Ucraina, prestito di 90 miliardi dall’Ue con debito comune: niente asset russi. Meloni: «Ha prevalso il buon senso»
Le ultime notizie in diretta sul Consiglio europeo a Bruxelles
venerdì 19 dicembre 2025
Mosca: su asset prevalsa legge, Von der Leyen e Merz dovrebbero dimettersi
La decisione di non ricorrere all’uso dei beni russi congelati per finanziare l’Ucraina è una sconfitta per Von der Leyen, Merz «e gli altri guerrafondai europei».
Lo scrive sui social Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale del Cremlino, definendo la scelta adottata dal Consiglio «un colpo fatale per la presidente della Commissione e il cancelliere tedesco» che a questo punto «dovrebbero dimettersi». «Hanno speso capitale politico in azioni illegali contro le riserve russe e hanno fallito» ha affermato aggiungendo che “è stata una vittoria per la legge e il buon senso».
Merz: dall’Europa un chiaro segnale a Putin
L’Ue invia un chiaro segnale a Vladimir Putin con il prestito concesso all’Ucraina. Ad affermarlo, su X, è il cancelliere tedesco Friedrich Merz. «Il pacchetto finanziario per l’Ucraina è pronto: l’Ucraina riceverà un prestito senza interessi di 90 miliardi di euro, come avevo suggerito. Questo invia un chiaro segnale dall’Europa a Putin: questa guerra non vale il prezzo che costa. Manterremo congelati i beni russi fino a quando la Russia non avrà risarcito l’Ucraina».
Zelensky: sostegno Ue rafforza nostra resilienza
«Sono grato a tutti i leader dell’Unione europea per la decisione del Consiglio europeo di stanziare 90 miliardi di euro di aiuti finanziari all’Ucraina nel periodo 2026-2027. Si tratta di un sostegno significativo che rafforza davvero la nostra resilienza». Lo scrive su X il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in merito al prestito concesso dall’Ue.
«È importante che i beni russi rimangano immobilizzati – prosegue – e che l’Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per i prossimi anni. Grazie per il risultato raggiunto e per l’unità dimostrata. Insieme stiamo difendendo il futuro del continente».
Meloni: ha prevalso il buon senso
«Sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie ma a farlo con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e finanziario». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni ai cronisti in merito all’intesa in Ue sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina.
«Il tema degli asset rimane nelle conclusioni, ricordo che la decisione più importante sulla questione degli asset l’abbiamo già presa qualche giorno fa quando li abbiamo immobilizzati garantendo che non vengano restituiti. Nelle conclusioni si dice che l’Unione Europea, chiaramente seguendo quella che è la normativa, si riserva anche di considerare l’uso di questi asset soprattutto per ripagare il prestito che dovrà fare, ma questo è un lavoro che deve ancora andare avanti», ha sottolineato la presidente del Consiglio.
Von der Leyen: prestito per Kiev con il debito comune
«Abbiamo raggiunto un accordo che ci consentirà di soddisfare le esigenze finanziarie dell’Ucraina per i prossimi due anni». Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sottolineando che la decisione del prestito da 90 miliardi di euro è stata presa «tutti insieme».
«La Commissione – ha spiegato – aveva proposto due soluzioni, entrambe giuridicamente valide ed entrambe tecnicamente fattibili. Gli Stati membri hanno deciso di sostenere l’indebitamento dell’Ue sui mercati dei capitali. Lo faremo sulla base di una cooperazione rafforzata».
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Hanno prevalso, nelle parole più utilizzate dai leader, il «buon senso», il «pragmatismo» e la «stabilità» finanziaria. Ha prevalso la volontà di sostenere l’Ucraina. Ma a non prevalere, in maniera netta e clamorosa, è stata la linea che Ursula von der Leyen e Friedrich Merz avevano indicato da giorni, quella dell’uso degli asset russi.
Al termine di uno dei vertici più lunghi e delicati degli ultimi tempi, l’Europa ha trovato una quadra nel segno dell’unanimità, e ha scelto di sostenere Kiev per il 2026 e 2027 con un prestito da 90 miliardi, attraverso debito comune.
«Ha prevalso il buon senso», ha esultato la premier Giorgia Meloni, che fino all’ultimo ha frenato sull’ipotesi dell’uso dei beni congelati di Mosca. Il vertice era stato preparato in modo tale che, mentre i capi di Stato e di governo dei 27 discutevano dei temi considerati attualmente meno centrali, le trattative sull’uso degli asset tra la Commissione europea e il Belgio andassero avanti per cercare di trovare un punto di caduta sul grande nodo delle garanzie. Al momento della cena, tuttavia, è cominciato ad emergere un dato: il binario degli asset russi non avrebbe portato a niente. Il premier belga Bart De Wever non aveva dato segni di cedimento. Le perplessità di Paesi come Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca restavano intatte. Viktor Orban e Robert Fico, nel frattempo, non smettevano di lavorare ai fianchi per far saltare la soluzione che avrebbe scatenato l’ita di Mosca. A quel punto il pressing di Merz e von der Leyen ha smesso di dare segni di vitalità. Sul tavolo dei 27 ha acquistato forza il piano B, un prestito da 90 miliardi finanziato sul mercato dei capitali con la garanzia del Qfp, ovvero del bilancio pluriennale comunitario. Un simile accordo necessitava tuttavia dell’unanimità. Ed è lì che ha avuto luogo il secondo colpo di scena: Praga, Bratislava e Budapest si sono detti disponibili a votare l’accordo, a patto di avere la possibilità dell’opt-out, ovvero di non partecipare al prestito per Kiev.
A notte fonda, i 27 si sono riuniti ed è bastata meno di un’ora per trovare l’accordo. «Se sai fare il tuo lavoro, e parli con le persone, si può arrivare ad un accordo. Mi sono preparato, ho parlato con molte persone, anche se non si svelano i segreti del mestiere», ha osservato, ammiccante, De Wever. I beni russi congelati rimarranno bloccati fino a quando la Russia non avrà pagato i risarcimenti all’Ucraina. E, se non lo farà, l’Ue si dice pronta a ricorrere, nel rispetto del diritto internazionale, a quegli stessi asset per rimborsare il prestito. «Sono contenta che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie, ma a farlo con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e finanziario», ha spiegato Meloni al termine del vertice. Il volto, visibilmente stanco. Ma in pochi alla vigilia avrebbero scommesso su una notte così a Bruxelles.
Ultimo aggiornamento: 23 dicembre, 08:45
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