{"id":1046464,"date":"2025-11-03T15:50:08","date_gmt":"2025-11-03T12:50:08","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1046464"},"modified":"2025-11-03T15:50:08","modified_gmt":"2025-11-03T12:50:08","slug":"da-cicerone-ai-tweet-leloquenza-si-adatta-ma-il-gusto-per-la-frase-a-effetto-non-muore-mai-carrellata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=1046464","title":{"rendered":"Da Cicerone ai tweet: l&#8217;eloquenza si adatta, ma il gusto per la frase a effetto non muore mai: carrellata&#8230;"},"content":{"rendered":"<article id=\"post-1499313\" class=\"post-1499313 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-cultura posizione-editoriale-centro-pagina\">\n<div>\n<figure class=\"evidence-wrapper\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"860\" height=\"358\" src=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/files\/2025\/11\/francia-860x358.jpg\" class=\"attachment-single size-single wp-post-image\" alt=\"Da Cicerone ai tweet: l\u2019eloquenza si adatta, ma il gusto per la frase a effetto non muore mai: carrellata nella politica francese\" title=\"Da Cicerone ai tweet: l\u2019eloquenza si adatta, ma il gusto per la frase a effetto non muore mai: carrellata nella politica francese\"><\/figure>\n<p class=\"occhiello\">Il libro: Le penne del potere<\/p>\n<h1>Da Cicerone ai tweet: l\u2019eloquenza si adatta, ma il gusto per la frase a effetto non muore mai: carrellata nella politica francese<\/h1>\n<div class=\"info-condivisione\">\n<div>\n<p><span class=\"categoria\">Cultura<\/span><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t &#8211; di <span class=\"autore\">Andrea Verde<\/span> &#8211; <span class=\"data\">3 Novembre 2025 alle 16:50<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto\">\n<p>Durante la Quinta Repubblica, i discorsi sono diventati parte della storia. Ma qual \u00e8 lo scopo del discorso politico? Qual \u00e8 il potere della retorica presidenziale? L\u2019arte di parlare in pubblico si \u00e8 evoluta negli anni. In Francia, i leader politici hanno sempre cercato di dimostrare di saper scrivere, ma c\u2019\u00e8 un problema: alcuni non hanno n\u00e9 le parole, n\u00e9 lo stile; i politici della Quinta Repubblica si sono sempre fatti aiutare, nel redigere i discorsi, da scrittori (\u201cpenne\u201d nel gergo francese) che guardano spesso alla Rivoluzione francese come modello di riferimento. Le figure di spicco del 1789 avevano imparato la retorica dai gesuiti: Danton, Robespierre, Saint-Just, conoscevano la retorica di Cicerone e sapevano come affascinare il pubblico.<\/p>\n<h2>I discorsi dei leader<\/h2>\n<p>Il discorso appartiene esclusivamente a chi lo pronuncia anche se alcuni politici scoprono il testo proprio pochi minuti prima di parlare, o hanno firmato libri che non si sono nemmeno presi la briga di leggere. La voce di un leader, la mano di un altro? Resta il fatto che gli scrittori dei discorsi, tra i consiglieri del principe, sono coloro che intervengono nei momenti pi\u00f9 cruciali: quando \u00e8 il momento di parlare. Sono anche coloro che, mettendo per iscritto i pensieri di una figura politica, orchestrano e danno coerenza ad un quadro ideologico o alla narrazione del mandato presidenziale. <strong>Michael Moreau nel libro<em> \u201cLes plumes du pouvoir\u201d<\/em><\/strong> (le penne del potere), edito da Plon, racconta la loro storia e le loro gesta. E, attraverso questa lente, rivisita i meccanismi interni della Quinta Repubblica.<\/p>\n<div class=\"code-block code-block-6\"><\/div>\n<p>\u201cUn discorso \u00e8 sia un\u2019evocazione della storia che una proposta per il futuro, ma oggi un tweet ha pi\u00f9 impatto di un discorso\u201d, osserva Fran\u00e7ois Hollande: \u201cDonald Trump lo aveva capito. Barack Obama ha fatto discorsi molto belli, ma non ricordiamo le parole di Obama come ricordiamo i tweet di Trump.