Pneumatici imbottiti di cocaina, Padova la centrale dello spaccio. L’operazione della polizia iniziata seguendo gli spacciatori in…

Pneumatici imbottiti di cocaina, Padova la centrale dello spaccio. L’operazione della polizia iniziata seguendo gli spacciatori in centro a Mestre: 54 indagati

Un’organizzazione di nigeriani importava chili di stupefacenti dall’Olanda

domenica 14 dicembre 2025di Giacomo Costa e Giorgia Zanierato

Pneumatici imbottiti di cocaina, Padova la centrale dello spaccio. L’operazione della polizia iniziata seguendo gli spacciatori in centro a Mestre: 54 indagati

PADOVA – La droga viaggiava nascosta dentro agli pneumatici. Attraversava l’Europa e arrivava in provincia di Padova, dove un appartamento era stato trasformato in una base di stoccaggio: lì le gomme venivano aperte, la droga recuperata, tagliata e divisa in dosi pronte per essere vendute lungo le strade di Mestre e dell’intero continente. 
È questo il quadro ricostruito dall’indagine condotta dalla polizia di Stato di Venezia e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della Procura, dopo un’attività investigativa cominciata diversi anni fa e terminata soltanto nei giorni scorsi.

Tutto è cominciato nel quartiere Piave di Mestre, dove i poliziotti della Squadra Mobile hanno studiato i movimenti di alcuni spacciatori nigeriani.

Gli spostamenti

Seguendo i loro spostamenti e intercettando telefonate e messaggi, gli investigatori sono riusciti a risalire al fatto che le sostanze stupefacenti arrivavano dall’estero, soprattutto da Amsterdam. Cocaina, eroina e metanfetamina venivano nascoste all’interno di ruote di scorta che, una volta in Italia, venivano trasportate in un appartamento della provincia di Padova, una delle basi operative dell’organizzazione. Qui le gomme venivano aperte e la droga estratta, tagliata e confezionata in dosi pronte per essere spacciate. Da Padova, la droga prendeva poi la strada delle piazze di spaccio di Mestre e di tutta Europa.

La maggior parte della droga trattata era cocaina, circa l’80 per cento del totale. Il restante era suddiviso in parti uguali tra eroina e metanfetamina, entrambe attorno al 10 per cento. 
Per far funzionare questo sistema, l’organizzazione si appoggiava a una rete di corrieri di diverse nazionalità: nigeriani, ma anche italiani, spagnoli, tedeschi e olandesi. Le comunicazioni tra i membri del gruppo avvenivano in modo semplice: non attraverso sistemi criptati, ma usando normali applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram. Anche queste conversazioni, intercettate dagli investigatori, sono state decisive per ricostruire ruoli e collegamenti e intercettare i luoghi da cui la droga partiva e in cui sarebbe arrivata.

Le indagini

I numeri dell’inchiesta raccontano da soli quanto l’attività di investigazione sia stata ampia: 54 persone indagate, di nazionalità nigeriana e di altri Paesi, circa 50 chili di droga sequestrati – in gran parte cocaina – e 7 arresti in flagranza di reato effettuati in diverse regioni italiane. Di questi sette arrestati, soltanto due erano italiani (non veneti), gli altri erano tutti di nazionalità nigeriana. Tutti loro sono finiti in manette mentre si stavano spostando con la droga: tre in Emilia, due in Veneto, uno in Trentino e uno in Valle d’Aosta.
L’ultimo capitolo dell’indagine riguarda l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di altri quattro soggetti ritenuti elementi di rilievo dell’organizzazione. Uno è stato arrestato in provincia di Padova, un altro a Parigi (ritenuto essere al vertice dell’organizzazione) grazie a un mandato di arresto europeo, un terzo all’aeroporto di Venezia mentre rientrava dall’Inghilterra. Il quarto, invece, è ancora ricercato. 

Il percorso giudiziario, però, è stato tutt’altro che semplice: In una prima fase la richiesta di 54 misure cautelari era stata respinta dal gip, ma la Procura ha insistito e ha ripresentato la richiesta in appello per circa metà degli indagati iniziali. Il Tribunale ha riconosciuto la solidità delle indagini e ha dato ragione agli inquirenti, ponendosi in disaccordo con la decisione del gip. Anche un successivo ricorso in Cassazione, presentato da uno degli indagati, è stato respinto.
 

Ultimo aggiornamento: 16 dicembre, 10:09
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