L’Ucraina che accolse il Lane e i sette tifosi di Donetsk. «Che impresa quella trasferta»

Ventotto anni fa l’Ucraina non era ancora martoriata dalla guerra. Proprio in una delle regioni dove è scoppiato il conflitto del 2022, il Donetsk, il Vicenza giocò una gara di coppa delle Coppe. Alla fine di ottobre del 1997 i biancorossi guidati da Francesco Guidolin si prepararono alla lunga trasferta di Donetsk dove il 23 ottobre al vecchio stadio Shakhtar vinsero per tre reti a una la sfida contro i locali dello Shakhtar Donetsk nella gara d’andata degli ottavi di finale di quella che una volta era la Coppa delle Coppe.

Raggiungere l’Ucraina, impresa difficile

In quegli anni raggiungere l’Ucraina era un’impresa difficile, non esistevano voli di linea e i tifosi biancorossi che all’epoca volevano seguire le gesta della squadra di Luiso e company organizzando il viaggio in pullman furono stoppati dalla Farnesina in quanto vi era il pericolo d’incontrare predoni nel tragitto. Alla fine, i gruppi organizzati decisero d’inviare una delegazione che avrebbe raggiunto Donetsk con il volo della squadra.

I sette tifosi allo stadio

I tifosi erano sette dietro gli striscioni Vigilantes, Caneva Berica e Ultras Vicenza. Tra di loro c’erano Nicola Valeri, Fernando Canilli e Riccardo Cestari che hanno raccontato la trasferta di 28 anni fa. Riccardo Cestari: «La società ci disse che aveva una decina di posti liberi sul volo charter e che se volevamo potevamo andare con loro, dovevamo solo avere il visto. Con gli altri gruppi facemmo una lista e a partire fummo tre membri dei Vigilantes, due della Caneva Berica e due degli Ultras». In tribuna c’era poi l’ex presidente biancorosso Tiziano Cunico. Fernando Canilli andò in treno in ambasciata a Roma per fare i visti.

I tifosi figurarono come accompagnatori

«L’Ucraina non aveva ancora previsto i visti turistici e noi figurammo come accompagnatori, partimmo il martedì da Verona, giocavamo il giovedì, andammo in hotel con la squadra. L’albergo si chiamava Drusba ed era l’unico ad avere la corrente in città». «Quello che mi stupì – dice Nicola Valeri – fu che una città di oltre 1 milione di abitanti alle nove di sera fosse completamente deserta, non c’erano nemmeno le luci nei lampioni, nonostante fosse una città di minatori. La squadra aveva portato tutte le provviste dall’Italia e il cuoco era vicentino.

I tifosi mangiarono con la squadra

La cosa buffa è che noi mangiavamo le pietanze della squadra, mentre i giornalisti come Civoli della Rai si arrangiavano con il cibo locale. I pompieri vennero a salutarci in hotel perché era un evento che una squadra occidentale fosse lì. Io scambiai la mia sciarpa con gagliardetti e spille dei vigili del fuoco che erano anche stati impegnati a Cernobyl». Cestari: «Facemmo il giro per il centro storico, andammo al mercato ma era proprio una cosa rionale impossibile da spiegare pareva di essere tornati indietro di cento anni, tutte strade serrate. Parlando in un inglese maccheronico capimmo che le persone si ricordavano di Paolo Rossi e della Juve».

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2025-12-29 01:12:48

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