Capodanno: riti e feste per l’arrivo del 2026. Cartoline dal mondo

—

by

in

Capodanno: riti e feste per l’arrivo del 2026. Cartoline dal mondo

Anche il 2026 è ovviamente entrato nel mondo «a onde», seguendo i fusi orari: dalle Line Islands di Kiribati, con Kiritimati (Christmas Island) tra i primi a brindare, fino ai lembi di terra più «indietro» del pianeta come Baker e Howland.

Cartoline dall’Europa

In Europa sono tornate le cartoline classiche. A Londra i fuochi sul Tamigi hanno avuto il London Eye come perno visivo, con la città raccolta lungo i ponti e sui lungofiume. A Parigi la notte ha riportato la folla sugli Champs-E’lysèes, con proiezioni e fuochi nell’area dell’Arco di Trionfo. A Edimburgo ha tenuto banco l’Hogmanay, il Capodanno scozzese trasformato in festival di strada: musica, cortei, «Auld Lang Syne» cantata in coro e il first-footing, l’idea del primo ospite in casa, dopo mezzanotte, come augurio per un anno felice. Nel capitolo «varianti», Atene ha scelto fuochi a basso impatto sonoro per una festa più inclusiva, soprattutto per bambini e persone sensibili al rumore. In Croazia, a Fuine, il Capodanno si è fatto addirittura in anticipo: conto alla rovescia a mezzogiorno del 31 dicembre, musica e brindisi in piena luce, format pensato per famiglie e bambini, con qualche tuffo «polare» nel lago come contorno.

26 ore di festeggiamenti nel mondo

In mezzo, una maratona di circa 26 ore in cui le stesse scene, conto alla rovescia, concerti, fuochi e luci, hanno cambiato lingua e skyline passando di costa in costa. A Sydney la festa sul porto ha avuto una cornice più tesa: spettacolo pirotecnico con 40 mila effetti, folla stretta attorno all’Opera House e all’Harbour Bridge e sicurezza rafforzata. Prima del via, un minuto di silenzio e una menorah proiettata sul ponte in tributo alle vittime dell’attacco all’evento ebraico sulla spiaggia di Bondi. A Seul il tono è stato diverso: migliaia di persone hanno seguito la cerimonia della campana di Bosingak e i suoi 33 rintocchi, un rito urbano più forte di ogni scenografia, tra folla in piazza e brindisi «di strada». In Cina, come ogni anno, tamburi e performance dal vivo hanno acceso siti simbolici come la Grande Muraglia mentre a Hong Kong lo spettacolo pirotecnico su Victoria Harbour è rimasto spento: stop ai fuochi dopo l’incendio di novembre in un complesso residenziale, che ha causato oltre 100 morti, sostituiti da uno spettacolo di luci a tema e musica nel centro città. In Giappone, la notte di Omisoka ha portato nei templi il rito del ‘Joya no Kane’, le campane suonate 108 volte per «lasciare» l’anno vecchio e ripulire simbolicamente le inquietudini. Poi le prime visite ai santuari e le città che sono ripartite a passo più lento, tra file ordinate e luci soffuse. A Dubai, invece, il Capodanno è rimasto un esercizio di estetica e regia: grattacieli, maxi-schermi, coreografie sull’acqua e un centro che si trasforma in una grande arena, con la folla incanalata e gestita come durante un evento sportivo.

Quando in Europa era già mattina, l’Atlantico ha preso il testimone. A Rio de Janeiro Copacabana è tornata a essere una città nella città: maxi palco sul lungomare, concerti gratuiti e fuochi sul mare per una notte attesa da circa 2,5 milioni di persone. In cartellone, tra gli altri, Gilberto Gil, e un mix di pop e samba fino all’alba, con l’immancabile folla vestita di bianco per la tradizione legata a Iemanjà. In Africa, Città del Capo ha fatto leva sullo scenario naturale: fuochi a mezzanotte sul Waterfront e musica dal vivo lungo il porto, con Table Mountain sullo sfondo e la festa distribuita tra piazze, locali e banchine. Negli Stati Uniti, la chiusura del «giro del mondo» è passata dalla ritualità televisiva di Times Square: freddo, controlli serrati e il countdown più fotografato dell’anno, mentre molte altre città hanno scelto format ibridi tra concerti e spettacoli di luci. Più a sud, l’Argentina ha salutato l’anno nuovo con il suo mix di tavolate di famiglia e città vive fino a tardi: a Buenos Aires la notte resta un grande rito collettivo, con feste diffuse e l’ombra lunga del 2026 sportivo già nella conversazione pubblica, tra aspettative e nervi sull’economia.

Gli ultimi luoghi

Sulla coda del mondo, la linea del cambio data conta meno: tra gli ultimi luoghi abitati a entrare nel 2026 ci sono American Samoa e Niue ma, in fondo alla lista, ancora più tardi arrivano Baker e Howland, senza residenti, dove l’arrivo del nuovo anno è soprattutto silenzio, vento e mare.

