I libri coccola che parlano al cuore da mettere sotto l’albero di Natale

I libri coccola che parlano al cuore da mettere sotto l’albero di Natale

I libri coccola che parlano al cuore da mettere sotto l'albero di Natale
di Ebe Pierini
15 Minuti di Lettura
venerdì 19 dicembre 2025, 10:48
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Ci sono regali che fanno sorridere, altri che sorprendono, altri che fanno ingrassare. E poi ci sono quelli che restano e lasciano un segno. I libri forse non brillano sotto le luci dell’albero, ma sanno scaldare il cuore come una coperta morbida nelle sere d’inverno. A Natale, i “libri coccola” invitano a fermarsi. Magari davanti al camino, sul divano. Sono pagine che non giudicano, non pretendono, non insegnano lezioni. Stanno lì, aperte, pronte ad accogliere chi legge così com’è, con le sue stanchezze, le sue domande, i suoi piccoli silenzi. Sono carezze fatte di parole. Sono quei romanzi che ti fa sentire meno solo, quelle raccolta di pensieri che sembra scritta proprio per te, quella storia semplice ma vera che ti ricorda che va bene non essere sempre forti. Sono libri che si leggono lentamente, magari con una tazza di tè caldo o di cioccolata tra le mani, lasciando che ogni frase trovi il suo posto nel cuore. Regalare un libro coccola a Natale è un gesto d’amore profondo. Regalo perfetto per chi ha avuto un anno difficile, per chi si sente fragile, per chi ha bisogno di conforto o semplicemente per chi ama perdersi tra le pagine. Ma sono anche un dono prezioso da fare a sé stessi, perché il Natale è anche il momento giusto per concedersi ascolto e dolcezza.

“Come fiori nella neve” di Tina Harnesk (Piemme)

Máriddja ha ottantacinque anni, un marito brontolone e un po’ svanito e una diagnosi sciagurata che non intende condividere con nessuno, tantomeno con lui. In una famiglia sámi tradizionale come la loro, il passaggio tra la vita e la morte è un momento fondamentale nel grande ciclo dell’esistenza. Così, in una casa che scricchiola come il ghiaccio al disgelo, Máriddja escogita un piano: trovare qualcuno che si prenda cura di Biera quando lei non ci sarà più. E magari, se la vita è gentile, anche ritrovare quel ragazzo che un tempo chiamava figlio e che ora sembra perso chissà dove. Nel frattempo, a chilometri di distanza, un giovane di nome Kaj trova una vecchia scatola piena di misteriosi oggetti sámi appartenuti a sua madre. E mentre la neve ricopre le montagne, le vite di Kaj e Máriddja iniziano, piano piano, ad avvicinarsi.

“L’abete e la betulla. Storia di amore e di alberi” di Francesco Vidotto con illustrazioni di Maria Chiara Basile (Bompiani)

Abete è forte e saldo, le sue radici affondano nella terra e i suoi rami più alti dominano la foresta, fronteggiando la maestà delle montagne. Abete vive un tempo fatto di pazienza, dove le giornate sono istanti e gli anni minuti. Nei suoi aghi sempreverdi e nei cerchi di legno del suo grande cuore conserva la memoria del bosco. Un giorno, però, accade una cosa capace di sorprenderlo: il vento porta ai suoi piedi un fragile seme di betulla, quel seme sopravvive sotto la neve e, al disgelo, protende un germoglio proprio verso le sue radici.Tra il grande abete sempreverde e la betulla dalle foglie decidue nasce così un legame indissolubile. Sono vicini, ma possono solo sfiorarsi; lui ricorda tutto, lei invece ogni inverno si addormenta e dimentica le gioie dell’estate: è un amore difficile, il loro, e come tutti gli amori difficili è anche dolcissimo e inimitabile. Francesco Vidotto scrive un racconto delicato e potente che sembra una fiaba ma attinge a recenti studi sull’intelligenza delle piante: gli scienziati stanno davvero studiando il “Wood Wide Web”, una rete sotterranea che mette in comunicazione tra loro le piante del bosco.

