Boschi vetusti e Alberi monumentali rappresentano le eccellenze di quel patrimonio forestale nazionale che il Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali del 2018, all’articolo 1, riconosce come bene di rilevante interesse pubblico da tutelare e valorizzare per la stabilità e il benessere delle generazioni presenti e future. Sono lo Stato e le regioni che promuovono in modo coordinato la tutela, la gestione e la valorizzazione attiva del patrimonio forestale nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale ed europeo.
L’Italia prima in Europa, ha attivato una rete nazionale di Boschi Vetusti, ovvero con caratteristiche di particolare pregio in base a quattro parametri: 1) composizione di specie arboree autoctone, 2) assenza di intervento umano da almeno 60 anni, 3) presenza contemporanea di alberi in diversi stadi di sviluppo, dalla rinnovazione alle piante senescenti e legno morto, 4) estensione di almeno 10 ettari. In linea con la Strategia Forestale Nazionale, il Ministero Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste (Masaf) ha trasferito alle Regioni risorse finanziarie per procedere all’individuazione, l’analisi e la tutela di questi rari ecosistemi di grande rilevanza ecologica.
L’area Sistemi Forestali del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali di Univpm da oltre 20 anni al servizio del territorio, ha recentemente portato a termine tale incarico affidatole dalla Regione Marche. La presenza di boschi vetusti in aree fortemente antropizzate come l’Italia è particolarmente esigua. Nelle Marche, dove fino agli anni ’70 i boschi di latifoglie sono stati estensivamente e intensamente utilizzati per ottenere combustibile (legno energia e carbone da legna), individuare Boschi Vetusti è stato un po’ come cercare aghi in un pagliaio, considerando un patrimonio forestale di oltre 300.000 ettari (più di un terzo del territorio regionale) che in grandissima parte è ubicato in aree montane spesso poco accessibili.
La loro individuazione è iniziata sia con una ricerca cartografica e documentale sia con una richiesta di segnalazioni, mediante un’apposita scheda ministeriale, a tutti i comandi stazione dei Carabinieri Forestali e alle Unioni Montane della Regione, nonché a esperti e associazioni. Sono stati selezionati 23 boschi distribuiti in tutto il territorio regionale, che poi hanno richiesto specifici sopralluoghi e campionamenti per verificare la rispondenza ai quattro criteri di riferimento. Al termine di analisi e verifiche dei dati raccolti, solo due formazioni sono risultate conformi a tutti i requisiti, mentre una terza lo era solo in parte.
I due boschi segnalati alla Regione Marche come potenziali Boschi Vetusti da inserire nella rete nazionale sono faggete appenniniche e ubicate in provincia di Pesaro e Urbino e di Macerata, in contesti un po’ diversi, ma ambedue caratterizzate da un grande fascino oltre che da un enorme valore biologico. Sono stati datati alberi vivi con oltre 300 anni di età e individui morti di quasi mezzo millennio, estese aree in rinnovazione naturale spontanea, nonché la presenza di licheni molto rari e legati proprio alla presenza di alberi senescenti. Ora si stanno prendendo accordi con i rispettivi proprietari per concordare le modalità di tutela.
Gli Alberi Monumentali d’Italia (AMI) sono alberi ad alto fusto isolati o facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate con caratteristiche di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, o che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico-culturale.
Sono inclusi anche i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, presenti anche nei centri urbani, nonché gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale (ville, monasteri, chiese, orti botanici, ecc.).
Essi sono una testimonianza vivente della storia e dell’identità di un territorio, nonché un patrimonio naturale di grande valore ecologico e paesaggistico. In base alla legge n.10/2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani) alcuni anni fa è stato realizzato, a cura dei comuni, il primo censimento nazionale. Questo in parte si è sovrapposto ad inventari regionali già in essere, e che nelle Marche era stato realizzato nel 2013 a cura del Corpo Forestale dello Stato.
La regione Marche ha quindi incaricato l’Area Sistemi Forestali di Univpm di svolgere un monitoraggio per valutare le condizioni vegetative degli Ami censiti e attuare misure di tutela e valorizzazione. Nelle Marche, oltre alla presenza di alberi monumentali in ambiti urbani o in parchi di ville storiche, è evidente la diffusione di esemplari, isolati e/o in filari, di specie autoctone come la Roverella (Quercus pubescens), che conferiscono un carattere distintivo al paesaggio regionale. Sui 121 Ami già censiti nel territorio regionale, è stato condotto un monitoraggio individuale per verificare le loro condizioni strutturali e funzionali, registrando le eventuali anomalie visibili come cavità, fessurazioni, carie, lesioni o deformazioni, in relazione alla loro posizione (radici, fusto, chioma) e alla possibile origine (naturale, meccanica o patologica).
Ulteriori annotazioni hanno integrato la diagnosi visiva con elementi contestuali (ambiente urbano, peri-urbano, rurale, ecc.) o la storia dell’esemplare, consentendo di orientare le decisioni gestionali in modo più consapevole. In alcuni casi si è proceduto anche con indagini diagnostiche più approfondite per determinare con maggiore sicurezza le condizioni di rischio di cedimento.
I risultati evidenziano che il 49% degli individui si trova nella Classe B di propensione al cedimento (cedimento basso; stabilità discreta, ma con potenziali criticità future) e il 43% in classe C (cedimento moderato; presenza di difetti che compromettono la stabilità e che richiedono eventuali interventi di consolidamento, soprattutto in ambienti antropizzati). Ora anche in questo caso la Regione Marche dovrà attivarsi con i singoli proprietari per mettere in atto le specifiche prescrizioni fornite.
* Ha curato l’intervento insieme agli insegnanti Alessandro Vitali e Fabio Gennaretti
dell’Area Sistemi Forestali D3A (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali)
Università politecnica delle Marche
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