Dopo un anno e mezzo di muro contro muro, la soluzione definitiva arriva in 48 ore e con questa anche la decisione di seppellire l’ascia di guerra. Ora è ufficiale: il bosco Lanerossi è salvo e nelle disponibilità del Comune che intende preservarne la biodiversità. Proprio nelle ore in cui il clima intorno all’ex sede del centro sociale Bocciodromo – oggi presidio occupato contro la Tav ribattezzato “Boscodromo” – si stava facendo incandescente in vista dell’imminente abbattimento dello stabile per lasciare spazio al prolungamento di via dell’Arsenale, arriva la notizia della vittoria degli attivisti. E con questa, la parola “fine” all’occupazione del bosco.
La firma avvenuta ieri, venerdì 12 dicembre
Oggi, il consorzio Iricav Due ha reso nota la firma dell’accordo – avvenuta ieri, venerdì 12 dicembre – con il quale ha consegnato l’area verde del Bosco ex Lanerossi (dove sorge anche il monumentale Liquidambar) al Comune. «È con grande soddisfazione – commenta il sindaco Giacomo Possamai – che apprendiamo la notizia che Iricav ha ufficializzato la decisione di consegnare al Comune l’area del Bosco ex Lanerossi, da sempre di proprietà privata. È una battaglia che abbiamo portato avanti con la città e grazie all’impegno degli attivisti perché il bosco, destinato ad essere abbattuto, era un’area verde troppo importante per un quartiere che, tra l’altro, dovrà subire i cantieri della Tav». Possamai ha sottolineato anche «la disponibilità di Rfi e Iricav che hanno modificato il progetto dell’alta velocità per fare in modo che il bosco fosse salvato: ricordo che nel progetto definitivo era prevista la demolizione totale del bosco, cui sarebbe seguita la ricomposizione ambientale con la creazione di un parco pubblico. Ora toccherà alla città preservare l’integrità di quest’area diventata di proprietà comunale».
Il sito del cantiere spostato
L’accordo, si specifica in una nota di Iricav, «stabilisce lo spostamento del sito di cantiere in un’altra area rispetto a quella inizialmente prevista, e la consegna dell’area verde al Comune con effetto immediato». Grazie allo spostamento del cantiere, quindi, «l’area di vegetazione sarà preservata, permettendo comunque lo svolgimento dei lavori necessari alla creazione del nuovo collegamento stradale che migliorerà la mobilità e la sicurezza della zona».
Immediata la reazione degli attivisti: «Questo non è un regalo di Iricav o dei costruttori del Tav, bensì il risultato concreto di un processo collettivo. La “conquista” del bosco è la prova materiale che quando una comunità difende un bene comune con continuità, radicamento e conflitto, può cambiare gli esiti politici, ambientali e culturali di un territorio».
L’occupazione del bosco conclusa
Poi il bilancio e la decisione di scendere dagli alberi: «Arrivati a questo passaggio, l’occupazione che abbiamo portato avanti per un anno e mezzo può dirsi conclusa. Non perché viene meno la vigilanza o l’impegno, ma perché la conquista è concreta e irreversibile: si è strappato alla logica del cantiere un pezzo di città e lo si è restituito alla città stessa». C’è però ancora il bosco di Ca’ Alte, «sotto minaccia di cementificazione. A luglio lo abbiamo difeso con determinazione, lo difenderemo ancora».
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