ASCOLI Il derby sulla sanità sembra essere stato vinto da Ascoli. Una partita disputatasi sul terreno di gioco dell’atto aziendale dell’Ast, riveduto e corretto dalla direzione, dove le richieste dell’entroterra sembrano essere state accolte più di quelle arrivate dalla costa.
Ascoli esulta
«Un atto aziendale – commenta il sindaco ascolano Marco Fioravanti – costruito dal basso con l’ascolto degli operatori, della conferenza dei sindaci e del territorio. Sono state presentate osservazioni fino alla sua definizione. Un documento che risponde a un’Azienda sanitaria territoriale spalmata su due plessi con specialistiche e strutture competitive chiamate a rispondere al meglio alle esigenze del territorio. Un atto che rappresenta il perimetro e fissa le regole del gioco. Ora la partita si giocherà al suo interno, attraverso la professionalità degli operatori, proponendo un servizio sanitario attrattivo anche per intercettare la mobilità attiva». Un primo cittadino che esulta avendo vinto la sua battaglia soprattutto per confermare il punto nascite, che sulla base dei numeri, avrebbe potuto vacillare e invece Fioravanti ha fatto mettere subito nero su bianco che Ascoli, in quanto capoluogo, doveva avere il suo punto nascite senza se e senza ma. La costa si dice penalizzata. Questa premessa è necessaria per ricordare l’iter di questo atto che si trascina dall’inizio dell’anno e che penalizza fortemente la sanità del nostro territorio.
L’affondo
Di ridimensionamento di alcuni reparti del Madonna del Soccorso, parla il Partito democratico. Quali le carenze del nuovo atto? La mancata previsione dell’Unità operativa complessa di Radiologia, che sarebbe stata depotenziata, così la soppressione dell’unità operativa dipartimentale di gastroenterologia e della pediatria.
«Sono state eliminate le unità complesse con posti letto che già erano mancanti del primario – tuona il Pd – così come l’accorpamento dei dipartimenti di Salute mentale e dipendenze patologiche, quando sarebbe stato sufficiente prendere atto del fatto che la maggior parte dei soggetti con dipendenza non ha un disturbo psichiatrico.
C’è la Chirurgia oncologica mentre mancano i reparti di appoggio come Anatomia patologica, Medicina nucleare, Radioterapia. L’atto prefigura una organizzazione dispersiva, poco efficiente e poco attrattiva che, secondo noi, parte dall’equivoco sul concetto di presidio ospedaliero unificato. Non ci resta che sperare che il consigliere regionale Assenti in primis, ma anche tutti quelli eletti nella nostra Provincia, si impegnino a far modificare l’atto».
A rincarare la dose il consigliere regionale del Pd Enrico Piergallini che commenta: «Mi domando con quali reparti e con quale personale la destra riempirà il nuovo ospedale di San Benedetto che ha promesso, come se delle mura nuove bastassero per avere una struttura funzionale. Anche questo atto aziendale conferma la dinamica competitiva tra l’ospedale di San Benedetto, che viene impoverito nei reparti, e l’ospedale di Ascoli; dinamica che non fa bene affatto alla nostra sanità territoriale. Indebolire la sanità pubblica in questo momento storico è un errore gravissimo, poiché lascia sempre più spazio al privato e all’idea che curarsi non sia più un diritto costituzionalmente garantito ma il privilegio di chi può permetterselo. Su questo daremo battaglia».
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