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La quarta sezione della Cassazione ha chiuso il procedimento che ha riguardato Tuzza Augugliaro, di 86 anni, e Benedetta Serafico di 64, madre e figlia, rimaste coinvolte nella morte di un turista toscano avvenuta nel ferragosto del 2016 all’interno del B&B Orchidea, cancellando le condanne, senza rinvio per raggiunti termini di prescrizione. La Augugliaro, intestataria della gestione della struttura, era stata condannata a tre anni, mentre la figlia Benedetta Serafico, titolare del B&B, era stata condannata a tre anni e sei mesi.
A perdere la vita in quel ferragosto di dieci anni fa, fu Fabio Maccheroni, originario di Serravezza, all’epoca di 43 anni. Dopo mesi di coma, rimase invalido l’amico Alessio Menicucci, oggi 45 anni, pisano originario di Cascina, che accompagnava Maccheroni in quella vacanza. I due turisti restarono intossicati dalle esalazioni della canna fumaria del panificio che si trovava al piano terra della palazzina utilizzata come B&B.
Fabio MaccheroniNei mesi scorsi è stata confermata dalla Cassazione la condanna a tre anni, per omicidio colposo e lesioni gravissime, del gestore del panificio, Bartolomeo Altese. I giudici in appello avevano già confermato la prima pronuncia del Tribunale.
L’avvocato Giuseppe Rando, difensore delle due donne, ha proposto ricorso in Cassazione e si è visto riconoscere la fondatezza delle ragioni opposte alle motivazioni delle due condanne. I giudici della quarta sezione hanno accolto il ricorso, senza rinvio ad altra Corte di Appello, solo perché nel frattempo è intervenuta la prescrizione del reato. La Cassazione ha annullato le pene accessorie inflitte alle due donne ed ha revocato il sequestro dell’immobile.
I due turisti erano arrivati in città il 14 agosto. Il 16 mattina fu la proprietaria della struttura che si trovò davanti ad una scena sconvolgente: il corpo senza vita di Maccheroni e il compagno di stanza Menicucci in coma. I due turisti avevano dormito con le finestre chiuse e il condizionatore acceso. Le analisi effettuate sul sangue del turista toscano rivelarono la presenza di tracce di monossido di carbonio. L’inchiesta dei carabinieri coordinata dalla procura, evidenziò che il B&B era privo di autorizzazioni all’uso di tutti e tre piani dell’edificio. Il panificio in attività al piano terra, le cui esalazioni erano state mortali, era provvisto di una vetusta e inefficiente canna fumaria.
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