Oggi in edicola

Prima pagina

Capodanno: riti e feste per l’arrivo del 2026. Cartoline dal mondo

Anche il 2026 è ovviamente entrato nel mondo «a onde», seguendo i fusi orari: dalle Line Islands di Kiribati, con Kiritimati (Christmas Island) tra i primi a brindare, fino ai lembi di terra più «indietro» del pianeta come Baker e Howland.

Cartoline dall’Europa

In Europa sono tornate le cartoline classiche. A Londra i fuochi sul Tamigi hanno avuto il London Eye come perno visivo, con la città raccolta lungo i ponti e sui lungofiume. A Parigi la notte ha riportato la folla sugli Champs-E’lysèes, con proiezioni e fuochi nell’area dell’Arco di Trionfo. A Edimburgo ha tenuto banco l’Hogmanay, il Capodanno scozzese trasformato in festival di strada: musica, cortei, «Auld Lang Syne» cantata in coro e il first-footing, l’idea del primo ospite in casa, dopo mezzanotte, come augurio per un anno felice. Nel capitolo «varianti», Atene ha scelto fuochi a basso impatto sonoro per una festa più inclusiva, soprattutto per bambini e persone sensibili al rumore. In Croazia, a Fuine, il Capodanno si è fatto addirittura in anticipo: conto alla rovescia a mezzogiorno del 31 dicembre, musica e brindisi in piena luce, format pensato per famiglie e bambini, con qualche tuffo «polare» nel lago come contorno.

26 ore di festeggiamenti nel mondo

In mezzo, una maratona di circa 26 ore in cui le stesse scene, conto alla rovescia, concerti, fuochi e luci, hanno cambiato lingua e skyline passando di costa in costa. A Sydney la festa sul porto ha avuto una cornice più tesa: spettacolo pirotecnico con 40 mila effetti, folla stretta attorno all’Opera House e all’Harbour Bridge e sicurezza rafforzata. Prima del via, un minuto di silenzio e una menorah proiettata sul ponte in tributo alle vittime dell’attacco all’evento ebraico sulla spiaggia di Bondi. A Seul il tono è stato diverso: migliaia di persone hanno seguito la cerimonia della campana di Bosingak e i suoi 33 rintocchi, un rito urbano più forte di ogni scenografia, tra folla in piazza e brindisi «di strada». In Cina, come ogni anno, tamburi e performance dal vivo hanno acceso siti simbolici come la Grande Muraglia mentre a Hong Kong lo spettacolo pirotecnico su Victoria Harbour è rimasto spento: stop ai fuochi dopo l’incendio di novembre in un complesso residenziale, che ha causato oltre 100 morti, sostituiti da uno spettacolo di luci a tema e musica nel centro città. In Giappone, la notte di Omisoka ha portato nei templi il rito del ‘Joya no Kane’, le campane suonate 108 volte per «lasciare» l’anno vecchio e ripulire simbolicamente le inquietudini. Poi le prime visite ai santuari e le città che sono ripartite a passo più lento, tra file ordinate e luci soffuse. A Dubai, invece, il Capodanno è rimasto un esercizio di estetica e regia: grattacieli, maxi-schermi, coreografie sull’acqua e un centro che si trasforma in una grande arena, con la folla incanalata e gestita come durante un evento sportivo.

Quando in Europa era già mattina, l’Atlantico ha preso il testimone. A Rio de Janeiro Copacabana è tornata a essere una città nella città: maxi palco sul lungomare, concerti gratuiti e fuochi sul mare per una notte attesa da circa 2,5 milioni di persone. In cartellone, tra gli altri, Gilberto Gil, e un mix di pop e samba fino all’alba, con l’immancabile folla vestita di bianco per la tradizione legata a Iemanjà. In Africa, Città del Capo ha fatto leva sullo scenario naturale: fuochi a mezzanotte sul Waterfront e musica dal vivo lungo il porto, con Table Mountain sullo sfondo e la festa distribuita tra piazze, locali e banchine. Negli Stati Uniti, la chiusura del «giro del mondo» è passata dalla ritualità televisiva di Times Square: freddo, controlli serrati e il countdown più fotografato dell’anno, mentre molte altre città hanno scelto format ibridi tra concerti e spettacoli di luci. Più a sud, l’Argentina ha salutato l’anno nuovo con il suo mix di tavolate di famiglia e città vive fino a tardi: a Buenos Aires la notte resta un grande rito collettivo, con feste diffuse e l’ombra lunga del 2026 sportivo già nella conversazione pubblica, tra aspettative e nervi sull’economia.

Gli ultimi luoghi

Sulla coda del mondo, la linea del cambio data conta meno: tra gli ultimi luoghi abitati a entrare nel 2026 ci sono American Samoa e Niue ma, in fondo alla lista, ancora più tardi arrivano Baker e Howland, senza residenti, dove l’arrivo del nuovo anno è soprattutto silenzio, vento e mare.

Source URL: https://gazzettadelsud.it/articoli/societa/2026/01/01/capodanno-riti-e-feste-per-arrivo-del-2026-cartoline-dal-mondo-c1db0712-d1a4-40c9-921b-f9dc81e076ee/


Analyse


2026-07-12 06:16:22

Post already analysed. But you can request a new run: Do the magic.