 “Cuori di leone” di Nino Haratischwili con illustrazioni di Julia B. Nowikowa (Marsilio)

Dall’autrice dell’Ottava vita, una delle saghe familiari più amate degli ultimi anni, un inno alla forza dell’immaginazione e della solidarietà, per piccoli e grandi lettori. Dal Bangladesh alla Germania, dal Senegal al Mali, dalla Spagna all’India, passando per la Francia, il viaggio intorno al mondo di un leone di stoffa con un occhio storto. Tra povertà, ingiustizie e solitudine, ogni tappa è un nuovo incontro, ogni bambino che lo stringe una promessa di cambiamento.

“Le parole della pioggia” di Laura Imai Messina con illustrazioni di Emiliano Ponzi (Einaudi)

Le donne-ombrello sono studentesse universitarie, casalinghe, disoccupate annoiate, ricche vedove, donne senza alternative, persone con un futuro strabiliante. “Sono nata in un giorno di pioggia”: solo dopo aver pronunciato questa frase impugnano l’immenso ombrello che hanno scelto, allungano un piede in strada e prendono a camminare accanto ai clienti, accompagnandoli dovunque vogliano e soprattutto ascoltando le loro storie. Le conversazioni che si tengono sotto l’ombrello restano segrete. Si parla, si tace, si inciampa, ci si dimentica del mondo fuori. Perché nel racconto che ne fanno, le donne sono tutte d’accordo almeno su un punto: il tempo sotto l’ombrello trascorre in modo diverso. Tra loro, solo Aya pare nata per questo. È una donna-ombrello da molto prima di iniziare questo lavoro. Tutto in lei evoca giugno, la stagione delle piogge, l’estate le cammina addosso. Più della pioggia Aya aspetta Toru, un giovane pugile che si allena a correre in salita e discesa lungo la via più ripida della città. Lei si siede in cima e lo aspetta, pure se lui non vincerà mai. Perché nella vita serve anche chi perde, chi accetta di cadere, e da terra riesce a guardare il mondo da una nuova angolazione.

“La pasticceria di mezzanotte. Lo studente” di Noriko Onuma (Garzanti)

La pasticceria di mezzanotte è un rifugio sicuro. È aperta solo di notte e, al suo interno, il tempo si ferma. Mentre fuori la città dorme, dentro il profumo del pane e dei dolci appena sfornati sembra regalare nuova vita a chi entra. Lo sa bene Nozomi, che in quel luogo è stata accolta come mai le era successo prima. Col tempo, è diventata abile nel cogliere i segreti di ogni lievitazione e di ogni dolce. Ormai la pasticceria è la sua casa. Ma le sorprese arrivano sempre quando meno te lo aspetti. E da poco, nella sua vita, è comparso un nuovo ragazzo: Kōtarō. Misterioso, porta con sé una strana bambola di pezza e sostiene di poter prevedere il futuro. È irritante, imprevedibile. Eppure, un giorno, le rivela qualcosa. Qualcosa che la riguarda molto da vicino. Da quel momento tra loro nasce un legame difficile da definire. E una domanda, che si fa sempre più assillante: perché lui è lì? E perché, da quando è arrivato, tutto sembra diverso? Nozomi ha imparato che certe domande si affidano al pane. E tra sacchi di farina, impasti e dolcetti forse potrà trovare le sue risposte.

“La luce degli incendi a dicembre” di Matteo Bussola (Einaudi)

Margherita e Marcello si conoscono su un treno. Lei sta scappando dalla sua famiglia, lui vi sta facendo ritorno. Seduti l’una di fronte all’altro, su un vagone affollato, tra bambini che giocano e anziani che hanno voglia di chiacchierare, i due si prendono le misure. All’inizio sono cauti; poi, quasi senza accorgersene, si ritrovano a confidarsi. Parlano di rapporti di coppia, di figli, di sogni e fragilità, di promesse mantenute oppure dimenticate. Come in un film d’autore, nell’intimità di un’inquadratura fissa, Matteo Bussola mette in scena un dialogo a cuore aperto tra una donna che ha uno sguardo schietto e disilluso e un uomo che non smette di credere negli altri. Due persone dalle esistenze apparentemente ordinarie, familiari al punto che ci sembrano le nostre. E che, nella realtà parallela del viaggio, scoprono una parte inedita, inconfessabile, di sé.