\u201d La retorica deve adattarsi. \u201cUn discorso colto e lirico \u00e8 sempre necessario, ma a un certo punto serve una frase memorabile\u201d, aggiunge l\u2019ex presidente. \u201cQuale sar\u00e0 il posto dell\u2019eloquenza nel mondo dell\u2019intelligenza artificiale?\u201d, gli fece eco Robert Badinter. L\u2019innegabile declino dell\u2019eloquenza riempiva di malinconia il leggendario abolizionista della pena di morte. \u201cTutti si sono ormai adattati ad un tono intimo, quello della televisione, piuttosto che ai voli lirici di una tribuna parlamentare\u201d, aggiunge l\u2019ex Primo Ministro Alain Jupp\u00e9. \u201cCi vuole tempo per commuovere le persone e bisogna avere il tempo di scaldare i cuori\u201d, sosteneva il compianto Robert Badinter.<\/p>\n<h2>Emozione e qualit\u00e0 letteraria<\/h2>\n<p>Il discorso rimane molto importante se riesce a suscitare forti emozioni, e quelli che vengono ricordati in Francia hanno una grande qualit\u00e0 letteraria. Il discorso vecchio stile di Chirac nel febbraio 1995 \u00e8 ci\u00f2 che gli ha permesso di risalire nei sondaggi. Allo stesso modo, il discorso di Sarkozy alla Porte de Versailles nel 2007, costellato di riferimenti letterari e storici, e il discorso di Hollande a Le Bourget nel 2012, lanciarono le loro campagne elettorali! In definitiva, ogni epoca ha le sue sfide ma la regola senza tempo di Cicerone \u2013 \u201cPiacere, emozionare, convincere\u201d \u2013 \u00e8 sempre di grande attualit\u00e0 e contribuisce a stabilire la legittimit\u00e0 di un leader.<\/p>\n<p>I presidenti devono pronunciare parole che rasserenino ma che al tempo stesso parlino chiaro e definiscano una prospettiva di lungo periodo. Alcuni discorsi sono diventati momenti storici. Le parole permeano epoche, segnano svolte politiche, servono a conquiste di potere, fomentano grandi conflitti umani o ideologici e consentono momenti di commemorazione, memoriali o omaggi. \u201cI discorsi sono il momento in cui tutto \u00e8 in gioco, in cui il Presidente prende un impegno solenne con la Nazione\u201d afferma Henri Guaino, fedele \u201cpenna\u201d di Nicolas Sarkozy all\u2019Eliseo.<br \/>\nIl discorso diventa uno strumento di potere e la politica diventa reale solo quando viene pronunciata. \u201cI discorsi sono la messa dei politici\u201d, afferma Emmanuelle Mignon, ex capo dello staff di Nicolas Sarkozy all\u2019Eliseo.<\/p>\n<h2>Il generale De Gaulle citava Giovenale<\/h2>\n<p>Il generale de Gaulle amava citare <strong>una frase di Giovenale \u201cla retorica porta al Consolato\u201d.<\/strong> La scrittura \u00e8 il momento in cui le decisioni politiche e strategiche possono essere formalizzate, dando potenzialmente luogo a negoziati pi\u00f9 o meno tesi ai massimi livelli dello Stato. I politici e le loro \u201cpenne\u201d hanno formato coppie celebri: Fran\u00e7ois Mitterrand ed Erik Orsenna, Jacques Chirac e Christine Albanel, Philippe S\u00e9guin e Nicolas Baverez, Nicolas Sarkozy e Henri Guaino, Fran\u00e7ois Fillon e Igor Mitrofanoff, o ancora Emmanuel Macron e Sylvain Fort. Tutti ricordano il discorso di de Gaulle di Phnom Penh del 1\u00b0 settembre 1966, nello Stadio Olimpico della capitale cambogiana, davanti ad una folla di oltre 100.000 persone. Il discorso fece del Generale de Gaulle uno degli eroi del Terzo Mondo. \u201cBisogna permettere alle persone di determinare il proprio destino\u201d, dichiar\u00f2.<\/p>\n<p>Ma all\u2019inizio della presidenza di de Gaulle, l\u2019Algeria era al centro dei suoi discorsi, e anche dei suoi interventi televisivi. Durante la guerra, dal 1958 al 1962, il generale si rivolse al popolo francese, in televisione, trentuno volte. Il pi\u00f9 importante di questi fu quello del 16 settembre 1959, in cui proclam\u00f2 il diritto degli algerini all\u2019autodeterminazione. Un mistero avvolge Pompidou: fu lui il primo ghostwriter del dopoguerra? La leggenda dice che sia stato assunto come \u201cpenna\u201d del Generale de Gaulle. \u201cTrovatemi un laureato dell\u2019\u00c9cole Normale Sup\u00e9rieure che sappia scrivere!