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«Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia». Lo ha detto la presidente della Corte d’appello di Caltanissetta, Domenica Motta, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto Nisseno che include anche la Procura di Gela titolare dell’inchiesta sulla frana. La presidente Motta ha espresso «vicinanza e solidarietà ai cittadini di Niscemi».
«Negli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello di Caltanissetta la percentuale di scopertura è stata pari al 31,25%, di gran lunga superiore alla media nazionale, pari al 18.1%. Si registrano gravi carenze anche per il personale amministrativo». È quanto emerge dalla relazione dell’anno giudiziario illustrata dalla presidente della Corte d’appello di Caltanissetta Domenica Motta. La presidente si è anche soffermata sulle aule del palazzo di giustizia ritenendoli insufficienti ad assicurare spazi adeguati e auspica il completamento del nuovo palazzo satellite del Palazzo di Giustizia.
I clan mafiosi sono particolarmente radicati in alcuni territori che ricadono nel distretto, essenzialmente dediti al traffico di stupefacenti ed estorsioni e resisi responsabili anche di efferati omicidi», si legge nella relazione dell’anno giudiziario illustrata dalla presidente della Corte d’appello di Caltanissetta Domenica Motta. Gela continua a essere l’unico centro siciliano nel quale insistono Cosa nostra, Stidda e il cosiddetto clan Alfieri. «A ciò si aggiunge, sempre nel territorio gelese, un diffuso fenomeno di criminalità comune, con un numero elevatissimo di atti incendiari che si registrano con frequenza pressoché quotidiana e un allarmante spaccio delle sostanze stupefacenti. Nell’anno in questione le iscrizioni presso le Procure del Distretto di procedimenti per omicidio doloso sono state 15, di cui 2 di matrice mafiosa a fronte di 11 iscrizioni nell’anno scorso. Le iscrizioni per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso sono state 116, rispetto alle 70 iscrizioni dell’anno precedente». Continua a essere elevato il numero dei procedimenti in materia di sostanze stupefacenti, lesioni, stalking, violenza sessuale e contro il patrimonio. Molti gli imputati minorenni, «prova, questa, univoca del pieno coinvolgimento di soggetti minori di età in ambienti criminali radicati nel territorio».
«La procura distrettuale è impegnata a svolgere le indagini sulle drammatiche vicende stragiste, attività cui deve annettersi importanza assolutamente prioritaria, come del resto attestano i risultati processuali raggiunti negli ultimi anni. Indagini molto complesse e assai delicate, purtroppo ancora necessarie nonostante il tempo trascorso, sulle stragi del 1992, cui si aggiungono quelle riguardanti soprattutto, il mandamento mafioso di Gela e Niscemi anche se, non è meno pervasiva l’influenza mafiosa nella provincia di Enna». E’ sottolineato nella relazione illustrata in occasione dell’anno giudiziario dal procuratore generale di Caltanissetta Fabio D’Anna.
«A Gela Cosa nostra – aggiunge – dispone di ingenti quantitativi di armi, è caratterizzata da un modus operandi apertamente “corleonese”. La criminalità organizzata di questo territorio è senza dubbio una di quelle con maggiore disponibilità di micidiali armi da guerra; anzi in relazione al numero di residenti è forse la più armata d’Italia ed ha disponibilità di molte armi, anche da guerra, fra i quali i micidiali Kalashnikov che, com’è noto, non sono mai stati utilizzati da Cosa nostra in Sicilia per colpire obiettivi “ordinari”. Continua a essere molto forte l’appartenenza ai sodalizi mafiosi. Molti giovani, per dimostrare la loro affiliazione alla Stidda, si sono tatuati una stella a cinque punte». Cosa nostra continua a essere «l’organizzazione mafiosa di principale riferimento nel Nisseno. Abbandonate le strategie criminali che vedevano il frequente ricorso ad atti intimidatori e di violenza volti ad affermare il loro controllo del territorio, oggi tende a infiltrarsi in maniera subdola e silente nel tessuto economico-sociale».
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