“Quello che cerchi sta cercando te. Un viaggio mistico nella vita e nella poesia di Rumi” di Kader Abdolah (Iperborea)

Poeta, mistico sufi, libero pensatore, propagatore e innovatore di una tradizione millenaria, Rumi nacque nel 1207 a Balkh, oggi in Afghanistan, circondato dalla grande letteratura persiana e dalla magia dell’arabo coranico. Ma era il tramonto di un’epoca, quella del califfato di Baghdad, l’età d’oro della cultura islamica, stroncata dall’invasione di Gengis Khan: è la sua violenza che per tutta la vita Rumi rifugge, da quando, ragazzino, scappò da Balkh con il padre. Amato ancora oggi in tutto il mondo, per Kader Abdolah, cresciuto con le sue poesie, non è solo un mito, ma uno spirito affine: come lui esule, come lui emissario di una cultura così antica da sopravvivere ai capricci del potere sanguinario. Come lui, ha trovato una nuova vita nell’esilio. Lungo la Via della Seta, il giovane Rumi conosce il mondo: tra madrase e bazar, visita Baghdad, La Mecca, Aleppo, impara il greco di Platone e il latino. Finché, nella nuova casa in Turchia, a Konya, con moglie e figli, conosce l’amore: quello di Shams di Tabriz – il Sole di Tabriz, come dice il suo nome, rifugio da un’esistenza di rigide regole e ispirazione per indimenticabili poesie. Amore, dolore, fuga, il senso della vita, la gioia della libertà e dell’istinto: tra Persia e Olanda, l’umanità è sempre in cerca di una verità che potrà trovare solo in se stessa, ed esprimere solo con la letteratura. Abdolah, cantastorie esule afflitto dalla nostalgia, racconta il viaggio di Rumi come una fiaba delle Mille e una notte, aggiungendo le sue personali versioni di oltre novanta poesie e molti racconti del grande mistico. E in questo modo diventa un ponte tra il Medioevo persiano e l’Europa contemporanea.

“Dopo la festa” di Stevo Grabovac (Marsilio)

Una telefonata dell’Associazione per le persone scomparse porta Stevo a riaprire gli archivi in cui suo padre, morto da poco, aveva scrupolosamente raccolto le testimonianze sui crimini di guerra commessi dal 1992 al 1995 nella ex Jugoslavia.

Invitato a collaborare con l’associazione, Stevo viene a conoscenza di un episodio sconvolgente, sul quale nessuno ha mai pensato di dover fare luce: nell’estate del 1992, nella provincia di Bosanski Brod si perse ogni traccia dei bambini rom che viaggiavano su tre autobus verso l’Unione Europea, bambini che non erano né bosgnacchi né croati né serbi; bambini di nessuno che non potevano essere esibiti negli scontri sulla memoria collettiva, e per i quali nessuno ha mai invocato giustizia. In un labirinto di ricordi e inganni, Stevo scava nella memoria, dispiegando brillantemente un mosaico di storie di padri e figli, e intanto si interroga sul ruolo della scrittura e sulla possibilità di mettere il male sulla pagina, nero su bianco. La sua è l’esplorazione tormentata e appassionata di un uomo che raccoglie il testimone del padre, la sua eredità morale insieme all’eredità della scrittura, facendo così proprio l’imperativo di opporsi all’ingiustizia con il cuore aperto e una macchina da scrivere.

“Scarpette da ballo” di Noel Streatfeild (Blackie)

Pauline, Posy e Petrova Fossile sono tre orfane che, adottate da un misterioso benefattore, vivono insieme in una grande casa londinese. Sono come sorelle, ma non potrebbero essere più diverse tra loro: Pauline è bionda, ha gli occhi azzurri e adora il teatro. Posy ha una folta chioma rossa e la sua passione è la danza. Petrova è pallida e minuta, e pensa solo agli aerei e alla meccanica che li fa volare: odia sopra ogni cosa l’idea di dover salire su un palcoscenico. Quando all’orizzonte delle sorelle Fossile compaiono problemi economici, non resta loro altra scelta che unirsi per trovare una soluzione. E la soluzione, a quanto pare, non consiste solo nell’affittare alcune stanze della loro casa, ma nel diventare le nuove stelle del mondo teatrale londinese. Non sanno da dove cominciare, e hanno senz’altro un po’ di paura. Ma se c’è una cosa che le caratterizza, è che sono più agguerrite della loro stessa fame. E sono pronte a tutto pur di farcela insieme.