\u201d<\/p>\n<h2>I grandi discorsi dei presidenti francesi<\/h2>\n<p>La storia, da parte sua, ricorder\u00e0 i grandi discorsi internazionali di Fran\u00e7ois Mitterrand, le cui ripercussioni si sono fatte sentire in tutto il mondo, cos\u00ec come le parole memorabili e rivoluzionarie di Jacques Chirac pronunciate al Velodromo d\u2019Inverno nel luglio 1995. Il coinvolgimento dei presidenti nella stesura dei loro discorsi varia. \u201cJacques Chirac non li ha mai scritti lui stesso\u201d, afferma Christine Albanel, contrariamente a Mitterand. Il primo discorso presidenziale di Mitterand, il discorso inaugurale del 21 maggio 1981, fu affidato allo scrittore rivoluzionario R\u00e9gis Debray, ex compagno di Che Guevara ed ex prigioniero dell\u2019esercito boliviano. \u201cIo ho redatto la bozza centrale e Mitterrand l\u2019ha rivista con B\u00e9r\u00e9govoy\u201d, racconta Debray.<br \/>\nDebray, nominato consigliere speciale per le relazioni internazionali, \u00e8 noto soprattutto, all\u2019inizio della presidenza di Mitterrand, per il cosiddetto discorso di Canc\u00fan, pronunciato in realt\u00e0 a Citt\u00e0 del Messico, davanti al Monumento alla Rivoluzione, il 20 ottobre 1981.<\/p>\n<p>\u201cAi figli della Rivoluzione messicana, porto il saluto fraterno dei figli della Rivoluzione francese!\u201d, esord\u00ec Fran\u00e7ois Mitterrand, con grande clamore e sotto un sole cocente. R\u00e9gis Debray voleva che questo discorso fosse rivolto a tutta l\u2019America Latina, sebbene gli Stati Uniti, sponsor delle dittature regionali, fossero a poche centinaia di chilometri di distanza. Due giorni dopo, si apr\u00ec nella localit\u00e0 turistica di Canc\u00fan, alla presenza di Ronald Reagan, l\u2019importante conferenza Nord-Sud per cercare di liberare l\u2019America Latina dal suo debito.<\/p>\n<p>Fran\u00e7ois Mitterrand affront\u00f2 il tema delle libert\u00e0, e il suo discorso ebbe una grande risonanza internazionale. \u201cSaluto gli umiliati, gli emigranti, gli esuli nella loro terra. Saluto coloro che sono imbavagliati, perseguitati e torturati, che vogliono vivere e vivere liberi\u201d. Qualche anno prima, nel marzo del 1964, anche il generale de Gaulle aveva sfidato l\u2019egemonia americana a Citt\u00e0 del Messico lanciando il suo famoso \u201cmarchemos la mano en la mano\u201d (\u201cmarciamo mano nella mano\u201d), in un discorso in spagnolo dal balcone del Palazzo Nazionale. \u201cIl discorso che trovo pi\u00f9 bello di Mitterrand, e a cui faccio spesso riferimento, \u00e8 quello che tenne al Parlamento europeo nel 1995\u201d, dichiar\u00f2 Fran\u00e7ois Hollande. Metteva in guardia contro la rinascita del nazionalismo.<\/p>\n<p>Il 17 gennaio 1995, pochi mesi prima di lasciare l\u2019Eliseo, il Capo dello Stato parl\u00f2 a Strasburgo. In quella grande sala senz\u2019anima, il Presidente, molto provato per la malattia, pronunci\u00f2 un discorso molto lungo, prolisso, molto tecnico e mortalmente noioso. Il Presidente insistette per parlare in piedi. Erano tutti ansiosi che finisse. Concludendo il suo discorso, Fran\u00e7ois Mitterrand pos\u00f2 i fogli sul leggio. La sala applaud\u00ec educatamente, ma lui rimase in piedi e improvvis\u00f2: \u201cE concluder\u00f2 con qualche parola pi\u00f9 personale\u2026\u201d. I parlamentari alzarono lo sguardo. \u201c\u00c8 successo che i capricci della vita mi abbiano portato a nascere durante la Prima Guerra Mondiale e a combattere nella Seconda. Ho quindi vissuto la mia infanzia nell\u2019atmosfera di famiglie dilaniate, in lutto per i morti, che covavano risentimento, e talvolta odio, contro il nemico di ieri. Il nemico tradizionale!