarbi) che lo sviluppo materiale, economico, di un paese, non pu\u00f2 avvenire se non c\u2019\u00e8 in parallelo (forse anche prima) uno sviluppo culturale. Il b<strong>orgo pi\u00f9 noto di quel Comune, situato sull\u2019estrema punta dello stivale, \u00e8 quel Pentedattilo dipinto da Escher<\/strong> in pi\u00f9 incisioni per la singolare configurazione: \u00e8 incastonato infatti dentro una roccia sulla cui sommit\u00e0 sorgeva il castello dei Marchesi Alberti. E che naturalmente Sgarbi conosce e cita nella scheda dedicata al pittore, da lui definito \u201cincisore e creatore di mondi distorti\u201d, di cui ricorda proprio il viaggio che lo condusse, insieme con l\u2019amico Haas-Triverio, in Sicilia e nel meridione d\u2019Italia (esiste una rara fotografia, scattata dall\u2019amico, di Escher di fronte alla rocca di Pentedattilo).<\/p>\n<h2>Le doti umane del critico d\u2019arte<\/h2>\n<p>Ebbene, in quel periodo<strong> ho potuto constatare la sua generosit\u00e0, aperto com\u2019era alle proposte pi\u00f9 varie,<\/strong> che peraltro vagliava con scrupolo, ma senza pregiudizi. Ho dovuto, con rammarico, rinunciare a quella frequentazione, non riuscendo a reggere i suoi ritmi\u2026, assolutamente sovrumani. Non \u00e8 una leggenda infatti che egli sia perennemente in movimento, capace di farsi aprire alle due di notte una chiesetta sconosciuta situata in qualche desolata landa, per poter vedere un frammento di affresco o un quadro negletto dai pi\u00f9, nel quale il suo infallibile occhio riconosce invece la mano di un maestro.<br \/>\nQuesto libro \u00e8 anche una ricerca, nella storia della pittura, del concetto, dell\u2019idea, dell\u2019infinito. Non a caso in copertina \u00e8 riprodotto il famoso \u201cViandante sul mare di nebbia\u201d di Friedrich, nel quale il grande pittore romantico dipinge un uomo di spalle che rivolge lo sguardo all\u2019immensit\u00e0 che ha di fronte. Immediatamente, quasi per un riflesso condizionato, la mente corre a Leopardi, alla sua composizione pi\u00f9 famosa, \u201cL\u2019infinito\u201d. R<strong>isulta di estremo interesse un\u2019analisi comparata perch\u00e9 consente di mettere a fuoco la differenza \u201contologica\u201d fra le due forme d\u2019arte<\/strong>, la pittura e la poesia. Fra due modalit\u00e0 espressive cio\u00e8, quella \u201cconcreta\u201d, che usa la materia, il colore, e l\u2019altra, \u201castratta\u201d, che usa il linguaggio. La parola non pu\u00f2 esprimere l\u2019infinito. Pu\u00f2 soltanto \u201cdirlo\u201d. Evocarlo. Sta poi all\u2019immaginazione del lettore o dell\u2019ascoltatore figurarselo (\u201cio nel pensier mi fingo\u201d). E\u2019 un infinito interiore, non esteriore. E, a Leopardi, l\u2019idea viene suscitata dal limite, dall\u2019ostacolo, la \u201csiepe\u201d, \u201cche il guardo esclude\u201d, dietro cui il poeta si \u201cfinge\u201d \u201csovrumani silenzi e profondissima quiete\u201d. Nel quadro di Friedrich, puntualizza Sgarbi, \u201cl\u2019uomo contempla la natura e noi siamo spettatori che contemplano l\u2019uomo che contempla, nella stessa posa \u2026 Nella poetica matura di Friedrich c\u2019\u00e8 la consapevolezza che non solo nella montagna, nel mare, nella luce, nella nebbia c\u2019\u00e8 presenza di Dio. Dio sta nell\u2019uomo che contempla gli elementi della natura \u2026 Dio sta nel pensiero dell\u2019uomo, che sa la sua precariet\u00e0, la sua finitezza e, perci\u00f2, si fa divino\u201d.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 sorprendente quanto dice lo stesso Friedrich: \u201cIl pittore non deve soltanto dipingere ci\u00f2 che vede davanti a s\u00e9 ma anche ci\u00f2 che vede in s\u00e9. Se per\u00f2 in s\u00e9 non vede nulla, tralasci pure di dipingere ci\u00f2 che vede davanti a s\u00e9.\u201d Sta dicendo in pratica che, di fronte al paesaggio che ha ispirato la poesia di Leopardi, un pittore dovrebbe essere capace di dipingere ci\u00f2 che la siepe nascondeva e che il poeta \u201cnel pensier si finge\u201d, vale a dire ci\u00f2 che vede in s\u00e9. Sgarbi coglie l\u2019assoluta novit\u00e0 di tale pensiero: \u201cCos\u00ec profondamente sconvolgente e moderna \u00e8 questa concezione dell\u2019arte che, dopo l\u2019interesse dei contemporanei colti, dovette passare pi\u00f9 di un secolo perch\u00e9 se ne intendesse il vero significato\u201d. E cita Leopardi senza peraltro soffermarsi su un parallelismo che deve essergli parso scontato. Ma le conclusioni per cos\u00ec dire \u201cideologiche\u201d il critico le aveva chiarite nell\u2019introduzione al volume, una sorta di manifesto della sua personale estetica: \u201cL\u2019arte tende a istituire un universo proprio e chiuso in se stesso, con proprie leggi interne che mirano a determinare una seconda natura. Nelle sue espressioni pi\u00f9 sublimi, l\u2019arte punta all\u2019annullamento della natura, a sostituirsi a essa o a riprodurla a un tal grado di perfezione da farla dimenticare\u2026<\/p>\n<h2>Il tema della Fede e di Dio<\/h2>\n<p><strong> L\u2019arte finisce in se stessa e non rimanda a nessuna realt\u00e0 esterna, anche se apparentemente evocata<\/strong>.