{"id":1144391,"date":"2025-12-19T09:52:31","date_gmt":"2025-12-19T06:52:31","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1144391"},"modified":"2025-12-19T09:52:31","modified_gmt":"2025-12-19T06:52:31","slug":"pfas-le-motivazioni-della-condanna-miteni-sapeva-di-inquinare-ma-non-fermo-mai-la-produzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1144391","title":{"rendered":"Pfas, le motivazioni della condanna. \u00abMiteni sapeva di inquinare ma non ferm\u00f2 mai la produzione\u00bb"},"content":{"rendered":"<div class=\"content-body \">\n<p>Miteni sapeva di inquinare. E ha continuato a produrre Pfas prima, e poi anche GenX e C604, per anni, allo scopo di guadagnare senza curarsi delle conseguenze ambientali e per la salute pubblica. \u00c8 questa, in estrema sintesi, la ragione per la quale <a href=\"https:\/\/www.ilgiornaledivicenza.it\/territorio-vicentino\/arzignano\/processo-pfas-sentenza-corte-assise-condanne-1.12721717\" target=\"_blank\"><strong>il 26 giugno scorso la Corte d\u2019Assise di Vicenza ha condannato<\/strong><\/a> 11 fra manager e vertici della societ\u00e0 fallita di Trissino, e delle multinazionali Icig e Mitsubishi, a complessivi 141 anni di reclusione; 4 gli assolti. In 2.062 pagine la giuria popolare, presieduta da Antonella Crea (giudice a latere Chiara Cuzzi), ha spiegato perch\u00e9 ha accolto dopo 134 udienze e anni di processo la ricostruzione della procura con i pubblici ministeri Paolo Fietta e Hans Roderich Blattner, <strong>disponendo anche risarcimenti da decine di milioni di euro<\/strong>.<\/p>\n<div class=\"seealso\">\n<div class=\"readalso\">Leggi anche<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilgiornaledivicenza.it\/territorio-vicentino\/arzignano\/processo-pfas-sentenza-corte-assise-condanne-1.12721717\">Processo Pfas, condanne per oltre 140 anni. Risarcimenti per milioni di euro<\/a><\/div>\n<h2>La sentenza<\/h2>\n<p>La procura aveva formulato 6 capi di imputazione: avvelenamento doloso delle acque, disastro doloso innominato, gestione di rifiuti non autorizzata (andato in prescrizione), inquinamento ambientale, illecito amministrativo e bancarotta per falso in bilancio. Per i giapponesi Maki Osoda 11 anni di reclusione; Naoyuki Kimura 16 anni; Yuji Suetsune 16 anni. Per i tedeschi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer e Achim Georg Riemann 17 anni, per Martin Leitgeb 4 anni e 6 mesi; per l\u2019olandese Alexander Nicolaas Smit 16 anni mentre per l\u2019irlandese Brian Anthony Mc Glynn 17 anni e 6 mesi; per Antonio Alfiero Nardone 6 anni e 4 mesi, Luigi Guarracino 17 anni, Davide Drusian 2 anni e 8 mesi. Sono invece andati assolti Kenji Ito, Mario Fabris, Mauro Cognolato e Mario Mistrorigo.<\/p>\n<h2>La conoscenza dell\u2019inquinamento<\/h2>\n<p>Uno dei punti centrali, secondo la Corte, era che gli imputati sapevano che i Pfas inquinavano: almeno dal 2009. La scoperta di Arpav invece risale al 2013. All\u2019epoca i Pfas non erano normati: \u00abIl diritto ambientale della prevenzione della tutela &#8211; scrivono i giudici &#8211; non si esaurisce con la disciplina sulle bonifiche, ma \u00e8 molto pi\u00f9 articolato e completo, in quanto per le sostanze non normate vieta tassativamente la loro immissione significativa e misurabile nell&#8217;ambiente dove prima queste non c\u2019erano e ne impone la drastica e totale rimozione\u00bb. Eppure Miteni, che disponeva di un quadro informativo dettagliato sulla contaminazione del sito e delle acque di falda, non rinunci\u00f2 a produrre: non si tratt\u00f2 di una sottovalutazione, ma di una scelta precisa.