Ucraina, a che punto sono le trattative di pace? Trump: «Mai così vicini». I paletti Ue e cosa vuole la Russia

Ucraina, a che punto sono le trattative di pace? Trump: «Mai così vicini». I paletti Ue e cosa vuole la Russia

Berlino, colloqui fra Witkoff e Zelensky. La Casa Bianca: «Mosca accetterà garanzie per Kiev». L’Ue propone una forza multinazionale, resta il nodo territori

Ucraina, a che punto sono le trattative di pace? Usa: accordo al 90%. Trump: «Mai così vicini». I paletti dell’Europa
di Marco Ventura
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martedì 16 dicembre 2025, 00:00 – Ultimo aggiornamento: 06:45
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«Probabilmente abbiamo risolto il 90% delle controversie tra Ucraina e Russia, ma ci sono ancora alcune questioni sul tavolo». È così che due alti funzionari americani, parlando sotto anonimato, descrivono l’esito dei due giorni di fitti colloqui a Berlino tra Washington e Kiev. E a sera inoltrata appare anche la dichiarazione congiunta di leader europei (Merz, Macron, Meloni, Starmer, Tusk, lo svedese Kristersson, la danese Frederiksen e i vertici Ue) a chiusura di consultazioni frenetiche, intrecciate con il lavoro degli inviati americani e i contatti diretti con Zelensky. Il documento punta a segnalare la possibile convergenza tra Usa, Ucraina ed Europa circa l’architettura delle garanzie di sicurezza. Gli stessi funzionari americani parlano di un’intesa con gli ucraini su misure «molto forti, simili a quelle dell’art. 5 del Trattato Nato, tali da includere tutto ciò di cui gli ucraini hanno bisogno per sentirsi al sicuro». Aggiungono di credere che «i russi accetteranno». Un riflesso dell’ottimismo della volontà trumpiano. Che dopo il nuovo round di trattative dichiara: «Siamo più vicini che mai alla fine della guerra. Stiamo ricevendo un enorme sostegno dai leader europei. Vogliono che finisca».

Ma attenzione: le garanzie «non resteranno sul tavolo a tempo indeterminato».

Per Kiev è prendere o lasciare: cogli l’attimo. Nella dichiarazione di ieri sera, i principali Paesi europei si impegnano a fornire «robuste garanzie di sicurezza» e sostegno economico all’Ucraina nel quadro di un accordo per porre fine alla guerra. Il passaggio più sensibile riguarda proprio una forza multinazionale a guida europea, composta dai Paesi disponibili all’interno della cosiddetta Coalizione dei volenterosi, sostenuta dagli Stati Uniti. Non è prevista una presenza permanente in Ucraina, ma una forza autorizzata a condurre “operazioni” dentro il Paese per contribuire alla rigenerazione delle forze armate ucraine, alla sicurezza dei cieli e alla protezione dei mari. Una formula calibrata, per aggirare il veto russo alla presenza di soldati occidentali sul terreno in Ucraina, ma che anche in questa versione difficilmente potrà risultare accettabile per Mosca. L’esercito di Kiev, poi, dovrebbe mantenersi in tempi di pace sui circa 800 mila effettivi. Agli Usa spetterebbe la guida del meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco, oltre a compiti di allerta precoce, attribuzione delle violazioni e coordinamento della risposta. In pratica: la catena di comando e controllo, più l’intelligence. Quello che già fanno adesso. È questo l’impianto che pure a Washington si considera compatibile con un accordo rapido e che l’Europa prova adesso a sostenere politicamente.

Le questioni irrisolte sono affidate a gruppi di lavoro. Militari ed esperti dovranno esaminare le mappe e definire l’aspetto più delicato, la spartizione: territori, linee di contatto, infrastrutture strategiche, la centrale nucleare di Zaporizhzhia (forse con una gestione metà e metà, la supervisione dell’Aiea e un coinvolgimento di tecnici americani). Zelensky accompagna questa spinta: «Abbiamo fatto progressi, ho visto i dettagli e sembrano piuttosto buoni, ma sui territori francamente penso che abbiamo ancora posizioni diverse, anche se credo che la mia tesi abbia trovato ascolto». Il leader ucraino insiste sul fatto che «la delegazione degli Stati Uniti non chiede nulla all’Ucraina». Le richieste sulle concessioni territoriali «le abbiamo sentite dagli Usa, ma le percepiamo come una richiesta della Russia». Vuole dimostrare sia al suo Paese sia a Trump di fare il massimo sforzo possibile per arrivare alla pace. «Stiamo lavorando senza sosta», ribadisce. Mosca, intanto, osserva e tace. Blaise Metreweli, prima donna a capo dell’MI6, il servizio segreto esterno del Regno Unito, in un discorso pubblico sottolinea che «Putin sta trascinando i negoziati», prende tempo mentre resta determinato a «soggiogare l’Ucraina».

LA STRATEGIA
L’obiettivo strategico potrebbe non essere l’accordo, ma la prosecuzione della guerra fino al rovesciamento di Zelensky. La Russia continuerebbe a muoversi «appena sotto la soglia della guerra», con sabotaggi, attacchi informatici, disinformazione e attività ostili «nei nostri mari, sopra e sotto le onde». Intanto, la Banca centrale di Mosca ha chiesto a Euroclear un risarcimento di quasi 200 miliardi di euro per la decisione dell’Ue di congelare a tempo indefinito gli asset russi. A Bruxelles si teme una risposta asimmetrica: incursioni hacker e sabotaggio dei sistemi di pagamento. Sull’uso degli asset russi congelati, del resto, l’accordo politico nella Ue non c’è ancora. Senza una decisione comune, ammonisce Berlino, l’Unione rischia di essere screditata per anni. E mentre i mediatori parlano a porte chiuse, la guerra sul campo continua. Kiev sostiene di aver messo «fuori combattimento» un sottomarino russo nel porto di Novorossijsk, nel Mar Nero.

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2026-06-10 20:29:46

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