Punta San Giuliano, il polo nautico: «Chiediamo il barcavelox, un vademecum per navigare, gli scavi nei canali»
«Questo non è un punto marginale della laguna, anzi, è uno snodo fondamentale del traffico acqueo: da un lato passano anche 1200 barche al giorno, altrettante dall’altro», sottolinea Paolo Cuman
martedì 9 dicembre 2025di Giacomo Costa

MESTRE Un varco sull’uscita del canal Salso, un altro all’angolo del seno de la Sepa e, magari, un terzo sul canale di San Secondo, proprio alla fine del tratto dove il limite di velocità è più basso. «Questo non è un punto marginale della laguna, anzi, è uno snodo fondamentale del traffico acqueo: da un lato passano anche 1200 barche al giorno, altrettante dall’altro.
Ecco perché il Barcavelox andrebbe installato anche qui».
Paolo Cuman, del polo nautico di San Giuliano, lo chiede rievocando i conteggi dei transiti a motore – imbarcazioni private, ma anche taxi e trasportatori – raccolti con penna e taccuino nel corso delle tante giornate di vedetta sul molo della punta, lo stesso molo che viene periodicamente riparato per ovviare ai danni provocati dal moto ondoso. «Tra i diportisti e professionisti, poi, ci sono i nostri 400 soci: vanno a remi, tanti sono bambini, e quando succede qualcosa sono sempre loro ad avere la peggio». È successo anche due settimane fa, quando un “mototopo” ha finito per affondare una barca della Canottieri.
TELECAMERE E VOLANTINI
I suggerimenti di Cuman, in realtà, sono tre, l’installazione degli apparecchi per sorvegliare il traffico acqueo con il sistema Sisa è solo il primo: «Le difficoltà di piazzare i rilevatori sul canale di Tessera o verso Cavallino sono chiare, ma qui la fibra ottica c’è eccome. E come è presente da noi lo è anche nelle altre sedi delle associazioni remiere del centro storico: sarebbe giusto che ci fosse un Barcavelox davanti a ciascuna di loro». La seconda proposta è forse meno impegnativa, ma strategica, secondo i canottieri: «Bisognerebbe stilare e stampare un vademecum per la navigazione in laguna, una spiegazione su come funzionano le cose, non solo i limiti di velocità ma anche le zone di secca, ad esempio. Andrebbero distribuiti nelle darsene, così da informare quei diportisti che si mettono al timone pochi giorni, d’estate, magari partendo da Padova, Vicenza, Treviso. Per loro, spesso, la laguna è solo lo spazio che li separa dall’ormeggio alla bocca di porto, dove fare finalmente il bagno». I soci del polo nautico hanno già tastato il terreno con le strutture della zona: Scafoclub e Dec si sono dette più che disponibili a tenere sul bancone i pieghevoli, una volta che venissero stampati. E poi c’è la terza richiesta, ribadita da anni: «Bisogna scavare i canali, tutti: solo così si possono davvero ridurre gli effetti del moto ondoso».
CONTROLLI E QR CODE
La sensibilizzazione, a tutti i livelli, è uno dei cavalli di battaglia dell’assessore Michele Zuin, che da tempo insiste per portare nelle scuole dei corsi di educazione nautica, sulla falsariga di quelli che in terraferma preparano alla guida del motorino. «L’idea del vademecum è ottima, qualcosa che potremmo davvero pensare di realizzare. Può anche essere un Qr code da tenere appeso nelle darsene, attraverso cui scaricare il materiale». Più complesso, invece, l’ampliamento del sistema Sisa: «Ci stiamo ragionando, ma non è un caso se vogliamo partire dal retro Giudecca: lì c’è la fibra, ma anche i palazzi a cui appendere le telecamere, che non possiamo certo rischiare di lasciare sulle bricole. Fibra o non fibra, rischiano di durare da Natale a Santo Stefano».
Il volantino – cartaceo o digitale che sia – lascia invece scettici proprio di diportisti veterani della laguna, come Mirco Bodi, che per anni ha raccolto le voci degli appassionati della nautica a motore: «Temo che chi oggi non è interessato a capire questo ambiente, ma solo ad attraversarlo, non lo sarebbe neppure domani, davanti a un regolamento». Sul Barcavelox, invece, il bilancio è di luci e ombre: «Come sulle strade di terraferma, alla fine ci si abitua, si impara dove rallentare. Ma c’è un effetto molto positivo: il Sisa ha sgravato da molti impegni le forze dell’ordine, con il risultato di far scendere in canale più pattuglie. E quelle sì fanno rallentare tutti, si vede subito».
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