Mattarella e i confini dell’Europa: «Non si riscrivono con la forza»
Il Capo dello Stato alla conferenza degli ambasciatori: «Dumping e dazi nuocciono ad un mondo pacifico». La difesa del giudice italiano condannato da Mosca a 15 anni

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Un doppio attacco all’Europa. Quello condotto con le armi da la parte di chi, come la Federazione russa, vorrebbe «ridefinire con la forza gli equilibri e i confini» del Vecchio continente. Ma esiste anche un’altra offensiva rivolta all’Unione, ammonisce Sergio Mattarella. Quella, più strisciante, di chi punta a screditarla. Una «disordinata e ingiustificata aggressione» nei confronti dell’Ue, la definisce il capo dello Stato. Portata avanti «alternando la verità» e presentando il consesso dei Ventisette come «una organizzazione oppressiva», o «addirittura nemica della libertà», invece che come «una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti».
L’ALTOLÀ
Le parole dell’inquilino del Colle risuonano nella sala Conferenze internazionali della Farnesina. Ad ascoltarle ci sono più di 150 titolari delle sedi diplomatiche, riuniti a Roma per la Conferenza degli Ambasciatori d’Italia nel mondo. E non è difficile immaginare a chi si riferisca il presidente della Repubblica. La Russia di Putin, e il suo «aberrante intendimento» di riscrivere i confini con la forza. Ma anche gli anti-europeisti di tutta Europa e quelli d’Oltreoceano. Che non perdono occasione per cannoneggiare contro Bruxelles, provando a scardinarne le istituzioni.
Aiutati, in questo, da «flussi informativi manipolativi» propri dei «conflitti ibridi» e «pericolose attività di disinformazione», che presentano come «vulnerabili» le opinioni pubbliche dei paesi democratici. Flussi che, suggerisce Mattarella, viaggiano anche grazie a «inediti ma opachi centri di potere» con «vaste capacità di influenza sui cittadini» ma di «sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati». È un nuovo altolà a quei giganti del web che in altre occasioni il capo dello Stato aveva definito «neo feudatari del terzo millennio», «corsari» senza regole.
È amaro, il tono del discorso di Mattarella ai diplomatici italiani. «È evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori», ammonisce. «Non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori». La preoccupazione è la stessa espressa solo qualche giorno fa, allo scambio di auguri al Quirinale con gli ambasciatori di stanza a Roma. Il venir meno di un ordine mondiale basato sul multilateralismo e sul dialogo, il rischio del ritorno del predominio della forza. Una «epoca di transizione», quella presente, nella quale «a stagliarsi all’orizzonte c’è il rischio di un generale arretramento della civiltà». Scenario «imprevedibile e sorprendente», che «provoca disorientamento».
Ma di fronte al quale per l’inquilino del Colle bisogna rispondere con le armi della diplomazia, perché il declino dell’ordine mondiale seguito alla guerra fredda «non è ineluttabile».
In sala siede tra gli altri il vicepremier Antonio Tajani. Che si mostra fiducioso sugli sforzi degli Usa per la pace in Ucraina: «Le prossime settimane possono essere decisive – avvisa il ministro degli Esteri – l’iniziativa di pace americana è un’opportunità che non dobbiamo farci sfuggire». Un auspicio che al Colle non può che trovare condivisione, sebbene Mattarella non manchi di ricordare in ogni occasione che la pace dev’essere «giusta» e le trattative coinvolgere Kiev. La Russia entra anche in un altro passaggio dell’intervento del presidente. Quello in cui definisce pericolosa – di «un mondo pericolosamente indietro» – la «pretesa» di Mosca «di imporre punizioni ai giudici delle corti internazionali», tanto più se viene da un Paese che fu «promotore e con i suoi giudici protagonisti del processo di Norimberga». Il riferimento è al caso del giudice Rosario Salvatore Aitala, primo firmatario all’Aia del mandato di arresto della Corte penale contro Putin e condannato in contumacia a 15 anni dalla giustizia russa.
FRAMMENTAZIONE
Cita Einstein, il capo dello Stato, sul rischio di affidare ad algoritmi e Ai le strategie di attacco nei conflitti: «È molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale». Poi ricorda la lezione di Aldo Moro, la sua «ricerca della pace nella sicurezza», ossia attraverso «l’aspirazione al superamento dei divari, la cooperazione, l’interdipendenza tra i popoli». A questo proposito manda un messaggio anche agli Usa di Trump, puntando il dito contro gli «strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri». Come «sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica», che «nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente».
Più in generale, bisogna evitare per Mattarella «la tentazione della frammentazione» che colpisce «persino il mondo occidentale». E colmare il «preoccupante deficit di fiducia reciproca tra gli Stati». È anche a questo che serve la diplomazia. «È esattamente in tempi difficili – chiosa Mattarella – che la diplomazia si trova a dispiegare una delle sue caratteristiche più preziose: la ricerca di percorsi per uscirne e di spazi di dialogo».
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di Ileana Sciarra
di Francesco Bisozzi
Source URL: http://ilmessaggero.it/politica/mattarella_confini_europa_non_si_riscrivono_la_forza-9247151.html



