“Dentro soffia il vento” di Francesca Diotallevi (BEAT)

In una conca tra le montagne della Valle d’Aosta è adagiato il borgo di Saint-Rhémy: una striscia di case di pietra dominate da un campanile. Tra i boschi silenziosi che circondano il villaggio vive Fiamma, la ragazza dai capelli rossi davanti alla quale tutti abbassano lo sguardo. Di lei si sussurra che faccia gelare i raccolti, tolga il latte alle vacche e possa addirittura scuotere la montagna: ma è da lei che, al calare della notte, ogni anima del villaggio si reca in segreto. Come faceva sua madre, Fiamma prepara decotti per curare ogni male: infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo, diventano pozioni di una strega che ha venduto l’anima al diavolo. Da quando Raphaël Rosset, il suo unico amico, è partito per la Grande Guerra senza fare ritorno, la solitudine la divora lentamente. Così, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, a guardare da lontano la fattoria dei Rosset prima di rituffarsi nel buio della notte. Ma qualcun altro guarda lei da lontano: Yann, che non sa perdonarsi di non essere partito per il fronte insieme a suo fratello Raphaël. Finché un giorno di vento scompiglia la pace apparente, portando in paese un gruppo di nomadi: capelli d’inchiostro e sopracciglia come ali di corvo, uomini e donne con addosso l’odore di terre lontane. Hanno accenti misteriosi e, per vivere, riparano pentole. La gente li chiama zingari stagnini e a Saint-Rhémy nessuno ha dimenticato l’ultima volta che gli stranieri si sono accampati tra quelle montagne.

“All’improvviso una stella” di Rosangela Percoco (Salani)

“Torna quando avrai i muscoli”, così aveva detto nonno Tifone. Filippo ha sei anni quando incontra per la prima volta lui e gli acrobati del Circo di passaggio al paese. Ma è colpo di fulmine: sente che anche lui vorrebbe camminare nell’aria, sospeso tra le stelle. Non è da tutti desiderare di fare il funambolo e i suoi genitori non vogliono neanche sentirla pronunciare quella stramba parola. Filippo ci prova ad appassionarsi ad altro, chitarra, karate, magia, arrampicata, ma niente. Trovare l’equilibrio su un filo sospeso nel vuoto, quello è il suo sogno, e grazie al maestro Giorgio quel sogno diventa la sua vita: Filippo smette di voler fare il funambolo e diventa un funambolo. Impara a riconoscere il limite e a spostarlo senza averne paura, ad alzarsi dopo una caduta, a sfidarsi e a fidarsi. La nipote di nonno Tifone, Caterina, è l’altro regalo che il Circo gli fa. Quando arriva in paese tutto ha un sapore diverso, gli allenamenti, la fatica, i successi e i fallimenti.

“Le parole che mi hanno insegnato a volare” di Rowan Foxwood (Garzanti)

Anice crede fortemente nel potere delle parole. Ma, come qualsiasi ragazzina di tredici anni, si nasconde dietro uno scudo di timidezza che non le permette di esprimersi come vorrebbe. Piuttosto, è un’abile ascoltatrice. Condivide le sue giornate con Lupo, uno spirito che le fa compagnia da quando sua mamma non c’è più e suo fratello è partito alla volta dell’Accademia Reale. Conosce a memoria il Bosco Bianco, che da anni è la sua casa. È per questo che quando sul sentiero che ogni giorno percorre nota un pennello incustodito, è spaventata e curiosa. E non sbaglia. Un avido banchiere minaccia di radere al suolo tutti gli alberi della foresta. Nessuno, al di fuori di Anice, è in grado di difendere quei luoghi a lei tanto cari. Non ha bisogno di poteri magici, ma di un alleato essenziale: la parola. L’inchiostro del pennello la aiuta a scoprire la propria voce, ad amplificare il messaggio di speranza e lotta in difesa del Bosco Bianco. Non c’è forza che regga. La parola rimane l’unico strumento capace di salvarci. Le parole che mi hanno insegnato a volare è un inno alla gentilezza e alla fiducia verso gli altri.

