Rowntree a Lecce: «La vita vera dei Blur, mai da rockstar»

C’è un momento, nella storia delle band che hanno attraversato il pop come una forma di linguaggio generazionale, in cui la distanza tra mito e quotidianità si assottiglia. “No One You Know”, il libro fotografico di Dave Rowntree, intercetta esattamente quel punto: quando i Blur non erano ancora un nome ma già una possibilità, un’ipotesi di stile e di racconto collettivo.
Presentato alle Manifatture Knos di Lecce, all’interno del Mercatone organizzato da Tobia Lamare, il volume ha attirato un pubblico numeroso e partecipe.
Sul palco con Rowntree ieri sera c’erano lo stesso Tobia Lamare, musicista, dj e curatore del format, noto per il lavoro di ricerca che attraversa archivi sonori e cultura dance, e Andrea Chironi, giornalista e traduttore. Tra il pubblico non solo curiosi, ma fan consapevoli di trovarsi di fronte a uno dei membri di una band cult del brit pop, protagonista di una stagione che ha ridisegnato l’immaginario musicale degli anni Novanta. Le domande si sono susseguite senza pause, in una fila ideale che dice molto della persistenza di quel canzoniere e di quella postura culturale.
Rowntree, musicista e osservatore interno della band, ha restituito al pubblico una narrazione lontana dall’epica del palco. Le fotografie raccolte nel libro scattate alla fine degli anni Ottanta, prima dell’esplosione globale raccontano tour negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, ma soprattutto i tempi morti: aeroporti, pullman, stanze d’albergo. «Sul palco stavo lavorando», ha spiegato, rivendicando per queste immagini uno statuto diverso, più vicino al diario che al reportage musicale.
Non c’è nostalgia in questo sguardo retrospettivo. «Quelle immagini – ha detto – appartengono a un tempo vissuto pienamente, come un sogno che si stava realizzando. Le motivazioni, oggi, sono altre: riempire Wembley, scrivere nuove canzoni, cercare ancora un’emozione che non sia replica ma rischio creativo». La fama, in questa prospettiva, «non diventa mai un destino: anche perché -come ha ricordato Rowntree – il leader della band, Damon Albarn è sempre stato abilissimo nel disinnescare qualsiasi posa da rock star».
Nel dialogo con il pubblico è emersa un’idea di musica come pratica culturale prima che come gesto performativo. Alla domanda su come si diventa una grande band, la risposta è stata netta: scrivere testi, costruire un linguaggio, non limitarsi a suonare. Anche le questioni più leggere il calcio, la rivalità Blur-Oasis sono state archiviate con ironia, come residui di una narrazione esterna che non ha mai definito davvero il gruppo.
Il titolo del libro nasce da un dettaglio minimo, quasi invisibile: la scritta sul primo pullman da tour dell’autista Kenny, abituato a trasportare band già affermate. Per quei ragazzi che suonavano ancora in piccoli locali, la definizione era di semisconosciuti. Ma ancora per poco. A chiudere la serata, un gesto che ha restituito il clima dell’incontro: Rowntree ha scattato e condiviso sui social un selfie con tutti i presenti. Non una concessione, ma il segno di un’idea di comunità che, a distanza di decenni, continua a tenere insieme musica, memoria e relazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Source URL: http://quotidianodipuglia.it/spettacoli/rowntree_le_foto_dei_blur_e_l_altra_scena_pop_a_lecce_la_presentazione-9245907.html