Bomba con 2 chili di tritolo a Roma, il giallo del pacco ritirato e nascosto dentro al box. «Ordigno radiocomandato micidiale»
L’esplosivo sequestrato in zona Fidene

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Un ordigno «micidiale», «perfettamente funzionante» e «idoneo a recare gravissimi danni alle persone» e un «ingente quantitativo di droga sequestrata», sono gli elementi – scrive il gip di Roma nel decreto di convalida – che hanno portato in carcere i due uomini arrestati lo scorso venerdì in zona Fidene dagli agenti della Squadra mobile. Intanto proseguono le indagini della procura di Roma per chiarire a chi fosse indirizzato quell’ordigno, da dove provenisse e a quale scopo servisse. I due arrestati sono un 43enne romano con precedenti per droga e un 35enne originario di Benevento, già noto per reati contro il patrimonio, sorpresi con stupefacenti ed esplosivo nei rispettivi box auto, nell’ambito di un’indagine più ampia sullo spaccio.
L’ORDINANZA
Il primo – difeso dall’avvocato Leonardo D’Erasmo – trovato con 16 chili di hashish e marijuana, durante l’udienza di convalida si è avvalso della facoltà di non rispondere; mentre il più giovane – assistito dal penalista Alessio Pica – ha dato una sua versione del perché quell’ordigno, contenente due chili di esplosivo, si trovasse nel suo garage. Una versione che però non ha convinto il gip. Si sarebbe reso disponibile, su richiesta del 43enne, a ritirare un pacco in zona Fidene da un terzo soggetto mai visto prima. Non sarebbe stato neanche a conoscenza del contenuto di quel pacco ma lo avrebbe soltanto lasciato nel box auto. Così facendo, scrive il gip, ha messo «in pericolo la propria incolumità e quella dei vicini». Si tratta infatti – si legge nel capo di imputazione – di «un congegno esplosivo micidiale rappresentato da artifici pirotecnici di grosso calibro (colpi da mortaio) collegati tra loro attraverso un doppio innesco sia pirico sia elettrico, attraverso una testina di accensione elettrica, il tutto collegato con un motorino elettrico radiocomandato, ordigno perfettamente funzionante con potenziali effetti letali o gravissimi se attivato a pochi metri da persone o cose». Non solo, prosegue il giudice nell’ordinanza di convalida parlando della versione fornita dal 35enne: «Le sue propalazioni, pur avendo fornito un’approssimativa indicazione circa modalità e tempi della consegna dell’esplosivo, non sono apparse genuine e logiche con la ricostruzione della vicenda». Soprattutto perché l’indagato non ha spiegato «le ragioni del suo ruolo di corriere» e neanche il perché quel pacco, «ritirato con modalità evidentemente circospette», sia rimasto nel box auto.
LE IPOTESI
A portare alla misura cautelare in carcere per entrambi, «la disinvoltura nel compimento della condotta e la gravità del fatto desumibile dall’ingente quantitativo di sostanza stupefacente sequestrata e della parimenti grave detenzione illecita di esplosivo». Fatti che evidenziano, scrive il gip, «la non occasionalità dell’azione» e rendono «fondato e concreto il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie», ovvero «di delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale»; visto anche il loro «coinvolgimento in un evidente più ampio contesto criminale». Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, proseguono proprio per chiarire dai contesti criminali ai quali i due sarebbero legati, a chi fosse indirizzato quell’ordigno ma anche a quale piazza di spaccio fosse destinato lo stupefacente. D’altra parte i due sono stati controllati venerdì proprio perché gli agenti avevano avuto «contezza del loro coinvolgimento in una fiorente attività di traffico di stupefacente». Quindi la scoperta della droga nel box nella disponibilità del 43enne, dove il giorno prima erano stati visti entrambi gli indagati, e la successiva perquisizione domiciliare sul 35enne, con la scoperta dell’ordigno nel suo box.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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