\u201d Concetti illuminanti che dovrebbero essere insegnati a scuola gi\u00e0 nelle prime classi per abituare i ragazzi a \u201csaper vedere\u201d (era il titolo di un saggio di Marangoni, ormai dimenticato, ma sempre valido). La considerazione pi\u00f9 radicale Sgarbi la fa quando entra nel tema specifico del suo excursus, ed \u00e8 una confessione di fede, profonda, nella potenza dell\u2019Arte: \u201cL\u2019arte ha dato un volto alle emozioni che animano chiunque si avvicini alle Alpi \u2026 le cui vette creano effetti straordinari, sorprendenti, come fossero creazioni artistiche, ma creazioni di Dio, di un Dio che diventa artista.\u201d Non \u00e8 sufficiente perci\u00f2 essere Dio per creare gli effetti descritti, ma occorre essere un Dio artista. Mi fa tornare in mente quanto si usa dire per sottolineare la grandezza inarrivabile di Bach. Non l\u2019affermazione pi\u00f9 conosciuta e cio\u00e8 che Bach \u00e8 la sola prova inconfutabile dell\u2019esistenza di Dio, ma quella che sostiene che \u201cBach \u00e8 il solo uomo a cui Dio deve qualcosa\u201d.<br \/><strong>Il volume \u00e8 composto di ventitr\u00e9 \u201cschede\u201d riferite nel complesso a una trentina di artisti,<\/strong> quelli che Sgarbi considera emblematici oppure obbligati e, comunque pi\u00f9 vicini alla sua sensibilit\u00e0. Gli \u201cobbligati\u201d sono i vari precursori: Giotto in quanto il primo pittore ad avere dipinto una montagna, nel ciclo di San Francesco, Masolino da Panicale il primo paesaggio, e cos\u00ec via. Ma naturalmente la scelta definisce anche il perimetro delle predilezioni dell\u2019autore. Illuminante a tal proposito il capitoletto conclusivo intitolato \u201cLa misura dell\u2019anima\u201d:<br \/><strong>\u201cIn queste pagine ho cercato la montagna<\/strong> che Giotto, Piero e Masolino avevano trovato: quella visione interiore che si fa visione del reale. Cos\u00ec ho capito ci\u00f2 che non avevo visto, e ho visto ci\u00f2 che non capivo. La montagna d\u00e0 forma a quello che cerco e, sovrastandomi, mi chiama ad attingere alla mia richiesta di spirito, alla confidenza con Dio; il mio pensiero tenta di salire oltre i luoghi che i miei piedi e il mio corpo possono toccare, verso ci\u00f2 a cui giunge la parte non materiale: l\u2019immateriale Avverto il privilegio di sostare su queste vette e di vivere un rapporto cos\u00ec stretto con il cielo: stare con la testa nel cielo ci rende divini.<br \/>\nQui ha preso forma l\u2019idea di un viaggio nella montagna attraverso sette secoli di pittura: la mia esperienza della realt\u00e0 diventa esperienza spirituale, anche se il punto che cerco non si lascia possedere, anzi arretra mentre mi avvicino, e mi conduce fin sulla soglia dell\u2019interiorit\u00e0. La strada eccede le mie forze, e non mi resta che dar conto dei miei limiti, pi\u00f9 vasti di quanto immaginassi perch\u00e9 la montagna \u00e8 rivelazione del limite \u2013 e, nel limite, misura dell\u2019anima.\u201d<br \/>\nSe la \u201cmisura dell\u2019anima\u201d di Sgarbi \u2013 il suo limite \u2013 \u00e8 <strong>questa lunga, appassionata, commovente anche, riflessione su ci\u00f2 che sfugge allo sguardo, m<\/strong>a non all\u2019occhio interiore, direi che \u00e8 la migliore dimostrazione della sua intatta capacit\u00e0 di \u201cvedere oltre\u201d, e di comunicarlo a noi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"commentSectionContainer\">\n<p class=\"comments-title\">Non ci sono commenti, inizia una discussione<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"comments\" class=\"comments-area closed\">\n<div id=\"respond\" class=\"comment-respond\">\n<h3 id=\"reply-title\" class=\"comment-reply-title\">Lascia un commento <small><a rel=\"nofollow\" id=\"cancel-comment-reply-link\" href=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/12\/vittorio-sgarbi\/#respond\">Annulla risposta<\/a><\/small><\/h3>\n<p class=\"comment-notes\"><span id=\"email-notes\">Il tuo indirizzo email non sar\u00e0 pubblicato.<\/span><span class=\"required-field-message\">I campi obbligatori sono contrassegnati <span class=\"required\">*<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-condivisione bottom\">\n<div>\n<p>di <span class=\"autore\">Rocco Familiari<\/span> &#8211; <span class=\"data\">15 Dicembre 2025<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<p> Source URL: https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/12\/vittorio-sgarbi\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il critico d&#8217;arte Vittorio Sgarbi \u00e8 un genio con una capacit\u00e0 unica di riconoscere la bellezza. 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