\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019emozione riemp\u00ec un Parlamento \u201cstordito\u201d al pensiero delle loro tragedie personali. La conclusione del discorso sarebbe diventata famosa: \u201cDobbiamo imparare dalla nostra storia. Perch\u00e9, se non superiamo odi e rancori, dobbiamo sapere che una regola prevarr\u00e0, signore e signori: il nazionalismo \u00e8 la guerra!\u201d. Queste osservazioni sono state ispirate dallo scrittore pacifista e premio Nobel per la letteratura, Romain Rolland. I parlamentari tributarono a Fran\u00e7ois Mitterrand un\u2019ovazione.<br \/>\nI discorsi di Chirac furono scritti da Christine Albanel come il famoso discorso del Velodromo d\u2019inverno, che riconobbe la responsabilit\u00e0 dello Stato francese, e perfino della \u201cFrancia\u201d, nella retata di 13.152 ebrei nel luglio 1942.<\/p>\n<p>Il 16 luglio 1995, Chirac disse che: \u201cRiconoscere gli errori del passato, non nascondere nulla delle ore buie della nostra storia, significa difendere un\u2019idea di umanit\u00e0, della sua libert\u00e0 e della sua dignit\u00e0. Queste ore buie macchiano per sempre la nostra storia e sono un affronto al nostro passato e alle nostre tradizioni\u201d. E poi, all\u2019improvviso, questa ammissione presidenziale: \u201cS\u00ec, la follia criminale dell\u2019occupante \u00e8 stata aiutata dai francesi, dallo Stato francese\u201d. Fu soprattutto un\u2019altra frase a rendere celebre il discorso e ad alimentare le polemiche: \u201cLa Francia, terra dei Lumi e dei diritti umani, terra di accoglienza e asilo, la Francia, quel giorno, ha commesso l\u2019irreparabile. Infrangendo la sua parola, ha consegnato suoi cittadini ai loro carnefici\u201d.<\/p>\n<p>Ma i baroni del gollismo e membri dell\u2019Assemblea Nazionale, Philippe S\u00e9guin, e l\u2019ex Primo Ministro Pierre Messmer espressero la loro indignazione. Il discorso di Chirac lasci\u00f2 perplessi sia i mitterandiani, sia i gollisti. \u201cC\u2019\u00e8 confusione nel discorso\u201d, scrisse l\u2019ex Guardasigilli di Mitterand, Robert Badinter. \u201cIl Presidente della Repubblica francese, soprattutto un gollista, non pu\u00f2 dire che Vichy fosse la Francia. Perch\u00e9, se la Francia fosse stata a Vichy, de Gaulle e la Francia Libera non sarebbero pi\u00f9 legittimi\u201d. Un\u2019affermazione \u201cdiscutibile\u201d in un \u201cdiscorso altrimenti eccellente\u201d, aggiunse Hubert V\u00e9drine, altro stretto collaboratore di Fran\u00e7ois Mitterrand. \u201cL\u2019eterno dilemma\u2026 Vichy fu il risultato di un collasso militare, di una capitolazione e di un putsch, o la continuazione della Terza Repubblica?\u201d<\/p>\n<p>L\u2019ex resistente, avvocato e premio Nobel per la pace Ren\u00e9 Cassin aveva teorizzato all\u2019epoca che Vichy fosse, a suo avviso, \u201cun regime di fatto\u201d ma non di diritto. Il generale de Gaulle aveva sostenuto un ideale di riconciliazione e che Vichy non avesse nulla a che fare con la Francia. Invece Chirac, contraddicendo de Gaulle, inser\u00ec Vichy in un continuum.<br \/>\n\u201cI francesi non furono responsabili, ma la Francia s\u00ec!\u201d insistette Serge Klarsfeld, membro di spicco della comunit\u00e0 ebraica francese. \u201cIl Capo dello Stato era il francese pi\u00f9 glorioso dell\u2019epoca, il Maresciallo di Francia Philippe P\u00e9tain, l\u2019eroe di Verdun nella Prima guerra mondiale. Il Primo Ministro, Pierre Laval, aveva ricoperto questo incarico pi\u00f9 volte durante la Terza Repubblica. E il suo vice, l\u2019Ammiraglio Darlan, era un Ammiraglio di Francia. Non si pu\u00f2 immaginare nessuno pi\u00f9 rappresentativo della Francia di queste tre figure!