“I sentieri degli aghi di pino” di Mauro Corona (Autore) Mondadori, 2025

Non sono solo diverse, le vite dei due fratelli protagonisti del nuovo romanzo di Mauro Corona, sono inconciliabili. Cresciuti tra il respiro del bosco e lo sguardo severo e spoglio delle cime, il ragazzo e la ragazza hanno ricevuto gli insegnamenti del nonno, montanaro dalla saggezza antica, che ha tentato di trasmettere a entrambi il rispetto per la natura in ogni sua forma e il valore della fatica buona, quella che rende prezioso ogni traguardo raggiunto. Eppure, ora che sono adulti, e quel tratto di sentiero condiviso è ormai alle spalle, i due hanno compiuto scelte diverse. Lei, affiancando agli studi scientifici i rimedi naturali custoditi dai vecchi del paese natio, ha messo al primo posto la salvaguardia dell’ambiente e ha sviluppato una sensibilità ecologista pura e intransigente. Lui, che dei moniti del nonno si è sempre fatto beffa, si è dato obbiettivi meno nobili, e della sua profonda conoscenza degli alberi ha fatto un’opportunità di guadagno. Così, se per la sorella il taglio di un bosco è un imperdonabile affronto e una stupida autocondanna per l’uomo, per lui è la normale conseguenza del progresso, il frutto dell’inarrestabile evoluzione che vede l’essere umano e le sue necessità al centro di tutto.

“Il cane, la bambina e la strada verso casa” di Lucille Ninivaggi (Mondadori)

Futura ha nove anni e si è appena trasferita con la mamma in un piccolo paese, lontano dal caos cittadino. I giorni scorrono ma proprio non le riesce di abituarsi alla nuova casa e alla nuova scuola. Si sente sola, smarrita. E anche la mamma sembra cambiata. È sempre triste, così diversa da come appare nella foto scattata anni prima insieme alla sua cagnolona Camilla. In quello scatto aveva un sorriso contagioso. Sembrava davvero felice. Se Camilla fosse ancora viva, chissà, forse anche la mamma starebbe meglio. Così, una notte, durante un sogno strano, trovandosi al cospetto del Signore del Tempo, gli chiede proprio questo: far tornare Camilla nella loro vita. Ed ecco che, una domenica mattina, accade l’impensabile. Aperti gli occhi, ai piedi del letto Futura trova proprio la cagnolona della mamma. Subito la conduce da lei che, emozionata, insieme alla figlia segue la fedele compagna di vita in una passeggiata un po’ magica e dai colori dell’arcobaleno. Tra momenti di fragilità e scoperte meravigliose, guidate da Camilla, Futura e la mamma impareranno a fare i conti con i motivi delle loro tristezze e a trasformare la paura in coraggio.

“Un gatto per due” di Angela Jariwala (Newton Compton Editori)

Dopo la fine di una relazione, Jenni è felice di vivere da sola con il suo inseparabile gatto Oscar. La sua vita è scandita da una routine rassicurante, anche se un po’ monotona. Ha paura di soffrire ancora, perciò ha deciso di chiudere il cuore a nuove possibilità. Almeno per ora. Ben, invece, è un vigile del fuoco dal cuore grande e dalla vita complicata. Quando un piccolo gatto randagio, che lui chiama Fred, entra nella sua quotidianità, qualcosa cambia: la solitudine sembra meno pesante. Un giorno, però, Oscar torna da Jenni con un bigliettino legato al collare. È firmato con il numero 66 da qualcuno che la rassicura di non averle rubato il gatto! Stupita, inizia così uno scambio misterioso di messaggi, affidati proprio al curioso micetto. E, col passare del tempo, ne nasce una conversazione sincera e liberatoria con uno sconosciuto, fatta di confidenze, ironia e verità celate persino agli amici più cari. Ma se Jenni scoprisse che questo sconosciuto in realtà non lo è affatto? Può davvero un gatto in comune diventare il ponte per la felicità? Forse sì, se si ha il coraggio di lasciarsi sorprendere.

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Analyse


2026-01-04 01:19:16

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