<\/p>\n<h2>Il principio di precauzione<\/h2>\n<p>Per i giudici, l\u2019attivit\u00e0 industriale nonostante un quadro critico non venne mai fermata; eppure, Miteni avrebbe potuto sospendere quanto meno le produzioni pi\u00f9 pericolose in base al principio di precauzione, per evitare che la contaminazione si aggravasse. Pur in assenza, come rimarcato dalle difese, di certezze scientifiche assolute, era necessario tutelarsi. Di qui il concetto di \u201cdolo eventuale\u201d: a Trissino accettarono il rischio di inquinare, e se ne assunsero le conseguenze. Non solo: per la giuria popolare molte informazioni vennero \u00aboccultate\u00bb dagli imputati, che ne fornirono, ad inquirenti ed enti di controllo, solo alcune. Un \u00aboccultamento sistematico\u00bb, mentre ad esempio la barriera idraulica dimostrava la consapevolezza del problema ambientale.<\/p>\n<h2>Il movente economico<\/h2>\n<p>La Corte sostiene che Miteni, avendo soprasseduto ad attivare bonifiche e quelle misure necessarie per la messa in sicurezza del sito industriale, ha avuto \u00abun risparmio di spesa significativo. I costi necessari per affrontare seriamente l\u2019inquinamento sarebbero stati ingenti e avrebbero inciso pesantemente sui bilanci. La scelta di non intervenire viene quindi letta anche come una decisione orientata alla convenienza economica\u00bb. Il profitto diventa cos\u00ec un movente che rafforza la gravit\u00e0 dei comportamenti contestati.<\/p>\n<h2>Le nuove sostanze: GenX e C6O4<\/h2>\n<p>Una volta messi fuori produzione i Pfas a catena lunga, come Pfoa e Pfos, Miteni ha iniziato ad occuparsi di nuove molecole, come GenX e C6O4, e lo ha fatto \u00abin una fase in cui il sito era gi\u00e0 gravemente compromesso\u00bb. La Corte sottolinea che queste produzioni \u00abnon avvengono in un momento iniziale o sperimentale, ma quando l\u2019inquinamento da Pfas storici \u00e8 gi\u00e0 noto e documentato\u00bb. Produrre nuove molecole in quel contesto \u00absignifica aggravare consapevolmente il rischio ambientale. Non si tratta di attivit\u00e0 marginali, ma di produzioni strutturate, inserite nella strategia industriale dell\u2019azienda\u00bb. Questo passaggio rafforza ulteriormente il giudizio di dolo, mostrando come le scelte aziendali abbiano reiterato e ampliato il rischio. Fra l\u2019altro, con le nuove produzioni si allunga ulteriormente il tempo in cui vengono portate avanti le condotte contestate (fino al fallimento della societ\u00e0 nel 2018), capaci di causare un inquinamento su larga scala che coinvolge le acque sotterranee delle province di Vicenza, Verona e Padova, con rischi per la salute pubblica che stanno emergendo studio dopo studio. \u00abIl disastro &#8211; scrivono i giudici &#8211; si \u00e8 consumato nel 2013, momento in cui l\u2019evento ha raggiunto l\u2019apice, il massimo della sua gravit\u00e0, sebbene i suoi effetti siano proseguiti ben oltre e siano ancora in corso\u00bb.<\/p>\n<h2>Le difese<\/h2>\n<p>Detto che la sentenza impone ai condannati \u00abil recupero e, dove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi\u00bb prima dell\u2019inquinamento, le difese (con gli avv. Lageard, Scuto, Furin, Grotto, Marocco, Costabile, Cammarata e Nobili) contestano l\u2019impostazione dei giudici a partire dal fatto che gli imputati fossero a conoscenza dei rischi ambientali. Scontato, pertanto, il ricorso in Appello a Venezia.<\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ilgiornaledivicenza.it\/territorio-vicentino\/valdagno\/pfas-le-motivazioni-della-condanna-miteni-sapeva-di-inquinare-ma-non-fermo-mai-la-produzione-1.12877106<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Miteni sapeva di inquinare. 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