\u201d<\/p>\n<p>Quando Fran\u00e7ois Mitterrand mor\u00ec, la mattina dell\u20198 gennaio 1996, Jacques Chirac si rec\u00f2 immediatamente a rendergli omaggio nell\u2019appartamento di Avenue Fr\u00e9d\u00e9ric-Le-Play che lo Stato aveva messo a disposizione dell\u2019ex presidente. Il Capo dello Stato convoc\u00f2 la sua cerchia ristretta: il Segretario Generale Dominique de Villepin, il Capo di Gabinetto Bertrand Landrieu, il consigliere Maurice Ulrich e anche la speechwriter Christine Albanel. Conferm\u00f2 che avrebbe parlato in televisione quella sera e diede l\u2019ordine: \u201cVoglio un discorso in stile sovietico!\u201d<br \/>\nI collaboratori si scambiarono un\u2019occhiata. Per Jacques Chirac, esprimere la minima riserva su un presidente il cui corpo si era appena raffreddato era fuori questione.<\/p>\n<p>Il tempo era essenziale. Christine Albanel non scrisse il discorso a mano, come era sua abitudine a quei tempi, quando i consiglieri potevano ancora ignorare i computer. Lo dett\u00f2 direttamente alla sua segretaria, Mich\u00e8le Fayt. \u201cMiei cari concittadini, il Presidente Fran\u00e7ois Mitterrand \u00e8 morto stamattina. Fran\u00e7ois Mitterrand fu, prima di tutto, profondamente rispettoso dell\u2019individuo ed \u00e8 per questo che decise di abolire la pena di morte\u201d dichiar\u00f2 il suo successore. Quando il discorso fu trasmesso, Jack Lang fece fatica a trattenere le lacrime. \u201cChirac ha parlato meglio di chiunque altro, compresi noi socialisti\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nicolas Sarkozy cre\u00f2 una rottura con il passato<\/strong>. Non solo aument\u00f2 il numero dei suoi discorsi su temi solitamente trattati dai ministri, ma per ognuno di essi pretendeva, dal suo staff, un annuncio con un notevole potenziale mediatico. Un uomo vulcanico fu al centro della retorica di Sarkozy durante i suoi cinque anni all\u2019Eliseo: il fedele Henri Guaino, che era solito sedere in prima fila ai comizi di Sarkozy. Guaino, il consigliere speciale, aveva una visione politica di ispirazione gollista e cercava di influenzare regolarmente le dichiarazioni del presidente, il che gli procur\u00f2 detrattori all\u2019interno dell\u2019Eliseo. La guerra di personalit\u00e0 divent\u00f2 una battaglia di idee.<\/p>\n<p>Guaino aveva idee molto specifiche, lui, l\u2019ex collaboratore di Philippe S\u00e9guin e Charles Pasqua. Gli attacchi di collera erano una costante di Henri Guaino. La \u201cpenna\u201d di Sarkozy, che passava le notti a scrivere, non sopportava l\u2019idea che altri consiglieri potessero correggere il suo lavoro, che, per questa ragione, consegnava sempre all\u2019ultimo momento. Uno dei discorsi presidenziali, scritto da Guaino, di cui Nicolas Sarkozy va pi\u00f9 fiero \u00e8 senza dubbio quello pronunciato a Tolone il 25 settembre 2008, contro la crisi finanziaria.<br \/>\n\u201cL\u2019idea che i mercati abbiano sempre ragione \u00e9 un\u2019idea folle!\u201d dichiar\u00f2 il Capo dello Stato quel giorno. Dieci giorni prima, Lehman Brothers, un gigante della finanza globale, aveva dichiarato bancarotta, gettando i mercati azionari e l\u2019economia mondiale nel panico. Si trattava del pi\u00f9 grande fallimento nella storia americana. Henri Guaino colse l\u2019occasione per scrivere un importante discorso in difesa dell\u2019etica contro le speculazioni finanziarie.<\/p>\n<p>\u201cLo dico ai francesi preoccupati per i loro risparmi [\u2026]. Non accetter\u00f2 che un singolo risparmiatore perda un solo euro perch\u00e9 un istituto finanziario si dimostra incapace di far fronte ai propri obblighi. [\u2026] \u00c8 un impegno solenne che prendo stasera: qualunque cosa accada, lo Stato garantir\u00e0 la sicurezza e la continuit\u00e0 del sistema bancario e finanziario francese\u00bb. Per fare colpo sul grande pubblico, Guaino scrisse altre frasi ad effetto con una buona dose di drammaticit\u00e0. Mise in discussione la moralit\u00e0 dei dirigenti d\u2019azienda e le stock option. \u201cNon esito a dire che le modalit\u00e0 di remunerazione di dirigenti e operatori devono essere regolamentate. Ci sono stati troppi abusi, troppi scandali!\u201d. Henri Guaino rimase all\u2019Eliseo per tutto il mandato quinquennale.<br \/>\nI nomi di altre figure politiche rimangono indissolubilmente legati a un discorso. Il 14 febbraio 2003, a Dominique de Villepin bast\u00f2 un quarto d\u2019ora per lasciare un segno indelebile. Davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Ministro degli Esteri francese disse no alla guerra in Iraq, condotta dagli americani.<br \/>\nUna frase del suo discorso sarebbe diventata celebre. \u201cEd \u00e8 un vecchio Paese, la Francia, di un vecchio continente come il mio, l\u2019Europa, che vi dice questo oggi, un Paese che ha conosciuto guerre, occupazioni, barbarie oggi vi mette in guardia.\u201d<\/p>\n<p>Tra i grandi oratori della R\u00e9publique, Robert Badinter fu il padre dell\u2019abolizione della pena di morte in Francia e autore di un monumentale discorso pronunciato il 17 settembre 1981 all\u2019Assemblea Nazionale: \u201cDomani, grazie a voi, la giustizia francese non sar\u00e0 pi\u00f9 una giustizia che uccide\u201d. Domani, grazie a voi, non ci saranno pi\u00f9, per nostra comune vergogna, esecuzioni furtive all\u2019alba, sotto il baldacchino nero, nelle prigioni francesi. Domani, le pagine insanguinate della nostra giustizia saranno archiviate per sempre\u201d. Tre mesi dopo, il 20 dicembre 1981, Robert Badinter pronunci\u00f2 l\u2019altro importante discorso parlamentare della sua carriera: quello in cui sosteneva la depenalizzazione dell\u2019omosessualit\u00e0, sulla base di un disegno di legge proposto dai deputati Raymond Forni e Gis\u00e8le Halimi, che sarebbe stato approvato l\u2019estate successiva. \u201cLa repressione giudiziaria dell\u2019omosessualit\u00e0 tra adulti consenzienti \u00e8 un oltraggio!\u201d, disse Badinter. Le sfide saranno diverse nei prossimi anni, i social giocheranno un ruolo sempre pi\u00f9 importante, ma la retorica avr\u00e0 sempre un suo spazio conclude Moreau.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"commentSectionContainer\">\n<p class=\"comments-title\">Non ci sono commenti, inizia una discussione<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"comments\" class=\"comments-area closed\">\n<div id=\"respond\" class=\"comment-respond\">\n<h3 id=\"reply-title\" class=\"comment-reply-title\">Lascia un commento <small><a rel=\"nofollow\" id=\"cancel-comment-reply-link\" href=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/11\/da-cicerone-ai-tweet-leloquenza-si-adatta-ma-il-gusto-per-la-frase-a-effetto-non-muore-mai-carrellata-nella-politica-francese\/#respond\">Annulla risposta<\/a><\/small><\/h3>\n<p class=\"comment-notes\"><span id=\"email-notes\">Il tuo indirizzo email non sar\u00e0 pubblicato.<\/span><span class=\"required-field-message\">I campi obbligatori sono contrassegnati <span class=\"required\">*<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-condivisione bottom\">\n<div>\n<p>di <span class=\"autore\">Andrea Verde<\/span> &#8211; <span class=\"data\">3 Novembre 2025<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<p> Source URL: https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/11\/da-cicerone-ai-tweet-leloquenza-si-adatta-ma-il-gusto-per-la-frase-a-effetto-non-muore-mai-carrellata-nella-politica-francese\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro: Le penne del potere Da Cicerone ai tweet: l\u2019eloquenza si adatta, ma il gusto per la frase a effetto non muore mai: carrellata nella politica francese Cultura &#8211; di Andrea Verde &#8211; 3 Novembre 2025 alle 16:50 Durante la Quinta Repubblica, i discorsi sono diventati parte della storia. 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